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Campidoglio: Spunta l’ipotesi Pacifici

La proposta c’è stata, qualche giorno fa: «Ma te la sentiresti di fare il sindaco di Roma?». Autore della domanda, Rocco Buttiglione, presidente dell’Udc, ultra cattolico. E l’interpellato è Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma.

L’idea è suggestiva, sia per l’ambiente da cui proviene, sia per i richiami storici: l’ultimo sindaco romano di religione ebraica fu Ernesto Nathan, primo cittadino dal 1907 al 1913, massone, laico, definito «il sindaco della modernità». Buttiglione ci ha provato, prospettando a Pacifici la possibilità di mettere insieme – intorno al suo nome – un consenso trasversale e che va oltre i partiti e gli attuali blocchi in campo. Uno schieramento moderato, un listone civico e moderato che peschi nel centrodestra e nel centrosinistra, nella società civile e negli industriali.

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Roma: Sinagoga oltraggiata dai manifestanti

Offese agli ebrei davanti alla Sinagoga. Alemanno: solidarietà alla Comunità ebraica. Mille bambini chiusi in una scuola, nessuno poteva andarli a prendere. Pacifici: le manifestazioni non passino davanti al Ghetto

ROMA – Polemica in margine agli scontri con sassaiole di incappucciati e cariche di polizia che hanno trasformato in guerriglia uno dei cortei degli studenti mercoledì a Roma: un gruppo di giovani che era stato deviato dalla Questura davanti alla Sinagoga ha pronunciato cori offensivi e lanciato fischi all’indirizzo del tempio. «Sputi, fischi, bandiere palestinesi, urla contro Israele, grida pro Saddam e mortaretti. E mille bambini della scuola ebraica bloccati in istituto», denuncia il presidente della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici.

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“Ebrei a Roma”, un documentario racconta la Comunità

Sarà presentato al Festival internazionale del Film il lavoro di Gianfranco Pannone. Una lunga storia attraverso le testimonianze di tre generazioni. Un ritratto di una comunità che è parte integrante del tessuto economico e culturale della capitale

Alessandra Vitali

RICOTTA e marmellata di visciole, o ricotta e cioccolato. Dipende dai gusti. Pochi a Roma non conoscono la torta del Forno Boccione. Pasticceria kosher piccola e spartana, gestita da un drappello di signore energiche di diverse generazioni. È il profumo della tradizione quello che esce dalla porta a vetri in via del Portico d’Ottavia numero 2. Siamo nel cuore del Ghetto di Roma, voluto a metà Cinquecento da Papa Paolo IV che con la bolla Cum Nimis Absurdum revocò tutti i diritti concessi agli ebrei. E sentenziò la nascita di quel “serraglio” lungo il Tevere.

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L’uomo che perse 10 figli ad Auschwitz

Una storia che in pochi conoscono. Il 16 ottobre del 1943 i nazisti prelevarono la sua famiglia. Furono uccisi tutti. Settimio Calò fu l’unico a salvarsi. Ora Roma lo ricordi

Gian Antonio Stella

C’ è un buco, nello stradario di Roma. Tra piazza Elio Callistio e via Calopezzati, seguendo l’ordine alfabetico, manca uno slargo, una piazzetta, un vicolo che porti il nome di Settimio Calò. Vi chiederete: Calò! Chi era costui? Era un piccolo uomo qualunque che non desiderava altro che vivere una vita qualunque. Aveva una moglie e dieci figli. Passarono tutti per il camino di Auschwitz. Tutti. A lui andò peggio, diceva. Molto peggio: era sopravvissuto.

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Non dimentico mio fratello assassinato

Il discorso di Gadiel Gaj Taché (30 anni, fratello della vittima) alla cerimonia di commemorazione dell’attentato del 9 ottobre 1982 tenutasi a Roma alla presenza del Presidente della Repubblica

Gadiel Gaj Taché

Saluto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e tutte le autorità civili presenti. Saluto inoltre il Rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, il presidente della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici e tutte le autorità religiose presenti. Sono passati 30 anni da quel 9 Ottobre 1982. Giorno che cambiò radicalmente la vita mia, della mia famiglia e della Comunità ebraica di Roma.

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Lettere per la prossima generazione

Presentazione del libro in Italia: Domenica 23 settembre 2012 – 20.30. Roma: Palazzo della cultura, via portico d’Ottavia 73. Milano: Aula Magna della scuola ebraica, via sally Mayer 4/6

Jonathan Sacks

Ho scritto Lettere per la prossima generazione 2 perché i giovani ebrei pongono molte domande sull’ebraismo e sulla vita ebraica e sono domande profonde e importanti che meritano una risposta. L’ebraismo è una religione fatta di domande. Abramo, Mosè, Geremia e Giobbe si posero domande riguardo Dio. Il Seder di Pesach inizia con le domande di un bambino. Ogni domanda è l’inizio di un viaggio e anche l’ebraismo è una religione itinerante. Gli Ebrei raramente si fermano. Noi cerchiamo. Noi poniamo delle sfide. Noi cresciamo. Magari non abbiamo tutte le risposte, ma non smettiamo mai di interrogarci.

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Il rabbino che non svelò mai la formula «magica» della Coca Cola

Francesco Battistini

Acqua, zucchero, caramello, caffeina, acido fosforico, lime, vaniglia, noce moscata, arancia, cannella, coriandolo… Dopo Tutankhamon, Fatima e Pulcinella, quello della ricetta della Coca-Cola è probabilmente il segreto più raccontato della storia. La leggenda vuole che in azienda solo due manager alla volta, e ciascuno solo per metà, siano ammessi a conoscerne l’esatta formula, custodita nel caveau d’una banca. La storia dice che ci fu una sola persona al di fuori della fabbrica, uno che non c’entrava nulla con la bibita più venduta del mondo, a sapere come la si fabbrica.

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