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La Torà in rima: Mattòt e Masè

Barukh Dayan Haemet: Ci ha lasciato in Israele Rav Yehuda Amital, 85 anni, colonna del sionismo religioso, ideologo delle Yeshivot Hesder che uniscono il servizio militare allo studio, fondatore del partito religioso moderato Meimad, ex-ministro del governo israeliano.


Smentita: I rabbini Scialom Bahbout e Gianfranco Di Segni smentiscono che Rav Birnbaum abbia mai affermato di essere d’accordo a celebrare una cena di natale in comunità, così come riportato da Kolòt il 1/7/2010. Qui il testo completo.


Numeri  30-2/32-42

Mattòt

Mosè parlò ai capi delle tribù dei figli d’Israele:

“Questo è ciò che il Signore ha comandato:

Alla propria parola dovrà rimaner fedele

chi un voto o un giuramento ha pronunciato.

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Midràsh Torà – Chukkàt: Il mistero del rosso

Il Signore parlò a Mosè e ad Aronne dicendo: questa è la chukkà (norma) della Torà che il Signore ha comandato dicendo: “Parla ai figli d’Israele. (E dì) che portino a mio nome una mucca rossa perfetta, priva di difetti, sulla quale non sia mai stato posto un giogo.  (Numeri 19: 1-2)

Un idolatra chiese a rabbàn Jochanàn ben Zakkài: queste azioni che voi fate (con la mucca rossa) sembrano delle magie! Voi prendete una mucca rossa e la bruciate, la riducete in polvere, prendete la sua cenere e a chi fra voi si rende impuro entrando a contatto con un morto, gli versate sopra due o tre gocce e poi dite: sei diventato puro! Gli rispose Rabbi Jochanàn: non sei mai stato posseduto da uno spirito maligno nella tua vita?  E l’idolatra: no.  Rabbi Jochanàn: hai mai visto una persona che sia stata posseduta da uno spirito maligno? Gli rispose: sì. Gli disse: e in questo caso voi cosa fate? Gli rispose portiamo delle radici, diamo loro fuoco facendole affumicare e poi vi gettiamo sopra dell’acqua, e lo spirito fugge via. Gli disse rabbàn Jochanàn: le tue orecchie ascoltino quanto ha proferito la tua bocca! La stessa cosa accade per lo spirito di impurità …  si versa sopra mè niddà (acqua unita alla cenere della mucca rossa) e lo spirito fugge via!

Dopo che l’idolatra se ne andò, i suoi allievi gli dissero:  di quello ti sei liberato respingendolo con una pagliuzza, ma a noi che cosa dici? Rispose loro: giuro sulla vostra vita che non è il morto che rende impuro, non è l’acqua che purifica, ma il Santo benedetto sia che ha detto: una norma (chukkà) ho sancito, un decreto ho stabilito, non ti è permesso trasgredire il mio decreto. (Midràsh Tanchumà Chukkat 8, Bemidbàr rabbà 19, 8) Continua a leggere »

Midrash Torà – Kòrach: La coalizione del falliti

Kòrach figlio di Itzhar, figlio di Kehàt, figlio di Levì, intraprese (una contesa) assieme a Datàn e Aviràm figli di Eliàv e On, figlio di Pèlet figli di Ruben. Essi si alzarono dinnanzi a Mosè con duecentocinquanta uomini tra i figli d’israele, principi della collettività, eletti dalle assemblee, uomini ben noti. (Numeri 16, 1)

Ogni disputa che avvenga per fini superiori (lett. per uno scopo celeste, leshem shamaim), finirà per sortire un buon effetto; non così invece delle dispute che non avvengono per fini che non sono superiori. Quale esempio si può citare per il primo tipo? Le discussioni di Hillel e Shammai. E del secondo tipo? Quelle di Kòrach e di tutta la sua congrega. (Mishnà, Avot 5, 18) Continua a leggere »

Midràsh Torà – Shelàch Lekhà: Leadership in sei atti

Si dissero l’un l’altro: nominiamo un capo e torniamo in Egitto (Numeri 14, 12).

Se sbaglierete e mancherete di applicare tutte queste mizvoth che il Signore ha prescritto per mezzo di Mosè … (Numeri 15, 22).

I nostri maestri hanno insegnato che è un’espressione di idolatria (Rashi su Numeri 14,12)

Uno dei temi centrali che fa da filo conduttore delle parashoth della seconda parte del libro dei Numeri è quello incentrato su chi sia il buon leader e quello della successione di Mosè. Possiamo analizzare questa storia in vari atti. Continua a leggere »

La via mediana

Il punto di vista ebraico tradizionale sulla famiglia in un’interpretazione tardo-cinquecentesca della Parashah di questa settimana.

Alberto Somekh

Non è la prima volta nella storia che si mette seriamente in discussione il ruolo della famiglia nella società. Era già accaduto ai tempi biblici. Leggiamo quanto recitano in proposito alcuni versetti della Parashah di questa settimana, Beha’alotekhà: “E quando (l’Arca) si posava (Mosheh) diceva: Torna H. alle miriadi e alle migliaia di Israel. E il popolo cercava pretesti cattivi alle orecchie di H… Ricordiamo il pesce che in Egitto mangiavamo gratis… Mosheh udì il popolo che piangeva per le sue famiglie…” (Bemidbar 10,36; 11,1 e 10).In cosa consisté la ribellione? Qual è il legame con il versetto precedente, che parla delle “miriadi e migliaia di Israel”? Secondo la ricchezza di sfumature tipica della lingua ebraica la parola mit’onenim (“cercava pretesti”) può anche essere connessa con il vocabolo onèn, “fare lutto”. Ed ecco che Rashì interpella il Midrash e ci introduce ad una lettura originale di tutto l’episodio.

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Noi ebrei erranti senza Papa

Inedita riflessione sul popolo d’Israele che, dai tempi di Mosè, non ama ubbidire, discutendo di tutto con Dio

Aos Oz

Democrazia e tolleranza implicano umanesimo, umanesimo implica pluralismo – in altre parole il riconoscimento del diritto comune a tutti gli uomini ad essersi diversi l’uno dall’altro. La diversità fra gli uomini non è un male passeggero, piuttosto una fonte di benedizione: siamo diversi l’uno dall’altro non perché alcuni fra noi ancora non vedono la luce, bensì perché al mondo di luci ce ne sono tante e non una sola; tante fedi e opinioni e non una fede e una opinione.

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Pèsach: la trama nascosta

David Piazza

DavidPiazzaEsiste un’affermazione dei nostri Maestri che ci lascia stupiti: “Per merito delle donne virtuose il popolo ebraico si salvò dall’Egitto“. Tutto potremmo dire delle vicende della schiavitù egiziana, delle piaghe, dell’uscita dalla schiavitù meno che il ruolo femminile sia così evidente. Se si fa eccezione di qualche breve cenno su oscure manovre delle levatrici e della sorella di Moshè – il protagonista assoluto – potremmo benissimo dire che l’affresco storico fondante del popolo ebraico sia affidato agli uomini; al massimo all’azione corale, collettiva.

Eppure diversi midrashìm aprono squarci inediti su una diversa lettura degli eventi. Ne citeremo solo uno, il più emblematico e tenteremo di collegarlo ad un argomento, il calendario, che solo marginalmente sembra toccare la formazione del popolo ebraico.

In uno dei momenti più terribili della shoà egiziana, il faraone ordina l’uccisione dei neonati ebrei maschi. Evidentemente pensa di avere qualche tornaconto dal mantenere in vita le femmine ebree. Basandosi su un versetto che non torna, il midràsh racconta che, a seguito del terribile decreto, gli uomini ebrei decidono di divorziare in massa pur di non generare più carne da macello. Una bambina ebrea, – la sorella di Moshè, secondo il midràsh – decide però di opporsi a questa decisione argomentando nientemeno che di fronte al sinedrio (il Consiglio della comunità d’Egitto): “Voi siete peggio del faraone. Questi infatti ha decretato l’uccisione dei soli figli maschi, mentre voi, con il vostro decreto, avete deciso la morte del popolo ebraico intero!”. Gli uomini capiscono e revocano la decisione, risposando ognuno la propria consorte. Dal secondo matrimonio dei genitori di Miriàm, la saggia bambina, nascerà proprio Moshè, l’uomo che Dio sceglierà per salvare l’intero popolo ebraico.

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