Riccardo Pacifici | Kolòt-Voci

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Pacifici: “Pannella ha insegnato agli ebrei a non isolarsi”

L’intervento dell’ex capo della Comunità di Roma: «Con noi un rapporto privilegiato»

Riccardo Pacifici

Pannella PacificiDifficile fare una sintesi di ciò che Marco Pannella ha rappresentato per noi ebrei.  Negli anni 70/80 in cui imperava il pensiero unico, figlio delle politiche catto-comuniste, l’Italia intera era prostrata al filo arabismo.  Yasser Arafat, fondatore e capo assoluto dell’organizzazione terroristica dell’OLP veniva ricevuto con tutti gli onori nel nostro Paese nonostante un Mandato cattura internazionale per forniture armi alle Brigate Rosse.

Chiunque volesse sostenere in quegli anni le ragioni dello Stato d’Israele, unica democrazia in medio oriente, nel migliore dei casi gli veniva impedito parlare in altri rischiava il linciaggio. Specie nelle università.

Marco Pannella ed il Partito Radicale decisero come loro stile di andare controcorrente. Ai Congressi del Partito Radicale i banchetti degli amici d’israele erano sempre aperti e a noi studenti ebrei veniva concesso poter parlare su Israele.

Marco aveva un rapporto privilegiato, poi che con i leader della comunità, in particolare con nostro rabbino capo Elio Toaff z.l. ma soprattuto con tutta la base. Ed ogni volta veniva accolto nel Portico D’Ottavia con affetto e onore.

Mai dimenticherò la sua accoglienza, dopo l’attentato alla Sinagoga del 9 ottobre 1982. Un privilegio concesso solo a lui e Giovanni Spadolini. Gli unici a rappresentare quelle forze politiche che mai si erano allineate all’odio antisionista.

Con Marco ed Emma Bonino, si anticiparono anche i temi d’israele non solo sotto gli aspetti politici. Israele era avamposto di progresso , di ricerca e soprattutto sui temi dell’ambiente che ancora oggi sono il pilastro del l’agenda politica israeliana.

Marco Pannella ci ha insegnato a non temere i nostri nemici e detrattori. Ci ha incoraggiati a non isolarci e se oggi le nostre comunità godono maggior rispetto nel dibattito società civile, lui ha certamente una porzione di merito

Grazie Marco e noi “non molleremo” come ci hai sempre chiesto di fare.

Shabbat Shalom

http://www.lastampa.it/2016/05/20/italia/politica/pacifici-pannella-ha-insegnato-agli-ebrei-a-non-isolarsi-GfHTCk0t9qs2zNMFmK8TdP/pagina.html

Milano. L’appello dei due presidenti

Kolòt ha sempre dato voce a tutti i testi pervenuti in redazione. Ecco l’ultimo  arrivato, prima del voto milanese di domenica

Riccardo Pacifici – Walker Meghnagi

fotogramma - lagattolla -Cari amici, abbiamo deciso di scrivere un appello comune in nome del lavoro che negli ultimi abbiamo fatto insieme. Per il bene della nostre Comunità, dell’ebraismo italiano, per il bene dello Stato d’Israele. Ci hanno unito battaglie comuni contro l’omertà di taluni di fare sentire la voce delle due più importanti Comunità in Italia in difesa delle ragioni d’Israele. Israele è e rimarra’ sempre il centro delle nostre attivita’, senza se e senza ma.

Quando alcuni leader comunitari avrebbero voluto “mantenere un basso profilo”, per paura di infastidire ed urtare la suscettibilità dell’opinione pubblica e di alcuni salotti di “benpensanti”, noi abbiamo continuato il nostro lavoro senza farci intimorire da nessuno per le ragioni d’Israele.

Noi sosteniamo che la nostra responsabilita’ come Ebrei e quelle di sostenere Israele SEMPRE e oggi ancora di piu’ alla luce dei nuovi fenomeni di antisemitismo e antisionismo – Noi siamo con Israele! Non permetteremo mai critiche all’unico stato Ebraico, Democratico, offrendo ai nostri nemici strumenti per leggittimare le loro critiche!

Se dovessimo vedere la lista WELLCOMMUNITY sconfitta a queste elezioni, temiamo che tali critiche saranno considerate legittime o – peggio ancora – possano passare ancora senza alcuna presa pubblica di distanza. Questo è il serio rischio: che alcuni fra i nostri avversari possano sentirsi legittimati nel loro pensiero antisionista.

Insieme abbiamo deciso di scrivere questo appello perché purtroppo i problemi che affliggono la comunità ebraica di Milano , non sono solo quelli della difesa d’Israele, ma anche delle nostre scuole. Un costo senza dubbio tra i maggiori per le nostre comunità, ma che sosteniamo essere anche il miglior investimento. E soprattuto l’unico che possa garantire sopravvivenza alla nostra comunità e a quelle comunità che hanno deciso di tenerle aperte con sacrifici enormi per l’intera collettività.

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Gli ebrei in piazza per i marò

Stefano Magni

++ INDIA: MARO'; IN TRIBUNALE A KOCHI, NUOVA UDIENZA 18/6 ++#Bringbackourmarò è la campagna lanciata dalla comunità ebraica romana per riportare a casa i marò italiani, per tre anni imprigionati in India pur senza aver subito alcun processo. Riccardo Pacifici, presidente della comunità romana, promette un’iniziativa al giorno. Il caso dei marò sta assumendo le dimensioni di una vera umiliazione nazionale. Ben tre governi, MontiLetta e Renzi non sono riusciti a tirarli fuori, nonostante la legge ci dia ragione. Prima di tutto perché i due militari italiani, Latorre e Girone, sono sospettati di un crimine su cui non esistono prove certe. E che, anche nel caso fosse stato commesso, è comunque avvenuto in acque internazionali, dunque non competerebbe neppure alla magistratura indiana.

A muoversi è la comunità ebraica, non tanto la società civile italiana. Solo le giunte di centrodestra stanno esponendo il poster con i volti dei due marò, per chiederne la liberazione. Le giunte di sinistra non ci pensano neppure. Da parte dell’ex ministro degli Esteri Emma Bonino, erano giunte solo parole, incredibili per la loro mancanza di garantismo: “Potrebbero anche essere colpevoli”. Quando tutti sanno che, in un sistema giuridico liberale, si è innocenti fino a prova contraria. La sinistra più chic schifa il populismo di chi rivuole indietro “i nostri ragazzi”. Non è infrequente che l’immagine dei marò subisca lo sfottò di attori, comici, vignettisti. Allo sfottò della sinistra chic, segue la violenza belluina della sinistra dei centri sociali. Quella che, il 25 aprile scorso, a Milano, inneggiava alla morte dei marò. Scene che dimostrano come, in Italia, vi sia ancora una strisciante guerra civile fredda.

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Campidoglio: Spunta l’ipotesi Pacifici

La proposta c’è stata, qualche giorno fa: «Ma te la sentiresti di fare il sindaco di Roma?». Autore della domanda, Rocco Buttiglione, presidente dell’Udc, ultra cattolico. E l’interpellato è Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma.

L’idea è suggestiva, sia per l’ambiente da cui proviene, sia per i richiami storici: l’ultimo sindaco romano di religione ebraica fu Ernesto Nathan, primo cittadino dal 1907 al 1913, massone, laico, definito «il sindaco della modernità». Buttiglione ci ha provato, prospettando a Pacifici la possibilità di mettere insieme – intorno al suo nome – un consenso trasversale e che va oltre i partiti e gli attuali blocchi in campo. Uno schieramento moderato, un listone civico e moderato che peschi nel centrodestra e nel centrosinistra, nella società civile e negli industriali.

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Roma: Sinagoga oltraggiata dai manifestanti

Offese agli ebrei davanti alla Sinagoga. Alemanno: solidarietà alla Comunità ebraica. Mille bambini chiusi in una scuola, nessuno poteva andarli a prendere. Pacifici: le manifestazioni non passino davanti al Ghetto

ROMA – Polemica in margine agli scontri con sassaiole di incappucciati e cariche di polizia che hanno trasformato in guerriglia uno dei cortei degli studenti mercoledì a Roma: un gruppo di giovani che era stato deviato dalla Questura davanti alla Sinagoga ha pronunciato cori offensivi e lanciato fischi all’indirizzo del tempio. «Sputi, fischi, bandiere palestinesi, urla contro Israele, grida pro Saddam e mortaretti. E mille bambini della scuola ebraica bloccati in istituto», denuncia il presidente della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici.

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Non è con le manette che si batte il razzismo

Arrestare i militanti di Roma per le opinioni xenofobe è controproducente. Se fossero liberi di parlare, sarebbe ancora più facile dimostrare i loro errori

Fabrizio Rondolino

Dopo gli orribili episodi di violenza razzista esplosi a Torino e a Firenze l’opinione pubblica si aspettava una giusta reazione dello Stato. La reazione c’è stata, ed è stata mediaticamente clamorosa: cinque attivisti del gruppo romano di estrema destra «Militia» arrestati, altri 11 sotto inchiesta. I reati? Associazione per delinquere finalizzata alla diffusione dell’odio razziale ed etnico, minacce, procurato allarme, apologia di fascismo. In pratica: «centinaia di scritte xenofobe sui muri di Roma», come hanno riportato i giornali.

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Riccardo Pacifici nel mirino

Mentre sulla newsletter L’Unione Informa del 13.12 un delirante articolo attaccava i supposti legami delle Comunità ebraiche con i “fascisti da sempre”, ieri un blitz contro i neofascisti di Militia sventava minacce concrete

Luca Lippera

«Quel porco ebreo lo facciamo saltare». Minacce, livori, progetti in itinere, deliri. Cinque capi carismatici del movimento di ultradestra «Militia», dopo mesi di intercettazioni, sono stati arrestati ieri mattina dai carabinieri del Ros. Uno dei provvedimenti riguarda, per l’ennesima volta, Maurizio Boccacci, 54 anni, di Albano Laziale, l’estremista che da sempre rivendica senza tentennamenti la legittimità di «professare l’idea fascista» e nega la storicità dell’Olocausto. Il gruppo, stando alle indagini del Raggruppamento speciale operativo dell’Arma, stava pianificando un’azione contro Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica romana definito, appunto, «quel porco» e contro altri «obbiettivi istituzionali» per «porre le basi di una guerra rivoluzionaria».

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