Roberto Della Rocca | Kolòt-Voci

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Una giornata dedicata al rifiuto della magia

Torna l’appuntamento con Yom HaTorah, la giornata dedicata allo studio dei testi della Tradizione organizzata dal Dipartimento educazione e cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane per il prossimo 10 marzo. Tema di questa seconda edizione, che rende omaggio alla figura del rav Raffaele Grassini (1952- 1992), è l’interrogativo Si può indovinare il futuro? Per maggiori informazioni sul programma nelle varie Comunità clicca qui.

Roberto Della Rocca 

Uno degli elementi distintivi e rivoluzionari della Tradizione ebraica è, accanto al rifiuto dell’idolatria, l’opposizione a ogni forma di magia. Un divieto che la Torah e i profeti ci ricordano più volte. Tale proibizione nasce dall’uso che ne facevano i pagani, i quali ipotizzavano la possibilità di utilizzare forze fuori dal controllo divino, in palese contrasto con i principi della Torah stessa.

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Due pericolosi stereotipi sugli ebrei

Quale Memoria per rispondere alle domande

Roberto Della Rocca

Sulle pagine di primo piano delle cronache italiane del Corriere della Sera di oggi, nel mezzo delle polemiche suscitate dalle idiozie di un apologo del fascismo che continua ad affabulare con la storiella della sua amicizia per Israele (come se stare dalla parte di Israele non consistesse anche nel difendere la sua storia, i valori di cui è portatore e la sua dignità), compare una notizia da Gerusalemme su un (pessimo) striscione antiarabo issato in uno stadio di calcio nello stato di Israele (pagina 8). Perché questa notizia non è comparsa come avrebbe dovuto nelle pagine Esteri?

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Non toccate i miei unti

Come prevedibile la nota di ieri di rav Della Rocca ha suscitato un vespaio. Qualche contro-accusa, qualche riflessione. Per chi non visita il sito di Kolot eccone alcune dopo il comunicato ufficiale del movimento.

Una risposta a Rav Della Rocca. Il movimento giovanile Hashomer Hatzair si basa su principi di rispetto, tolleranza e dialogo. In quanto tale sta creando uno spazio unico per giovani Ebrei con differenti prospettive sull’Ebraismo. Il movimento Hashomer Hatzair permette ai suoi membri di sentirsi a proprio agio con la loro identità Ebraica e sionista, e di esprimerla liberamente tra I propri compagni. Il movimento non discrimina altre visioni, anche quando sono in completo disaccordo con le sue. Infatti, molti dei nostri membri sarebbero stati persi dalla comunità ebraica italiana se non fosse stato per le attività in ken.

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Anche gli inclusivi escludono

Roberto Della Rocca

Sabato scorso a Milano tornando a casa dal bet hakeneset ho registrato un profondo malessere in due miei amici attivisti in passato del movimento HaShomer Hatzair. Il motivo di questo sofferto disagio era il non aver potuto partecipare, con i loro figli, a una gita fuori porta organizzata da ex shomrìm in occasione dei vari festeggiamenti legati al centenario del movimento.

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Quella tradizione che viene dal Cielo, ma non sta in Cielo

Anche rav Della Rocca, da quest’anno a Milano, partecipa al dibattito che prende spunto dalla lettera di Stefano Jesurum (clicca qui). Mercoledì 14 marzo serata con una nutrita partecipazione (locandine a fine articolo).

Roberto Della Rocca

Nascondersi che l’ebraismo italiano rischia di dividersi su alcuni problemi sarebbe ipocrisia. Una qualche forma di divisione si è già di fatto realizzata e la lettera di Stefano Jesurum ne è una testimonianza. Si tratta ora di vedere se faccia bene a un ebraismo di poco più di 25.000 iscritti dividersi e dare l’avvio a nuove polemiche e a nuove fratture. Il bene dell’ebraismo italiano lo si fa probabilmente con uno sforzo di unità e, in questo intento, con un grande sforzo di fantasia.

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Una soluzione parziale

Da Firenze una critica all’articolo su Kolòt di ieri di rav Della Rocca sul futuro dell’educazione ebraica

Hulda Liberanome

Caro rav Della Rocca, Lei pone domande della massima importanza per il futuro dell’ebraismo ed in definitiva non solo dell’ebraismo italiano . Quale è , la cito, l’ebreo che vogliamo aiutare di formare e più in là scrive che dobbiamo iniziare a sviluppare una visione dell’identità ebraica attuale e autonoma. Giusto. Ma quale ebreo , vogliamo formare è la domanda che si chiedono in moltissimi nel mondo ebraico e le risposte sono molteplici e diverse perchè per la nostra tradizione e direi fortuna non abbiamo un papa che decide ed impone le sue decisioni; noi siamo il popolo delle eterne discussioni, scambi di opinioni e risposte non sempre identiche agli stessi quesiti.

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Ma che cosa insegnamo ai nostri figli?

L’ebraismo italiano è cresciuto ma non riusciamo ancora a trasmettere una cultura forte

Roberto Della Rocca*

Alcuni giorni fa ho partecipato alla Tefillah del mattino nella scuola elementare della Comunità ebraica di Torino. Sono rimasto colpito nel vedere come molti bambini non ebrei, regolarmente iscritti alla scuola ebraica, fossero coinvolti nella Tefillah. Non ho potuto fare a meno di pensare a quanti bambini ebrei, soprattutto nelle scuole ebraiche di Roma e di Milano, rifiutano invece, talvolta con sussiego, l’invito a partecipare alle Tefillot.

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