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Gli ebrei dei dubbi quando si tratta di stroncare Meotti hanno idee molto chiare

Ebrei contro. Ecco perché la sinistra ebraica sbaglia

Giacomo Kahn

Giacomo KahnAl direttore – Giulio Meotti – autore del recentissimo pamphlet “Ebrei contro Israele” – non ha bisogno di essere difeso. Il suo libro, per coloro che avranno la voglia di scoprire che il legame affettivo tra ebrei della diaspora e Israele è molto più flebile di quanto si possa pensare (smontato così il pregiudizio che gli ebrei sono più fedeli a Israele che allo stato nel quale vivono), è un pugno nello stomaco perché non ha paura di attaccare i grandi e “intoccabili” pensatori moderni dell’ebraismo internazionale, anche italiano. Intellettuali (scrittori, professori universitari, giornalisti, qualche politico, storici, scienziati), menti eccellenti nei loro campi professionali così attenti alla difesa dei diritti dell’uomo e di coloro che soffrono, ma altrettanto disattenti quando a dover essere difesi sono gli israeliani. Di più, ebrei che hanno scelto di porsi come agenti attivi di quella campagna di delegittimazione dello stato di Israele, offrendo la loro voce, il loro volto e le loro idee, così tanto ascoltate dal mondo non ebraico, per contestare non solo le politiche dei governi israeliani, ma addirittura per scardinare i princìpi giuridici e morali sui quale si è fondato lo stato di Israele. Le ragioni di questo odio di sé (e uso questa espressione perché insegnano i Maestri dell’ebraismo: “Kol Yisrael arevim zeh lazeh”, tutti gli ebrei sono responsabili l’uno dell’altro) le spiega fin troppo bene Meotti che porta decine e decine di citazioni a riprova delle sue accuse.

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L’antisemitismo e l’estrema sinistra

Dal sito dei Giovani Democratici del Molise una denuncia coraggiosa

Valerio Morabito

Gli opposti si attraggono – Una delle massime della fisica classica è che gli opposti si attraggono. Tenendo presente che le frasi fatte lasciano il tempo che trovano, sono convinto della possibilità di accostare un pensiero del genere all’estrema sinistra e all’estrema destra. Oggi questi due contenitori politici si avvicinano molto e dicono le stesse cose. Poi quando si parla di Israele e comunità ebraiche, sembrano addirittura “compagni” o “camerati”. Un chiaro esempio di quanto appena detto è rappresentato dalle varie Flytilla che mensilmente (o quasi) cercano di raggiungere Israele.

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Poveri ebrei di sinistra, presero botte da tutti: dai compagni e dai correligionari

Lia Levi e Luciano Tas ripercorrono gli anni della rottura: “La svolta post Guerra dei Sei giorni ha sfigurato la sinistra”

Lia Tagliacozzo

Lia Levi e Luciano Tas sono persone fondamentali nella vicenda del nostro giornale: oggi guardano alla vita della comunità ebraica senza nascondere qualche perplessità e qualche distanza. Sorridono ad essere trattati come “fonti” come è accaduto nelle prestigiose due pagine della cultura del Corriere della Sera che, qualche tempo fa, in un articolo di Paolo Mieli, recensiva il libro di Maurizio Di Figlia dal titolo sobrio e inequivocabile “Israele e la sinistra” (edito da Donzelli). Continua a leggere »

E gli ebrei rifiutarono il ricatto antisionista

S’intitola «Israele e la sinistra» il libro di Matteo Di Figlia (pagine XI-196, e 25) edito da Donzelli con prefazione di Salvatore Lupo

Paolo Mieli

La deflagrazione tra Israele e il Partito comunista italiano avvenne tra la fine di maggio e i primi giorni di giugno del 1967. A fare da detonatore per l’esplosione, fu la «guerra dei Sei giorni» con cui lo Stato ebraico reagì ad una minaccia di distruzione e sconfisse il fronte arabo, che rappresentava una popolazione venticinque volte superiore a quella israeliana. Già la sera del 28 maggio – pochi giorni prima del conflitto – si tenne a Roma, al portico d’Ottavia, una veglia per Israele nel corso della quale l’architetto Bruno Zevi, il quale fino a pochi anni prima si definiva «azionista-comunista», disse: «Io non desidero polemizzare con i comunisti più del dovuto, perché noi tutti sappiamo che i comunisti sono stati in molte occasioni a fianco della minoranza ebraica italiana, perché sappiamo che ogni volta che, nel passato, questo quartiere ha subito offese antisemite, i comunisti sono stati tra i primi a venire qui e a portarci l’aiuto della loro solidarietà». Poi, con un crescendo di voce, («senza rancore, senza astio ma con chiarezza», precisò), puntando l’indice verso le Botteghe Oscure, aggiunse: visto che, come dite, «c’è il pericolo che gli Stati Uniti sostengano Israele, perché, per evitare che tale pericolo si concretizzi, non premete sull’Unione Sovietica affinché sia l’Unione Sovietica ad aiutare Israele?» Domanda fintamente ingenua, dal momento che Zevi quella sera sa benissimo (e lo dice apertamente) che «l’Unione Sovietica, oltre a non aiutare Israele, istiga e arma i Paesi arabi che vogliono distruggerlo». E racconta di «molti comunisti che si trovano in uno stato drammatico di imbarazzo». A quel punto alcuni militanti del Pci chiedono di poter prendere la parola. Ma l’intellettuale ex azionista Aldo Garosci pone la condizione che essi strappino in pubblico la tessera del loro partito.

L’ebraismo è mio e me lo gestisco io

Una ex-consigliera di Roma reagisce male al duro discorso pronunciato a Roma nel giorno di Kippur da rav Riccardo Di Segni (clicca).

Claudia Fellus

Voglio ringraziare rav Di Segni, per il discorso che ha tenuto al tempio maggiore di Roma il sacro giorno di Kippur. Penso che se vogliamo renderlo proficuo dobbiamo illuminare quelle zone, o quelle ombre che possono suscitare, ancora una volta, travisamenti, dolore e incomprensione (gli intellettuali e la loro spocchia, il loro rapporto con lo Stato di Israele, i bei tempi dei rabbini che tolleravano tutto, l’ebraismo chic e il compromesso penoso e patetico).

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Addio a Tullia Zevi voce dell’ebraismo italiano

La giornalista e scrittrice è morta a Roma, fra poco avrebbe compiuto 92 anni. La gioventù in esilio dopo le leggi razziali, l’esperienza americana e il ritorno in Italia con l’impegno politico e il giornalismo militante.

ROMA – E’ morta a Roma la giornalista e scrittrice Tullia Zevi, già presidente dell’Ucei, l’Unione delle comunità ebraiche italiane. Era ricoverata in ospedale da qualche giorno. Avrebbe compiuto 92 anni il prossimo febbraio. Esule con la famiglia dopo le leggi razziali del 1938, aveva partecipato attivamente alla lotta antifascista. Dopo la guerra, l’impegno nel giornalismo militante e nell’Unione delle comunità ebraiche italiane.

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Il cinismo intorno a Gilad Shalit nella satira israeliana di destra

Tornano i ragazzacci di Latma TV. Gilad Shalit fa vendere più CD. L’industria dello spettacolo e l’informazione faziosa di sinistra. Il giornalista si chiama Bonè Èder, cioè “costruttore di gregge…”

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