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Milano. Il fallimento di un’intera classe dirigente

La Comunità Ebraica a Milano va alle elezioni anticipate dimenticando, con molta ipocrisia, il grande furto di cui è stata vittima. Ecco il manifesto di un Assessore che ha deciso di farsi da parte e invita altri a farlo.

Guido Osimo*

Guido OsimoDomenica 22 marzo la Comunità Ebraica di Milano andrà alle urne, per eleggere il suo prossimo Consiglio. Il primo passo è la presentazione delle liste elettorali; e a mio parere è anche uno dei più importanti. Negli ultimi trent’anni la Comunità è stata amministrata in modo spesso inefficiente; la cartina di tornasole di questa grave inefficienza è stata naturalmente il cosiddetto “caso Lainati”. Tale caso è esploso nel 2014, in seguito al licenziamento del direttore amministrativo della Comunità Sergio Lainati, che è ora accusato di avere sottratto alle casse comunitarie parecchi milioni di euro.

Lainati è stato assunto in Comunità nel 1982; e un’attenta analisi dell’attività di Consiglio e di Giunta di questi trent’anni mostra che la resistibile ascesa di Sergio Lainati ai vertici amministrativi della Comunità è stata favorita in alcuni snodi importanti da una gestione politica approssimativa.

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Milano: Fantasia o Pinocchio?

I consiglieri di Ken rispondono dettagliatamente all’articolo di Davide Romano del 27.1.2015 sulla crisi comunitaria milanese

KaterKarloA noi, non ce ne voglia Romano, piace Walt Disney e cercheremo quindi di rimanere nel tema cinematografico a lui tanto caro o di richiamare i nostri amatissimi personaggi. Il resoconto di Romano ci appare quindi come una ricostruzione del tutto fallace e parziale, spesso completamente falsa e pretestuosa: almeno Fantasia non nascondeva, già dal titolo, la sua natura di sogno e poesia che ci ha accompagnato, assieme a una musica indimenticabile, per tante generazioni… Quindi probabilmente, non ci rimane qui che il nostro simpatico burattino di legno: certo Pinocchio però era solo un bambino, anzi addirittura un pezzo di legno, e nessuno gliene ha mai voluto per le sue piccole bugie che in più gli facevano pure allungare il naso… Romano ci pare sicuramente più maturo: dovremmo forse essere meno indulgenti, ma ci sforzeremo di tenere a mente l’immagine del nostro burattino per rendere le cose più lievi…

Ma andiamo con ordine, seguendo il filo del racconto di Pinocchio e cercando di aiutarlo a ritrovare la sua fatina:

I nostri lettori devono sapere innanzitutto che fin da prima delle elezioni del 2012 era noto a tutti che almeno uno dei consiglieri di Welcommunity avrebbe dovuto lasciare a breve l’Italia (e quindi il Consiglio) per motivi di lavoro; Meghnagi ha dunque formato le liste sapendolo, ma puntando sul consenso elettorale del suo compagno di lista per prendere i voti e rimandare a dopo (cosa che spesso ama fare..) la soluzione del problema. Sullo Statuto della Comunità poi Romano farebbe bene a rivolgersi all’Ucei, mentre il linguaggio che scimmiotta la nostra politica nazionale parlando di Ken “in maggioranza senza legittimazione popolare” e di Welcommunity che si sente “defraudata del voto elettorale” lascia francamente interdetti per la siderale distanza dalla realtà dei fatti e dei comportamenti tenuti in Consiglio che a nostro avviso dovrebbero fare fede più di ogni ricostruzione di parte…

Ebbene, MAI i consiglieri di Ken hanno utilizzato tale maggioranza contro il Presidente Meghnagi a cui hanno sempre ribadito la fiducia in più occasioni. Anzi, com’è stato detto anche durante l’Assemblea (nella quale Romano era probabilmente assai distratto…), l’unica volta in cui tale maggioranza è stata fatta valere da Ken è stato in occasione di Consiglio di fine luglio, dove – già dimissionari i consiglieri di Welcommunity – si è tenuto un Consiglio con la presenza di 9 consiglieri di Ken e il solo Meghnagi nel quale è stata presa la decisione di chiedere all’Assessore Besso di ritirare le proprie dimissioni rinnovandogli la fiducia: che il buon cronista si informi prima di scrivere colossali inesattezze… Continua a leggere »

Milano: Guida alla crisi comunitaria

In esclusiva per Kolot, la ricostruzione commentata degli avvenimenti che hanno portato la Comunità ebraica di Milano allo scioglimento del Consiglio.

Davide Romano

davide_romanoE così si va elezioni anticipate. Così termina il film della presidenza Meghnagi, con un finale di quelli così complicati che non tutti ne hanno capito le vere ragioni. Riavvolgiamo il nastro dunque, e andiamo a capire dove nasce la crisi.

Nel giugno 2012 le elezioni vengono stravinte da Walker Meghnagi (900 preferenze contro le 648 del primo degli eletti della lista Ken, Simone Mortara). La sua lista (Welcommunity) però, a causa di un sistema elettorale assurdo, ottiene solo 10 dei 19 eletti. Gli altri 9 vanno alla lista Ken.

Meghnagi decide di fare una Giunta che coinvolge anche gli avversari. Nel corso del 2014 un paio di consiglieri della lista Welcommunity si dimettono per ragioni personali, e il sistema elettorale mostra tutti i suoi limiti: non subentrano infatti i primi dei non eletti della lista guidata da Meghnagi, come accadrebbe in tutti gli organi elettivi del mondo. A entrare in Consiglio sono invece quelli delle liste avversarie.

Così succede che la Comunità si ritrova con un presidente di Welcommunity e una maggioranza di consiglieri della lista Ken. Una cosa che neanche il sistema elettorale di Calderoli (il cosiddetto Porcellum) era riuscito a concepire. Un fatto che minerà in maniera determinante i rapporti all’interno del Consiglio: con una maggioranza che d’improvviso si ritrova minoranza e si sente ingiustamente defraudata dal voto elettorale, da un lato. E quelli di Ken che – perse le elezioni – si ritrovano maggioranza senza averne la legittimazione popolare, dall’altro.

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Milano – Ex-presidente: “Milano non corre grossi rischi”

L’incredibile dichiarazione dell’ex-presidente Roberto Jarach

Roberto Jarach“I rapporti con le autorità di pubblica sicurezza sono ottimali, c’e’ la garanzia di assoluta vigilanza e le misure messe in atto sono sufficienti a garantire la prevenzione. Certo che i bimbi vadano a scuola con i militari fuori con il mitra non e’ mai piacevole per nessuno, ma non credo che per Milano ci siano grossi rischi”.

Lo ha detto Roberto Jarach, vicepresidente dell’Unione delle comunita’ ebraiche italiane, in commissione Pari opportunita’ a palazzo Marino, riguardo all’allarme terrorismo e alla sicurezza in citta’ per i membri della comunita’ ebraica. “Numericamente e dal punto di vista della visibilita’ – ha detto Jarach – l’attenzione e’ ovviamente spostata verso Roma.

Milano e’ piuttosto punto di richiamo per manifestazioni di frange extraparlamentari di matrice di destra, forse un fenomeno collegato al mondo operaio che Roma non ha, ma non credo che per Milano ci sia un pericolo come a Parigi. Peraltro, in Francia gli ebrei sono 300mila, in Italia meno di 30mila, numericamente la nostra presenza e’ molto meno rilevante”

Agenzia OMNIMILANO 22 gennaio 2015

Milano verso le elezioni: I retroscena delle dimissioni

La dichiarazione ufficiale dell’Assessore alle finanze della Comunità ebraica di Milano

Raffaele Besso

Raffaele-BessoCaro Presidente e cari consiglieri, l’assemblea di giovedì mi ha confermato una volta di più che le mie dimissioni sono l’unico atto responsabile che io possa intraprendere. E vorrei ribadire però agli amici della lista Ken che in democrazia elezioni e dimissioni sono atti e strumenti normali. Credo invece che sia stato irresponsabile non approvare il Bilancio 2013 facendoci assistere in giunta ed in consiglio ad un teatrino indegno per la Comunità. Quello dell’approvazione del Bilancio era un momento in cui questo consiglio doveva dimostrarsi coeso nella direzione del risanamento, della pulizia e della trasparenza. Invece così non è stato. Ritengo pericoloso che qualcuno possa dedurre da questa astensione, anche solo come ipotesi, che vi sia la volontà di nascondere o proteggere qualcosa o qualcuno. Qui si confrontano due approcci diversi alla cosa comunitaria E’ stato difficile in questi due anni e mezzo farle convivere.

Il caso Lainati è stata la dimostrazione concreta di come un certo tipo di gestione comunitaria debba essere rivista. L’effetto del caso Lainati è stato dirompente soprattutto perché ad esso si è aggiunta l’indifferenza nel dare seguito alla voce di chi protestava e metteva in evidenza fatti gravi. Anzi al contrario questa voce è stata messa a tacere. Io non posso ancora una volta rimane indifferente! Non lo posso fare come ebreo e come uomo e quindi voglio fare un piccolo gesto che ritengo però significativo: voglio dedicare questo bilancio al povero Sig. Campagnano zichronò livrahà.

Questo consiglio doveva dimettersi in toto dopo la scoperta della frode Lainati. E’ quello che ho suggerito al Presidente. Invece tutto è andato avanti come se niente fosse. Vero è che abbiamo dovuto trovare soluzioni di compromesso però mi piace qui citarne alcune di quelle che i consiglieri della lista di Wellcomunity hanno dovuto sopportare per il bene della cosa comune ovvero la Comunità non facendone certo un discorso di lista. Non credo si possa dire il contrario. Abbiamo sacrificato l’assessorato alla scuola per poter continuare a governare la comunità assieme. Abbiamo consentito che Daniele Nahum, che ormai da diversi mesi ricopre un ruolo politico, continui a sedere in consiglio in chiaro conflitto di interessi e creando più di una volta situazioni pubbliche di imbarazzo. Abbiamo confermato il contratto a Rav Della Rocca per altri due anni, così come proposto dai consiglieri della lista Ken, nonostante l’importante investimento che ciò richiede alla Comunità e senza richiede un minimo riscontro circa il ritorno dello stesso. Ricordo che invece il progetto relativo al Beth hamidrash – collegio rabbinico del nord Italia è stato fatto affondare dai consiglieri della lista Ken ancora prima che potesse partire e ciò nonostante le continue sollecitazioni da parte della Comunità di Torino e dell’UCEI.

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Il piccolo esodo degli ebrei italiani

Aliyah. Fra crisi e identità, il piccolo esodo verso Israele degli ebrei italiani. Nel 2014 sono partiti in 300. Mai così tanti dagli anni ’70. Un tempo erano ragazzi, ora soprattutto famiglie. Più romane che milanesi. Alla ricerca di un impiego e della possibilità di vivere pienamente la propria cultura

Giorgio Ghiglione

Aliyah_Young_Aliyah_main (1 of 1)Trecento persone. È il numero degli ebrei italiani che nel 2014 ha scelto di fare l’aliyah, l’emigrazione verso Israele. Una piccola cifra se paragonata all’esodo che riguarda la Francia, ma nel nostro Paese la comunità è molto più ridotta, attestandosi intorno ai 35 mila membri, secondo le stime della comunità ebraica di Milano. «Non è una migrazione colossale, però è un dato interessante se uno guarda la serie storica» spiega il professor Sergio Della Pergola, docente di Studi sulla popolazione ebraica all’Università di Gerusalemme. «L’immigrazione più massiccia è avvenuta subito dopo la Guerra dei Sei giorni, quando si arrivò al massimo storico, poco più di 350 persone», continua Dalla Pergola. «Quest’anno siamo alla cifra più alta a partire dagli anni ’70».

Quello degli olim, questo il nome degli ebrei che vanno a vivere in Israele, è un fenomeno in crescita da almeno 10 anni. Come ci racconta ancora Dalla Pergola: «A partire dal 2003-04 si è verificato un continuo incremento nel numero degli immigrati verso Israele. Se guardiamo i dati degli anni precedenti, sia nel 2013 che nel 2012 il numero è di circa 130-140 persone. Nel 2014 abbiamo un raddoppio rispetto ai dati dei due anni precedenti, che a loro volta erano più alti rispetto a quelli di tutto l’ultimo decennio».

Ma chi sono i nuovi israeliani di origine italiana? «Ce ne sono due tipi» racconta al telefono da Tel Aviv Fiammetta Maregani. «Quelli come me che non vengono solo per ragioni legate al sionismo, ma anche per motivi culturali ed economici, e quelli invece più legati agli ideali religiosi e sionisti». Ricercatrice in antropologia all’Università di Tel Aviv, Maregani si è trasferita in Israele nel 2012. «Fino a dieci anni fa – spiega – quelli che facevano l’aliyah per ragioni politiche e religiose erano più numerosi. Oggi, vista anche la crisi in Italia, molti si trasferiscono per motivi economici».

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Milano: Dimissionari Presidente e Assessore alle Finanze

Dopo mesi di polemiche (riguardo le quali la Comunità è stata tenuta sovieticamente all’oscuro) sono arrivate con la Newsletter ufficiale della Comunità ebraica di Milano le dimissioni del Presidente Walker Meghnagi e dell’Assessore alle Finanze Raffaele Besso. Secondo molti dietro le dimissioni ci sarebbero anche gli strascichi del colossale furto subito dalla Comunità a opera di un dipendente (leggi qui). Se si dovessero dimettere altri membri il Consiglio potrebbe decadere e si andrebbe a nuove elezioni.

Questo il testo delle Newsletter:

Riceviamo e pubblichiamo, per doverosa informazione agli Iscritti. 
A breve su Mosaico un resoconto sulla situazione e gli sviluppi.

Gentile Rabbino Capo Rav. A. Arbib
Gentile Segr. Generale A. Sasson
Consiglieri della Comunità

In seguito a quanto accaduto durante la  riunione di Giunta e Consiglio di ieri 21 c.m. , ritengo non esserci più le condizioni che mi avevano portato all’inizio di questo mandato ad assumere l’incarico di presidente della Comunità Ebraica di Milano.
Rassegno pertanto le mie irrevocabili dimissioni dalla Presidenza e dal Consiglio della Comunità Ebraica di Milano.
Ringrazio Alfonso Sasson, Massimo Perseu e tutti i dipendenti e collaboratori per aver avermi supportato in questi due anni difficilissimi.
Cordiali Saluti
Walker Meghnagi

 

Gentile Presidente
Gentile Rabbino Capo Rav. A. Arbib
Gentile Segr. Generale A. Sasson
Consiglieri della Comunità

Facendo seguito a quanto avvenuto durante l’ultima riunione di Giunta e di Consiglio tenutasi martedì 21 c. m.  e alle conseguenti dimissioni del Presidente, ritengo venute meno le minimali condizioni per poter continuare a svolgere il mio incarico con serenità e passione.  Con la presente rassegno pertanto le mie irrevocabili dimissioni dal Consiglio della Comunità Ebraica di Milano.
Ringrazio Alfonso Sassun e Massimo Perseu per la dedizione e la professionalità profuse.
Raffaele Besso