Roma | Kolòt-Voci

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Escrementi e svastiche al ristorante ebraico

Il proprietario: colpito sette volte in cinque mesi. Escrementi e frutta gettati davanti all’entrata del ristorante kosher di Monteverde Vecchio.

Il locale «Barrilli 66» finisce nel mirino di un gruppo ignoto di estremisti. L’ultimo episodio sabato scorso. Quando Simone Efrati, proprietario del ristorante, è andato nel tardo pomeriggio ad aprire i lucchetti, ha trovato sulle sue vetrine una pioggia di cachi. E per l’ennesima volta ha dovuto prendere straccio e sapone per ripulire il locale dall’atto vandalico. È almeno la settima volta che succede dall’estate scorsa.

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Quei rabbini italiani troppo zelanti… dei secoli scorsi

Ancora qualche richiamo per la memoria corta in tema di carne kashèr

Gianfranco Di Segni

Da un po’ di tempo si va ripetendo a ogni piè sospinto che le recenti modifiche in materia di kashrut introdotte da molti rabbini italiani siano un’innovazione, influenzata dall’appiattimento a riti diversi da quello italiano originale. In due recenti lettere (vedi sotto) che ho spedito a Shalom, il mensile della Comunità ebraica di Roma, ho mostrato che le cose non stanno proprio così.

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Le parole per dirlo

Uno shochet romano ci spiega la differenza tra carne Kasher e carne Glatt, che secondo rav Elio Toaff era l’unica carne in vendita a Roma prima della guerra, anche se nessuno la chiamava con questo nome. Memoria corta.

Roberto Di Veroli

Trovo che la lettera del Prof. Calimani (Kolòt 12/10/11 in basso) fornisce un buono spunto per poter chiarire maggiormente che cosa è la carne “glatt”, in particolar modo se consideriamo che poche persone che usano questo termine sono mai entrate in un mattatoio, o hanno pratica di kasherut della carne. Tra parentesi: è vero che il termine “glatt” deriva dall’yiddish – e significa “liscio” – , ma la sua origine non ha particolare rilevanza, sia perché esiste il suo corrispondente ebraico “chalak”, sia per altri motivi che esporrò in seguito.

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Senza lo studio nessuno cresce, nessuno cambia

ARCHIVIO: I discorsi del 2007 – 2008 – 2009 – 2010


Il testo del discorso dedicato, nel Tempio maggiore di Roma, all’ora di Ne’ilà di questo Kippur 5772 dal rabbino capo della Capitale.

Riccardo Di Segni

Qualche giorno fa Gadi Luzzatto Voghera ha raccontato questa storia su Moked, il giornale online dell’UCEI: “Mi è capitato un anno fa di fare un bel viaggio nella Polonia ebraica e ad Auschwitz con un gruppo di amici padovani, ebrei e non ebrei. Persone colte, che hanno dato vita a un bel dibattito intellettuale […]. L’ultimo giorno siamo stati raggiunti da un nutrito gruppo di ebrei romani, la classica “piazza”, e l’indomani siamo andati insieme a visitare Auschwitz. Bandiere israeliane, hatikva, commozione. Ma anche uno sguardo supponente e, direi, “di superiorità” che si percepiva nei confronti degli amici romani. Una signora di passata militanza comunista mi avvicina e mi chiede lumi: “ma chi sono, ma come si comportano, ma proprio non c’è terreno di confronto”, mi dice. La guardo un po’ stupito e le rispondo: “amica mia, questo è il popolo”, chiedendomi per cosa avesse mai combattuto in questi anni di militanza politica da sinistra.”

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Ucciso a due anni dai terroristi, il mio fratellino dimenticato

Stefano Gay Tachè morì nell’assalta alla Sinagoga di Roma. “Salviamolo dall’oblio”.

Pierluigi Battista

«Mio fratello si chiamava Stefano. Stefano Gay Taché. Il 9 ottobre del 1982 aveva appena due anni quando fu ammazzato da un commando di terroristi mentre usciva dalla Sinagoga Maggiore di Roma, al termine della festa di Sukkot, assieme alla sua famiglia. Mio fratello aveva due anni meno di me, che mi chiamo Gadiel. Oggi, a ventinove anni da quel massacro su cui l’Italia ha steso un velo di ambiguo e imbarazzato silenzio, ho deciso di impegnarmi perché sia conservato il ricordo di un bambino ucciso nel cuore di Roma».

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Se rav Toaff viene fotografato di moèd

Dove ripetute minacce di azione legale, l’articolo è stato rimosso su richiesta dell’autore del messaggio originale che su Facebook aveva generato la discussione riportata. Ci scusiamo ovviamente con chiunque si sia sentito a disagio nel vedere pubblicate in forma diversa da Facebook le proprie opinioni. Rimaniamo però tuttavia convinti che pur nel furore della discussione informale e senza limiti che alcuni mezzi offrono, il libero confronto delle idee tra ebrei sia segno della crescita e della maturità raggiunta dalle nostre Comunità.

Mistici de noantri

Notte della cabbala, il 17 si accendono i riflettori sulla Roma ebraica

Tra Cabbala, mistica ebraica e tradizioni millenarie sarà una notte magica quella del 17 sotto il cielo di Roma. Con la «Notte della Cabbala» sabato prossimo si accendono le luci sia su Roma Capitale sia sulla Roma ebraica. Le porte del Vecchio Ghetto Demolito, nella zona tra il lungotevere Dè Cenci e via del portico D’Ottavia e tra via Arenula e il Teatro di Marcello, si aprono alla città – dalle ore 20.30 alle ore 02.30 – con un programma di eventi culturali, musica, teatro, degustazioni, incontri letterari, dj set e il nuovo format dello «street party», per far scoprire ai romani le virtù e i segreti di una delle zone più affascinanti del Centro Storico. La Cabbalà – che nasce e si sviluppa intorno al XII secolo – non ha mai cessato di essere una risorsa fondamentale per la lettura e la comprensione della tradizione ebraica e del mondo in generale.

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