Mitzvot | Kolòt-Voci

Tag: Mitzvot

Sono le mitzvot la causa dell’Esodo

Alberto Somekh

Nel suo Commento alla Haggadah di Pesach Rav Eliezer Ashkenazì, un Maestro italiano del XVII secolo, si domandava perché ci siano ben tre feste di redenzione nel nostro calendario. Per insegnare il concetto non ne sarebbe bastata una sola? Egli risponde che ci sono tre modi per salvare una persona aggredita da altri. Si può far fuori l’aggressore per conto della vittima; dare alla vittima la forza di combattere da solo con l’aggressore o far sì che l’aggressore elimini se stesso. In corrispondenza di queste tre modalità sono state istituite altrettante feste “di redenzione”.

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La conversione (3) Rav Toaff: Meno se ne fanno, meglio è

Continua la pubblicazione a puntate della rivista Alef-Dac dell’agosto del 1987.

A Rav Elio Toaff, presidente del Tribunale Rabbinico della Comunità di Roma, abbiamo rivolto alcune domande sulla conversione. Ecco le sue risposte.

Quante persone vengono nel corso di un anno a chiedere di convertirsi e quante vengono accettate?

Un centinaio. In particolare, donne che vogliono sposarsi con ebrei e, per quanto possa sembrare strano, persone che sono in cerca di lavoro e che sperano di trovarlo nella nostra Comunità. Vengono accettate 2-3 domande all’anno.

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Ebrei di nascita e ebrei per conversione

Lettera firmata

Sono oramai diversi anni che ho deciso di convertirmi all’ebraismo e grosso modo un paio che ho cominciato seriamente il percorso per arrivarci. In questi anni sono entrato sempre più all’interno della vita della comunità e sto assistendo con una certa curiosità ai vari dibattiti che si sviluppano qui come nelle altre comunità italiane.

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Sull’obbligo delle mizvot

La derashà pronunciata da Debra Barki nel giorno del suo Bat mitzvà. Mazal Tov, Debra!

Nella Torà non si parla da nessuna parte della data Bar Mizvà o Bat Mitzvà cioè, del momento preciso in cui un ragazzo o una ragazza, arriva alla maggiorità religiosa, l’età della piena responsabilità sulle proprie azioni.

Ne parla invece la Ghemarà in Nidà (mem-hei) dove dice che i voti di una ragazza di dodici anni e un giorno sono validi e i voti di un ragazzo di tredici anni e un giorno sono validi. Rashi commenta che fino a quell’età essi sono perciò dei “ketanim”, minori legalmente. La Ghemarà in Yomà (peh-hei) indica inoltre che una ragazza deve iniziare a digiunare per Yom Kippur dall’età di dodici anni e un ragazzo dall’età di tredici. Prima di quel momento è obbligo dei genitori allenarli al digiuno.

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Amare il gher e amare la Torà e le mitzvòt

Alberto Somekh – Rabbino Capo di Torino

Ho letto e apprezzato il lungo scritto del Rav Mino Bahbout: “Conversioni: non lasciamole solo in mano ai rabbini” in risposta ad una lettera di Gabriello Marchetti che non mi risulta essere stata diffusa e che personalmente non ho visto. La lettura in questione mi lascia tuttavia diversi dubbi che sarebbe troppo lungo esporre qui. Mi limiterò perciò soltanto ai principali. Continua a leggere »

Il supermercato delle mitzvòt

Flavio

Caro Chavèr,

anche se inavvertitamente saro’ ricordato anch’io nella letteratura dell’Ebraismo Riformato Italiano (ho tolto qualche errore di traduzione dalla versione italiana del “Mondo delle Mitzvot” … e mi hanno messo nella sezione “ringraziamenti”!), ho progressivamente accentuato la mia posizione critica verso tale tentativo e non sono per niente contento del decollo della loro comunita’, destinata a seguire -temo- la traiettoria americana.

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Sull’accettazione delle Mitzwòt da parte del gher

Alberto Somekh

La posizione della Halakhah su questo delicato argomento è riassunta nei due articoli del Rav I. Ralbag, membro del Consiglio del Rabbinato Centrale d’Israel (in “Sridim” 17, Tishrì 5758, p. 42 sgg.) e del Rav Y. Poultorak, già Presidente del Tribunale Rabbinico di Lione (in “Sridim” 18, Adar 5759, p. 92 sgg.), apparsi entrambi sulla rivista annuale della Conferenza dei Rabbini d’Europa. Continua a leggere »