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Purim: dalla precarietà alla stabilità

Scialom Bahbout

Uno dei paradossi di Purim è che gli ebrei non lo festeggiano tutti lo stesso giorno: il 14 Adàr nelle “prazoth”, città aperte e prive di mura di cinta;  il 15 Adàr nelle “muqafoth homà”, città cinte di mura dai tempi di Giosuè – oggi in pratica la sola Gerusalemme: non sarebbe stato logico concentrare tutti i festeggiamenti il 15 per affermare e mantenere l’unità del popolo ebraico in festa?

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Ci ha lasciato Aharon Cohen, il primo shaliach del Benè Akiva in Italia

Alfredo Mordechai Rabello, Gerusalemme

Aharon era arrivato in Italia alla fine degli anni 50, come il primo shaliach del Benè Akiva, dopo essersi incontrato nel Kibbuz datì di Sde Elihau con due chaluzim ideologhi italkim, Giorgio Piperno e Paolo Bassi, di benedetta memoria che gli avevano spiegato cosa fosse l’ebraismo italiano e quali le sue peculiarità.

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Midrash Torà – Pinechas: La violenza distribuita

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Il Signore parlò a Mosè dicendo: Pinechàs, figlio di El’azar figlio del sacerdote Aharòn, ha distolto la mia ira dai figli d’Israele agendo con zelo in mezzo a loro al mio posto, così che io, nel mio zelo, non ho dovuto distruggere i figli d’Israele. Pertanto comunica che gli accordo il mio patto di pace. Questo patto sarà per lui e per i suoi discendenti dopo di lui un patto di sacerdozio perpetuo, poiché è stato zelante con il suo Signore e ha espiato una colpa dei figli d’Israele. Il nome dell’uomo d’Israele ucciso con la donna midianita era Zimrì figlio di Salù, capo del casato di Simeone. Il nome della donna midianita uccisa era Kozbì,  figlia di Tzur, che era capo della gente di un casato di Midiàn. Numeri 25: 10 – 15

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Midràsh Torà – Balàk: Il mago profeta

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Dio disse a Bil’am: non andare assieme a loro, non maledire il popolo, poiché esso è benedetto. Quella notte Il Signore apparve a Bil’àm e gli disse: Se quegli uomini sono venuti a chiamare proprio te, va’ pure con loro, tuttavia tu dovrai fare solo quello che io ti dirò. Bil’àm si levò presto al mattino sellò la propria asina e si avviò assieme ai notabili di Moav. (Numeri 22: 12 e 20 – 21).

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Midrash Torà – Kòrach: La coalizione del falliti

Kòrach figlio di Itzhar, figlio di Kehàt, figlio di Levì, intraprese (una contesa) assieme a Datàn e Aviràm figli di Eliàv e On, figlio di Pèlet figli di Ruben. Essi si alzarono dinnanzi a Mosè con duecentocinquanta uomini tra i figli d’israele, principi della collettività, eletti dalle assemblee, uomini ben noti. (Numeri 16, 1)

Ogni disputa che avvenga per fini superiori (lett. per uno scopo celeste, leshem shamaim), finirà per sortire un buon effetto; non così invece delle dispute che non avvengono per fini che non sono superiori. Quale esempio si può citare per il primo tipo? Le discussioni di Hillel e Shammai. E del secondo tipo? Quelle di Kòrach e di tutta la sua congrega. (Mishnà, Avot 5, 18) Continua a leggere »

Midràsh Torà – Shelàch Lekhà: Leadership in sei atti

Si dissero l’un l’altro: nominiamo un capo e torniamo in Egitto (Numeri 14, 12).

Se sbaglierete e mancherete di applicare tutte queste mizvoth che il Signore ha prescritto per mezzo di Mosè … (Numeri 15, 22).

I nostri maestri hanno insegnato che è un’espressione di idolatria (Rashi su Numeri 14,12)

Uno dei temi centrali che fa da filo conduttore delle parashoth della seconda parte del libro dei Numeri è quello incentrato su chi sia il buon leader e quello della successione di Mosè. Possiamo analizzare questa storia in vari atti. Continua a leggere »

Quando il nuovo ha il cuore antico

Ancora sul significato spirituale di Yom Haatzmaut (che celebriamo stasera). Dalla rivista Turim.

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Secondo il sistema di misura sessagesimale usato per la misura del tempo, sessanta anni rappresentano un punto di arrivo, un periodo di storia significativo: quindi i sessanta anni raggiunti dallo Stato d’Israele potrebbero far pensare a una sorta di stabilità raggiunta dalla società israeliana, mentre sappiamo quanto ciò non sia ancora vero nei rapporti che Israele è riuscita a stabilire con i suoi vicini (confini riconosciuti ecc.).

Ogni Stato istituisce le proprie feste nazionali e Israele ha fissato il 5 di Iyar come Giorno dell’Indipendenza, così come l’Italia ha fatto a suo tempo per il 25 aprile e il 2 giugno, feste della Liberazione e della Repubblica. È interessante notare come la festa della Liberazione e quella dell’Indipendenza cadano sempre nello stesso periodo dell’anno e abbiano in comune elementi simili, ma come siano tra loro profondamente diverse.

Uno degli aspetti che fanno la differenza tra questi due giorni è il fatto che Yom Haatzmaut viene festeggiato tanto in Israele (cosa del tutto naturale) quanto nei paesi della Diaspora.

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