Omosessuali | Kolòt-Voci

Tag: Omosessuali

JewsNews 22

La rassegna stampa ebraica dal mondo di Kolòt a cura di Ruth Migliara

Ortodossi: Sposare gay con lesbiche per formare una famiglia

JewsNewsCome offrire a persone omosessuali una vita fatta di famiglia, amore e figli ma nel rispetto della religione? Alcuni rabbini sionisti religiosi si sono cimentati in un’iniziativa del tutto originale: far sposare uomini gay a donne lesbiche, ottenendo in questo successi sorprendenti. Finora sono stati celebrati 11 matrimoni e tra questi, una coppia ha anche rilasciato un’intervista ad Haaretz, in cui dichiara di aver trovato nel matrimonio diversamente “eterosessuale” una felicità inaspettata, al di là delle perplessità iniziali.

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JewsNews 18

La rassegna stampa ebraica dal mondo di Kolòt a cura di Ruth Migliara

Omosessualità e ortodossia: Sono conciliabili?

JewsNewsA due ore da New York, presso l’Isabella Freedman Retreat Center, si è svolto questo gennaio un singolare Shabbaton, organizzato dall’associazione Eshel. 100 uomini e 40 donne, ma tutti solo e rigorosamente gay.

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Eyes Wide Open nei cinema

“Ebraicamente l’omosessualità non è una malattia”

Un rabbino italiano ha affrontato per la prima volta in pubblico i temi dell’omosessualità maschile e femminile incontrando i giovani della Comunità Ebraica di Milano: Efes2.

“Nulla è pericoloso quanto l’essere troppo moderni. Si rischia di diventare improvvisamente fuori moda” (Oscar Wilde.)

Gay, omosessuale, lesbica. Qual è la posizione dell’ebraismo al riguardo? Un acceso e recente dibattito sull’argomento ha visto protagonisti un gruppo di 40 ragazzi di Efes2 e Rav Shalom (Mino) Bahbout, figura storica dell’ebraismo italiano, docente universitario di Fisica e Statistica. Argomento di grande attualità, specie dopo la polemica sul cosiddetto Homocaust, l’olocausto degli omosessuali nei lager nazisti.

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Omosessuali e Olocausto 2

Anche Kolot sulla graticola. Tutto si può dissacrare nel mondo occidentale, ma nulla sembra di più sacro della vulgata gay politically correct. Commentino in calce.

Lettori credenti scrivono a Kolot

Definire una banalizzazione della Shoah la condivisione della memoria con coloro che hanno subito discriminazioni a causa non di ciò che facevano ma di ciò che erano, per il solo fatto di “essere”: Zingari, Omosessuali, Testimoni di Geova, o a causa della loro opposizione politica al regime nazista, mi sembra una manifestazione di insensibilità e di chiusura mentale in totale contrasto con i principi su cui si fonda il pensiero ebraico: il perseguimento della giustizia e della dignità per tutti gli esseri umani. Negare ad altri la memoria delle sofferenze da essi patite, attribuire al dolore una scala di valori diversa in base a chi lo ha subito, è ingiusto e vergognoso.

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Homocaust: la banalizzazione della Shoah

Banalizzazione 1: L’eccidio di omosessuali nei campi di sterminio diventa Homocaust (con l’aiuto di intellettuali ebrei). Domanda: Visto che nei campi morirono anche comunisti e criminali comuni ora avremo anche Kommuncaust e Krimicaust? DP

Ebrei ed Omosessuali per ricordare insieme la Shoà e l’Homocaust: evento non stop organizzato dall’Associazione “Ecad” in occasione del GIORNO DELLA MEMORIA 2009.

“La memoria degli altri” – questo il titolo dell’iniziativa culturale ideata da Vittorio Pavoncello – giunge qui alla sua terza edizione, dopo gli eventi degli anni precedenti dedicati rispettivamente ad “Ebrei e Rom” (Auditorium Ara Pacis, 2006) ed “Ebrei e Disabili” (Auditorium Parco della Musica, 2007). Nella cornice multipiano del Qube, lunedì 26 gennaio, dalle 11 alle 24, la Shoà sarà così ricordata attraverso testimonianze parlate, discusse, filmate, raffigurate e interpretate che oltre a tracciare la storia passata, cercheranno di disegnare più civili modi di comprensione, analisi e dialogo per le persone e gruppi che da sempre hanno costituito fonte e stimolo per l’identità europea.

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Il paese delle meraviglie

Continua il dibattito su riformati e Comunità ebraiche in Italia

David Piazza

Il pacato e rassicurante intervento su Kolot del 19/11 di Ugo Volli, presidente della sinagoga milanese riformata Lev Chadash, colpisce non tanto per le omissioni e le reticenze riguardo il suo movimento, quanto perché contraddice un principio che è alla base di ogni novità che si presenta su un palcoscenico già calpestato da vecchi attori, cioè quello della differenziazione. Come direbbe Veltroni, ogni novità deve portare portare una discontinuità. Continua a leggere »