Stefano Jesurum | Kolòt-Voci

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Moni Ovadia. Una ferita a sinistra

Ancora un volta un articolo già pubblicato ma che vale la pena rileggere dopo l’ennesimo show del comico sefardita nella bella trasmissione “L’erba dei vicini” dedicata a Israele

Stefano Jesurum

Stefano-JesurumGad Lerner, Stefano Levi Della Torre, Moni Ovadia, tre persone che conosco da moltissimo tempo, tre amici con cui a volte ho condiviso opinioni e campagne, altre volte ho dissentito nella maniera più profonda, di cui sempre ho difeso il diritto ad esprimere la propria opinione, per quanto lontana potesse essere dalla mia. Ed è proprio per questa nostra “storia” a tratti comune che adesso mi sento in dovere – con me stesso e con loro più ancora che con il mondo ebraico – di esprimere la mia amarezza, anzi la mia dolorosa rabbia per la lettera che hanno scritto nei giorni scorsi. Delusione e fastidio che nascono da motivazioni di carattere oggettivo, politico, personale.

Mescolare la truffa subita dalla Comunità ebraica di Milano e i presunti illeciti all’Ospedale Israelitico di Roma, fare un tutt’uno di due vicende completamente differenti anche dal punto di vista giudiziario, è un pessimo servizio fornito alla comprensione della realtà oltre che una operazione di forzata omologazione assolutamente priva di senso. Le vicende sono diverse in sé, così come diversa è la storia delle due comunità, la loro natura sociale, il loro orientamento politico, le loro scelte passate e presenti. E in ogni caso entrambi gli enti sono parti lese. Per quanto poi riguarda nello specifico i fattacci di Milano, sedendo io da anni in quel Consiglio, posso soltanto – esattamente come dovrebbe fare ogni cittadino in buona fede – attendere gli esiti del lavoro della magistratura e ricordare sommessamente che le leadership di ieri e di oggi sono vittime di questa maxi-truffa che proprio dall’attuale dirigenza Meghnagi è stata smascherata e denunciata alla Procura della Repubblica. Continua a leggere »

L’angelo e la goccia

Stefano Jesurum

Stefano-JesurumIn quanti sanno che l’agricoltura del futuro, quella che già aiuta e soprattutto aiuterà il pianeta a sopravvivere, ha alle spalle una storia che pare un romanzo avventuroso e romantico? È vero che nell’ufficialità di ExpoMilano2015, nelle relazioni, nelle tavole rotonde, si rende merito a Israele di avere portato la propria esperienza nella tecnica di irrigazione a goccia e di avere realizzato il suo padiglione in funzione appunto di questa tecnica. Come è vero che il commissario del padiglione Elazar Cohen sottolinea spesso quanto la tecnica in questione sia esportabile, basta adattarla al territorio e non dimenticarsi mai che l’acqua non è soltanto un bene naturale da preservare, è anche un bene economico.

Ma che cosa c’è dietro a queste meraviglie del progresso? Una vicenda incredibile che raccontai su L’Europeo, nel 1988 in occasione del quarantennale dello Stato d’Israele. La storia di Yoel De Malach z”l, che del sistema di irrigazione a goccia (ma lui diceva «goccia a goccia») fu uno degli inventori. Ecco, un poco accorciato, il racconto di quel miracolo.
La baracca del Centro sperimentale (uno dei più importanti al mondo per gli studi sull’uso dell’acqua salata in agricoltura) è a pochi chilometri dal kibbutz Revivìm, dove il deserto del Neghev è già cominciato da un pezzo. Yoel, il grande capo, si allontana dal computer con cui sta lavorando e alza il volume della radio. In Israele le radio sono sempre accese e i notiziari seguiti con ossessiva meticolosità. Da quarant’anni. «Anche quella sera del 1948 ero in una baracca ad armeggiare con una scassatissima radio militare. Ben Gurion annunciava che eravamo liberi, che avevamo il nostro Stato. Non mi pareva vero. Ero felice. Piangevo. Avevo paura. I miei compagni – eravamo venti in tutto – stavano fuori in trincea. Contro i kibbutzim della zona marciava l’intera armata egiziana». La storia di Yoel De Malach è la storia di quell’esercito di halutzim che lasciarono il passato per il futuro. Per costruire un’Eretz Israel (Terra d’Israele) antiborghese, anticonformista, fondata sul lavoro e sulle teorie del sionismo socialista di Ber Borokov e Chaim Brenner.

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Milano ebraica verso elezioni anticipate

Ester Moscati

SeparazioneLo diciamo subito: le dimissioni non sono state ritirate e la Comunità è appesa a un filo, anzi a un… Rami Galante che, assente al Consiglio del 22 dicembre, deve ora decidere se confermare o meno la sua posizione. Se, come gli altri della lista Wellcommunity, dovesse dimettersi, la procedura è chiara: gestione ordinaria, un Consiglio che convocherà le elezioni anticipate, urne aperte entro marzo 2015. È esattamente da due mesi che la parola “dimissioni” pesa come la classica spada di Damocle sui lavori del Consiglio della Comunità. La linea di questo tempo sospeso parte infatti dal 21 ottobre, quando la votazione sul Bilancio consuntivo 2013 registra un piccolo sisma: la lista Ken si astiene, permettendo in questo modo l’approvazione del Bilancio, a condizioni giudicate però offensive dalla lista Wellcommunity dell’assessore alle finanze Raffaele Besso, che avrebbe voluto che il suo impegno fosse sostenuto da una approvazione unanime del Consiglio. Tanto che il 23 ottobre arrivano le dimissioni di Besso e del Presidente Meghnagi, seguite a breve da quelle di altri membri della sua lista. In particolare Raffaele Besso scrisse allora “ritengo venute meno le minimali condizioni per poter continuare a svolgere il mio incarico con serenità e passione”.

In questi due mesi i tentativi di ricucire lo strappo si sono susseguiti in modo più o meno palese, fino ad arrivare all’assemblea del 18 dicembre, che tra l’altro ha espresso un fortissimo sconcerto e una chiara contrarietà alla decadenza del Consiglio. Tanto che il Presidente Meghnagi, in chiusura dell’assemblea, aveva fatto capire di non essere rimasto indifferente alle sollecitazioni degli iscritti, pur con le riserve e i dubbi che la stanchezza spesso porta con sé. Gli uomini abituati a “fare”, soffrono di più l’attacco defatigante delle parole che il lavoro in sé, e l’impressione è stata che la voglia di dire basta fosse frenata solo dagli applausi e dal sostegno dell’assemblea.

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Matrimoni, figli, educazione: sei Rabbini per spiegare l’Halakhà della famiglia ebraica

Matrimoni, figli, educazione: sei Rabbini per spiegare l’Halachà della famiglia ebraica. CLICCANDO SUI NOMI TROVATE GLI INTERVENTI IN VIDEO.

Ester Moscati

“La lettera di Stefano Jesurum è stata un problema per me. Ma ha avuto un aspetto positivo: mi ha costretto a rispondere pubblicamente”. Non si nasconde dietro a un dito, Rav Arbib, rabbino capo di Milano, e spiega così la ragione per cui ha fortemente voluto questa serata, questa lezione collettiva di sei-rabbini-sei sulla famiglia ebraica e i matrimoni misti. Ma anche sulla possibilità di far convivere diversi modi di vivere l’ebraismo nella nostra Comunità.

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Quella tradizione che viene dal Cielo, ma non sta in Cielo

Anche rav Della Rocca, da quest’anno a Milano, partecipa al dibattito che prende spunto dalla lettera di Stefano Jesurum (clicca qui). Mercoledì 14 marzo serata con una nutrita partecipazione (locandine a fine articolo).

Roberto Della Rocca

Nascondersi che l’ebraismo italiano rischia di dividersi su alcuni problemi sarebbe ipocrisia. Una qualche forma di divisione si è già di fatto realizzata e la lettera di Stefano Jesurum ne è una testimonianza. Si tratta ora di vedere se faccia bene a un ebraismo di poco più di 25.000 iscritti dividersi e dare l’avvio a nuove polemiche e a nuove fratture. Il bene dell’ebraismo italiano lo si fa probabilmente con uno sforzo di unità e, in questo intento, con un grande sforzo di fantasia.

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I popoli arabi hanno fame di futuro

Emma Bonino e Khaled Fouad Allam al centro di una serata (a Milano) ricca di spunti di riflessione e di analisi. Le rivolte che hanno acceso il mondo arabo, le prospettive, le speranze.

Ester Moscati

“Difendere la nostra libertà e usare la nostra libertà per difendere quella degli altri popoli”. Non ci sta, Emma Bonino, nella schiera di coloro che pensano “si stava meglio quando gli altri stavano peggio”, quando i popoli arabi erano sotto il giogo dei dittatori. Popoli che alzano la testa, dove, perché. E perché proprio ora. Egitto, ma anche Libia, incalzati dall’attualità che in poche ore cambia il corso di decenni di storia, e Tunisia, e Barein: di questo si è parlato in un incontro dibattito la sera del 27 febbraio in Comunità.

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Cosa c’è dietro la fronda dell’ebraismo radical contro il sit-in pro Israele

Domani a Roma l’assemblea. Israel, Magiar e Kahn replicano alla lettera in cui JCall accusa di destrismo la manifestazione bipartisan. Divisioni e vecchi rancori

Il Foglio

Non è piaciuta a JCall-Italia la presenza di esponenti della sinistra e della cultura liberal italiana come Walter Veltroni, Rita Levi Montalcini e Roberto Saviano alla manifestazione “Per la verità, per Israele”, promossa da Fiamma Nirenstein e prevista domani alle 18 e 30 al Tempio di Adriano a Roma. Così Giorgio Gomel, Stefano Jesurum, David Calef, Stefano Levi della Torre e Clotilde Pontecorvo hanno scritto una lettera contro la manifestazione.

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