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Le polemiche fra rabbini non sono certo una novità

ARCHIVIO: Un articolo di rav Alberto Somekh del 2004 su Kippur che cade di shabbat come quest’anno


L’aspro scambio di lettere fra Shadal e Benamozegh sul significato del suono dello shofar. Dalla derashà tenuta il 1° giorno di Rosh Hashana all’Oratorio Di Castro di via Balbo, Roma

Gianfranco Di Segni

EsplosioneA Rosh Hashana in genere si fa il consuntivo dell’anno appena trascorso. Una delle caratteristiche di quest’anno è stata il dibattito che ha animato la comunità ebraica italiana riguardo al ruolo dei rabbini, con accese discussioni sui rabbini e fra i rabbini stessi. Ricordiamone qualcuna: la visita del papa alla sinagoga di Roma, con rabbini che hanno partecipato e altri che si sono astenuti dal farlo; la vicenda delle ciambellette nella comunità di Roma, che è finita addirittura sulle pagine della stampa nazionale; la revoca del rabbino capo di Torino; lo stato della kashrut a Roma. (La lista non è affatto esaustiva). Qualcuno si stupisce delle discussioni fra i rabbini. In realtà, non si capisce perché le divergenze di opinioni fra il presidente (a livello locale o nazionale) e il capo dell’opposizione siano viste come normali e, anzi, ci si meraviglierebbe se non fosse così, mentre quando i rabbini discutono fra di loro ciò è visto come qualcosa di inusuale. Invece, è proprio vero il contrario: fra i rabbini ci sono sempre state diverse opinioni.

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L’ostacolo

Emanuele Calò

L’ebraismo appare talvolta come un ostacolo alla mobilità verticale. Ostacolo vero oppure solo paventato, gli ebrei che raggiungono vette sociali spesso abbandonano l’ebraismo. L’autore propone agli studiosi questa ipotesi di lavoro.

Nell’Ottocento, man mano che gli ebrei tedeschi si emancipavano, cresceva dentro di loro uno stato di disagio. A cosa era dovuto? Le pratiche ebraiche sembravano assolutamente anacronistiche e viziate da obsolescenza. Non viaggiare di sabato, non mangiare di tutto, perdersi in corrivi rituali, in parole assimilabili all’ostrogoto, i motivi d’imbarazzo erano tanti. Non aveva forse detto Flaubert (Dictionnaire des idées reçues) che “Est hébreu tout ce qu’on ne comprend pas” ?

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Compassione e osservanza nell’ebraismo italiano

Yonatan Bassi

Il testo che presentiamo di seguito è stato appena pubblicato in Israele da Yonatan Bassi, cugino di Amos Luzzatto, a commento del libro di Shadal [Samuel David Luzzatto, n.d.r.] Sulla compassione e l’osservanza, dato nuovamente alle stampe in occasione del 60° anniversario dello Stato di Israele.

Nel 2006 Yonatan si è assunto l’incarico di coordinare per conto del governo israeliano l’evacuazione dei coloni da Gaza, e per questo ha subito pesanti attacchi personali da parte delle frange religiose più intransigenti, anche in ambienti molto vicini a lui.

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Gli ortodossi e gli struzzi

Un rappresentante dei movimenti riformati non digerisce l’articolo di Shadal

Claudio Canarutto

Passi che Shadal oltre centocinquanta anni fa’, non percepisse le grandi possibilità insite nella Riforma ebraica, che stava muovendo i primissimi suoi timidi passi. Ma volersi nascondere oggi la realtà viva, rappresentata dal 90% del popolo ebraico nel mondo, costituito, per l’appunto da ebrei non ortodossi, in gran parte riformati od anche conservatives o semplicementi laici significa comportarsi come lo struzzo, che nasconde la testa nella sabbia. Continua a leggere »

La Riforma? Una “sconcissima” cosa

Il famoso rabbino italiano sul fenomeno che iniziava a prendere piede anche in Italia

Shemuel David Luzzatto (Shadal) – 1800-1865

Cosa nuova non è abusare delle parole e colorare con bei nomi sconcissime cose (…).

Eccocene un funesto esempio. Alcuni Israeliti, bramosi di esonerarsi dalle pratiche religiose annesse al Giudaismo, e volendo fare con una specie di legalità, in guida da non avere ad essere riguardati quali empi trasgressori della Legge di Dio, mascherando il loro progetto, di totalmente abolire la Legge mosaica, sotto lo specioso nome di Riforma. Ma questo nome è egli adeguato al disegno di questi uomini?

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