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Perché io, ebreo, sono contrario alla legge sull’omofobia

Oltre all’intervento in difesa della famiglia dell’omosessuale francese Jean-Pier Delaume-Myard, che ha spiegato i motivi della sua opposizione alla legge Taubira sulle nozze gay, alla manifestazione di sabato (11.1.14 NdR) a Roma della Manif pour tous Italia si è svolto anche il discorso di Guido Guastalla, rappresentante della Comunità ebraica.

Guido Guastalla

legge-omofobia-veglia-manif-italia-hCari amici intervengo molto volentieri alla vostra e nostra manifestazione. In quanto ebreo, già vicepresidente e assessore alla cultura della Comunità ebraica di Livorno, intervengo ovviamente a titolo personale, esprimendo il mio personale punto di vista, ma che ritengo in accordo con la nostra tradizione e con l’insegnamento rabbinico della Torah e del Talmud. La proposta di legge dell’On. Scalfarotto sull’omofobia coinvolge oltre alla difesa del diritto di libertà di espressione, quello della famiglia naturale, dell’opposizione al matrimonio omosessuale, alla omogenitorialità e alla adozione da parte di coppie dello stesso sesso.

E’ apparentemente strano che la difesa di questo diritto alla libertà di espressione, che nasce con il pensiero illuministico, difeso dalle minoranze religiose e laiche e che si realizza nello Stato di diritto post-secolare, sia difeso oggi dagli uomini di fede. In realtà invece le fedi religiose e il Cristianesimo cattolico in particolare, liberatisi dal secolarismo, sono divenute potenti strumenti di rivendicazione di libertà responsabile per tutti, riconoscendosi portatrici di valori etici a cui assicurare piena libertà di presenza nel dibattito e nella sfera pubblica. Ciò che infastidisce oggi molti, che avevano creduto in un mondo senza Dio e in una fede relegata ai margini della società, è che il divino nelle sue diverse accezioni e declinazioni, è presente, ha ripreso vigore e visibilità, influenzando non solo la sfera intima dell’identità e della esperienza religiosa, ma anche quella socio-culturale e politica.

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Le religioni che sfidano il conformismo sui Gay

L’approfondimento di un giornalista sensibile ai rapporti tra religione e Stato laico sulla questione del matrimonio omosessuale (Kolot 1, 2, 3, 4)

Ernesto Galli Della Loggia

Nel XVIII secolo, nella sua battaglia contro le religioni ufficiali, equiparate senza tanti complimenti ad altrettante superstizioni, l’illuminismo francese, destinato a far scuola in tutta l’Europa continentale, non se la prese certo solo con il cattolicesimo. Anzi. L’ebraismo, per esempio, fu un suo bersaglio forse ancora più consueto: basti pensare alle tante pagine di Voltaire piene zeppe di contumelie contro la religione mosaica.

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Se il combattere l’omofobia nasconde una nuova intolleranza

“Caro Pezzana, ecco perché col matrimonio gay non si batte l’omofobia”. Israel risponde alla replica di ieri

 Giorgio Israel

Angelo Pezzana ritiene che la domanda (non mia ma di Alexandre Thomas) se sia possibile opporsi al matrimonio omosessuale senza essere omofobi sia retorica e contenga la risposta. A giudicare dal suo articolo, per lui la risposta è indiscutibilmente “no”, il che è un modo un po’ violento di chiudere la discussione, soprattutto se si dice “mettetevi il cuore in pace amici omofobi”, ovvero dichiarando che o si sta zitti e si applaude oppure si deve subire il marchio d’infamia. Un approccio pacato alla questione avrebbe dovuto prendere le distanze da certe manifestazioni di cui parlavo nell’articolo cui egli si riferisce, per esempio da frasi del tipo (tante volte udite): «Potrete sempre farvi chiamare papà e mamma in casa» – frasi che indicano che si vuole il passaggio in clandestinità del matrimonio naturale col risultato di mettere al posto dell’omofobia una nuova forma di intolleranza.

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Chi si oppone ai matrimoni gay è certamente omofobo

Dalle colonne del Foglio di oggi, Angelo Pezzana, fondatore del Fuori, il primo movimento di liberazione omosessuale in Italia, risponde per le rime all’articolo di Giorgio Israel per Shalom (Kolot di ieri)

Angelo Pezzana

“Si può dire no ai matrimoni gay senza per questo essere accusati di omofobia?”, si chiede Giorgio Israel sul mensile ‘Shalom’, una domanda retorica che contiene già in sé la risposta positiva. Di rincalzo, Roger Scruton, sul Foglio di sabato, si spinge ancora più in là, arrivando però a delle conclusioni involontariamente controproducenti per la sua tesi, che mira ad escludere la validità delle richieste di uguaglianza dei cittadini gay.

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Opporsi al matrimonio omosessuale senza essere omofobi

Secondo il Rabbino capo di Francia, paladino dei diritti civili, la presunta “lotta all’omofobia” nasconderebbe una pericolosa ideologia che va smascherata

Giorgio Israel

Nel dibattito che si è sviluppato in Francia attorno al progetto di legge per il matrimonio e le adozioni gay, lo scrittore Alexandre Thomas ha posto la domanda: «È possibile opporsi al matrimonio omosessuale senza essere omofobi?». La sua risposta è stata: sì, è possibile. Si può aggiungere che trattasi di una condizione necessaria: a distanza dagli anni in cui l’omosessualità era considerata una colpa da nascondere, il rigetto dell’omofobia è una questione di civiltà. Ma qui la posta in gioco va ben oltre un riconoscimento di dignità e di una serie di diritti. Non a caso il progetto di legge ha sollevato reazioni negative inattese in ambienti di sinistra che si riteneva automaticamente a favore, oltre a quelle di tutte le comunità religiose: cattolici, protestanti, musulmani ed ebrei. Di particolare importanza è stato il lungo documento che il gran rabbino di Francia Gilles Bernheim ha indirizzato al presidente Hollande e al primo ministro Ayrault.

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Omosessualità, la distinzione tra trasgressione e trasgressori

Dopo le conversioni il nostro giovane Punturello affronta di piglio un’altra questione spinosa per suggerire qualche spunto originale su cui riflettere

Pierpaolo Pinhas Punturello

Lo scorso 8 giugno, che ci piaccia o meno, le strade di Tel Aviv hanno ospitato il Gay Pride, tingendo la città bianca con i colori dell’arcobaleno, forse il simbolo più famoso legato al movimento per i diritti del mondo omosessuale della lotta all’omofobia. Da Gerusalemme si è poi diffusa la notizia che il Movimento Masorti(Conservative) dall’anno accademico 2012-2013 concederà l’ordinazione rabbinica anche a studenti dichiaratamente gay o lesbiche.

La stoffa del commerciante

È morto Wicky Hassan, titolare dei marchi di abbigliamento Miss Sixty e Energie

Nato a Tripoli nel 1955, figlio di commercianti ebrei di stoffe, nel 1967 fu costretto con tutta la famiglia a trasferirsi a Roma dopo la rivoluzione di Gheddafi. Il salto di qualità più recente era stato l’acquisizione di un brand come «Roberta di Camerino», ma Wicky Hassan – morto per un tumore – non aveva mai dimenticato di dovere la sua fortuna ai jeans.

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