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Il rabbino delle Comunità dimenticate

Daniel Reichel

Il rav Birnbaum visita la Comunità piemontese. “La realtà comunitaria è la chiave per rafforzare l’identità ebraica”

“Se una persona può cambiare il proprio destino anche un popolo può farlo” sostiene Rav Eliyahu Birnbaum, dayan al Tribunale per le conversioni del rabbinato israeliano e docente al Merkas Rapaport dell’università di Bar Ilan. In visita a Torino per “dare uno sguardo alla comunità”, con il rav, personaggio noto a livello internazionale, abbiamo parlato di identità ebraica fra presente e futuro. Continua a leggere »

L’yiddish al servizio di Sua Maestà

Israele, scontro frontale tra i fondamentalisti e le istituzioni. Da Londra ad Anversa: no alla modernità, sì alle leggi.

Francesca Paci

All’ingresso della Yesodey Hatorah Jewish School di Amhurst Park, periferia Est della City londinese, una foto autografata della Regina Elisabetta II accoglie ogni mattina i 500 figli con i boccoli detti «peot» e le 700 figlie in severo abito scuro d’uno degli ultimi «shtetl» d’Europa. Qui, a ridosso di quell’enclave anglo-musulmana punteggiata di minareti nota come Londonistan, vivono circa 20 mila ebrei ortodossi, un terzo della comunità haredi, disseminata tra Anversa e Parigi, che si veste, mangia, parla alla maniera degli antenati polacchi di tre secoli fa. «Il rapporto tra i gruppi chassidici europei e il paese in cui risiedono non ha nulla della conflittualità esplosa nei giorni scorsi a Gerusalemme» nota lo storico Ariel Toaff, professore emerito all’Università Bar Ilan di Tel Aviv e autore del saggio «Il prestigiatore di Dio».

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Le difficoltà ebraiche con il Papa della Dominus Jesus

Il fazioso: Il Foglio intervista i rabbini capo di Roma e Milano sul “dialogo interruptus”. Uno scorrettissimo Giorgio Israel (articolista fisso del Foglio) ne approfitta per rilanciare il mito ebraico del buon selvaggio: La colpa è tutta dei nuovi rabbini cattivi che “allontanano chi ha fatto matrimonio misto”. Elementare Watson, elementare.

Giorgio Israel

Roma. E’ sulla preghiera del venerdì santo e sulla causa di beatificazione di Pio XII che nelle scorse settimane si è innescato un moto di inimicizia fra la chiesa cattolica e il mondo ebraico. Ne parliamo con due fra i maggiori rabbini italiani e con il saggista Giorgio Israel, che sul Corriere della sera assieme del rabbinato di sospendere la giornata del dialogo.

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Scegliere di avere figli ebrei

Riccardo Di Segni – Rabbino capo di Roma

Nell’ora di Ne’ilà 5769 – 9 0ttobre 2008

Questo momento è decisamente speciale. Le nostre Sinagoghe sono già piene, al termine di una lunga giornata di preghiera, e ancora di più si riempiranno nei prossimi minuti. La preghiera di Ne’ilà va inziata poco prima del tramonto, quando il sole all’orizzonte sfiora la cima degli alberi. Corrisponde al momento in cui venivano chiuse le porte del Beth haMiqdash, in concomitanza simbolica con il momento in cui in cielo si chiudono le porte. Aldilà di queste porte, in questi momenti, viene firmato il decreto che ci riguarda. Per questo motivo, in tutta la preghiera diremo chotmènu, “fìrmaci”, a differenza di come abbiamo fatto finora, con l’espressione kotvènu, “iscrivici” nel libro della vita. Come spiegava R. Moshe Soloveitchik, “il tramonto di questa sera non è un tramonto qualsiasi, è un tramonto che porta la cancellazione di tutte colpe”. Ma in che senso?

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La rivoluzione delle donne rabbino ortodosse

Cade l’ultimo muro dell’ebraismo

R. A. SEGRE – Il Giornale – 4 aprile 2008

Negli anni ’40 e ’50, in una casupola di Ramat Gan (oggi grande centro israeliano dei diamanti) viveva un saggio praticamente sconosciuto alla maggioranza della popolazione del nuovo stato. Nel mondo religioso ortodosso era considerato un luminare, superstite di quella società ebraica d’Europa orientale che il nazismo aveva distrutto. Di nome Avrom Y. Karelitz (1878-1953) meglio noto come Hazon Ish (Uomo della visione) passava la vita sui testi sacri in volontaria povertà tipica della tradizione dei grandi maestri del Talmud. A questo saggio privo di titoli ufficiali, Ben Gurion – che per il Talmud e i talmudisti non aveva simpatia – fece visita nel 1952 per superare un problema che turbava allora – come a tutt’oggi – la politica di Israele: il servizio militare dei religiosi e delle donne.

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Noi e la Comunità

Riceviamo dalla Comunità di Trieste

Un cammino da riprendere insieme, prima che sia troppo tardi!

La Comunità sta vivendo un difficile momento di transizione, e soprattutto sta perdendo di vista la propria identità. Di conseguenza, noi, senza rendercene conto, stiamo svalutando il nostro modo di essere ebrei. Perché si è arrivati a questa situazione? Chi ha permesso un simile allontanamento dalle istituzioni e dalle tradizioni?

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La Riforma? Una “sconcissima” cosa

Il famoso rabbino italiano sul fenomeno che iniziava a prendere piede anche in Italia

Shemuel David Luzzatto (Shadal) – 1800-1865

Cosa nuova non è abusare delle parole e colorare con bei nomi sconcissime cose (…).

Eccocene un funesto esempio. Alcuni Israeliti, bramosi di esonerarsi dalle pratiche religiose annesse al Giudaismo, e volendo fare con una specie di legalità, in guida da non avere ad essere riguardati quali empi trasgressori della Legge di Dio, mascherando il loro progetto, di totalmente abolire la Legge mosaica, sotto lo specioso nome di Riforma. Ma questo nome è egli adeguato al disegno di questi uomini?

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