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Io mi vergogno – Terza lettera al Manifesto

Gabriele Levy

Cari amici, è passato molto tempo dalla mia ultima lettera; continuo a leggere il Manifesto e continuo a porvi delle domande, ma purtroppo non ricevo da voi delle risposte.

Io mi vergogno di vedere sul web un sito che si chiama “Ebrei Contro l’Occupazione”, che chiede ad Israele di ritirarsi prima da tutti i territori occupati, e poi di ritirarsi del tutto, sparire, per ottenere i “diritti legittimi del popolo palestinese”, riportando nei suoi confini sette milioni di profughi, presunti o veri, cancellando così l’unico stato ebraico del mondo.

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Non voglio ebrei in casa mia

Intervento di Piero Terracina all’Assemblea ANED di Trieste

Reduce della Shoà – Dalla newsletter Sinistra per Israele

Lo spunto per il mio intervento mi è venuto da due episodi recenti che voglio raccontarvi. Una mia amica, la dottoressa Joanna Arbib, ne faccio il nome perché mi ha autorizzato, molto nota tra l’ebraismo italiano essendo presidente di un importante ente ebraico aveva conosciuto un attore di cinema e di televisione, anche lui abbastanza noto , il quale un giorno l’ha invitata a casa sua insieme al marito e ad altri conoscenti, una quarantina di persone. Continua a leggere »

Quante rimozioni dietro le critiche al muro

Mario Pirani

La questione meritava l´intervento della comunità internazionale, ma senza dimenticare che la barriera è stata all’inizio caldeggiata da pacifisti israeliani. L’Europa rivela la sua pavidità nel contrapporsi all´empito antiebraico che ha ormai inglobato l´antisemitismo nell´anti-americanismo.

Personaggi di levatura internazionale, tutti riconducibili, peraltro, ai valori democratici dell´Occidente, si sono premurati in questi giorni di sottolineare come il voto dell´Assemblea generale dell´Onu sul muro a difesa di Israele non debba minimamente far pensare a un ritorno diffuso di antisemitismo. Una volta ancora è risuonato l´invito a non confondere la critica a Israele col pregiudizio antiebraico, invito, in linea di principio, ragionevole e giusto anche perché non mancano partigiani “senza se e senza ma” di quello Stato intenti quotidianamente a dipingere con furia compulsiva ogni riserva sulle scelte del governo di Gerusalemme come un colpevole contributo a un nuovo genocidio. Continua a leggere »

Muri, non ponti

Deborah Fait

La corte dell’Aja ha appena deliberato e gia’ il Papa ha detto la sua dal paradiso della val D’Aosta dove è in vacanza. E’ stata una sorpresa perche’ avrei pensato che quando un Papa va in vacanza dovrebbe occuparsi solo di preghiera e di misticismo e invece pare di no! Inopinatamente il Papa continua a occuparsi di cio’ che non dovrebbe e il suo messaggio a Israele e’ stato breve e conciso ” Abbattete il muro” poi, probabilmente per sopperire alla flebile voce del Pontefice, il suo segretario ha rincarato la dose con “costruite ponti”. Continua a leggere »

L’obiettivo dei “nuovi storici” d’Israele è colpire il sionismo (2)

Emanuele Ottolenghi

Morris&Co si fanno teologi per purificare Israele dal peccato originale

La recente pubblicazione in italiano del libro di Avi Shlaim, Il Muro di Ferro, ripropone al lettore la querelle in corso ormai da quasi vent’anni in Israele e nel mondo degli studi mediorientali sulla nuova storia israeliana. Come già scritto sul Foglio del 28 gennaio, il dibattito tra i nuovi storici e i loro critici, sia nel ramo disciplinare sia nel più ampio dibattito pubblico, va oltre la discussione sulla verità storica e la necessità di rivisitare il passato per stabilirne una migliore, più accurata e plausibile interpretazione. Continua a leggere »

Il presepe e il muro

Deborah Fait

È passata Hannuka’, è finito il Natale, le due festività che si accavallano, una ebraica e l’altra cristiana. La prima è la festa delle luci e del miracolo che viene dal coraggio, la seconda dovrebbe essere la festa dell’amore che ricorda la nascita di Gesù, l’ebreo Joshua ben Josef, venuto, secondo la tradizione cristiana, a salvare il mondo. Continua a leggere »

Wiesel: il papa condanni i terroristi, non faccia politica

La presa di posizione del Papa sulla controversa barriera che divide israeliani e palestinesi coglie di sorpresa il premio Nobel per la pace Elie Wiesel, sopravvissuto ad Auschwitz e massimo portavoce degli ebrei della diaspora. «Dal leader spirituale di una delle più grandi e importanti religioni al mondo m’aspettavo qualcosa di ben diverso – spiega al Corriere Wiesel – ovvero una dichiarazione che condannasse il terrore e l’assassinio di innocenti, senza mischiarli a considerazioni politiche e soprattutto senza paragonarli a un’opera di pura autodifesa. Politicizzare così il terrorismo è sbagliato: gli autori della strage ad Istanbul non hanno ammazzato a causa del muro, ma perché odiano gli ebrei. Questo il Papa avrebbe dovuto capire e condannare». Continua a leggere »