Libri | Kolòt-Voci

Tag: Libri

Daniel, matto ma non troppo

Ruth Migliara Di Segni

DanielMattoAnno 1776. Nel ghetto di Roma, splendidamente dipinto da Mario Pacifici nel suo nuovo romanzo “Daniel il Matto”, gli ebrei conducono vite semplici e senza pretese. Ciascuno cerca di portare a termine la giornata, facendo il suo mestiere e tenendosi lontano dai guai. Dall’esterno, d’altronde, molteplici pressioni rendono la vita non facile. Di fronte ad un furto, c’è subito chi non vede l’ora di trovare un colpevole nel ghetto. La chiesa, dal canto suo, tenta con ogni via, di ricondurre il popolo ebraico alla “giusta fede” e, in tutto questo, le autorità civili stanno a guardare e assecondano la logica per cui l’ebreo è colpevole e perdente in partenza.

A Daniel il matto non importa di niente e nessuno e, inizialmente, in questo, ci sembra davvero un folle. Ma se si seguono le sue avventure, intrecciate a quelle di altri personaggi del ghetto, si finisce per comprendere che, come spesso accade, il matto è forse l’unico ad afferrare la verità delle cose. D’altronde la follia di Daniel sta forse solo nel non arrendersi all’ingiustizia e nel coraggio di esporsi e prendere posizione. Egli è inoltre “speciale” non solo per la sua irriverenza.

Continua a leggere »

Aharon Appelfeld: “La letteratura spiega il mondo ma non lo cambia”

Lo scrittore autore di 42 libri

AppelfeldIncontro Aharon Appelfeld, come faccio sempre quando mi trovo a Gerusalemme, alla Ticho House, il caffè dove va due volte la settimana per scrivere a lungo e a mano su un foglio di carta bianco con la sua biro.

Stefan Zweig, ebreo per accidente di nascita

Libri della Soffitta

Roberto De Giorgi

Il nostro autore è Stefan Zweig, austriaco, nacque nel 1881 a Vienna e per alterne vicende muore nel 1942 in Brasile a 60 anni. E’ stato un drammaturgo, giornalista e biografo. Al culmine della sua carriera letteraria, concentrata tra il 1920 e il 1930, è stato uno degli scrittori più tradotti e famosi del mondo. Il Brasile si arguisce è un esilio volontario. Zweig era ebreo, il padre ebreo ricco produttore di tessuti, la madre, di origini italiane, figlia di banchieri ebrei che avevano fatto fortuna ad Ancona in Italia. Il rapporto con la religione diventa anche studio accanto alla filosofia. Forse perché, preso dalle vicende storiche lo scrittore dirà che “mia madre e mio padre erano ebrei solo attraverso un accidente di nascita” Ma non rinnegò la fede.

Tra sofferenza ed erotismo

“La chiave di casa”, autofiction alla ricerca delle proprie radici. Nipote di nonni turchi ed ebrei, Tatiana Salem Levy, è nata in Portogallo ed è emigrata per scelta tra Brasile, Usa, Francia

Silvana Mazzocchi

Quanto contano le proprie radici in un mondo come quello attuale che non conosce confini e dove tutto si mischia e si confonde fino a farci spesso smarrire la memoria delle nostre origini? Tatiana Salem Levy, 32 anni, portoghese di nascita ma migrante per scelta tra Brasile, Stati Uniti e Francia, scava alla ricerca del suo passato e dei suoi nonni turchi ed ebrei in una terra mai conosciuta eppure familiare. E va indietro nel tempo, per ricomporre tutti i pezzi di un intimo percorso sulle tracce della sua identità più profonda. Continua a leggere »

Ebreo, romanzo delle identità

Di Ebreo, un thriller molto crudo – e davvero per stomaci forti – di un autore (o autrice…) canadese che utilizza da anni il nome di fantasia D. O. Dodd e che è stato pubblicato in questi giorni dalla milanese Leone Editore, mi hanno incuriosito, al termine della lettura, diversi aspetti.

Continua a leggere »

Lévinas torna a parlarci

Carla Di Martino

In libreria per Bompiani per la prima volta in italiano “I Quaderni di Prigionia e altri inediti” di Emmanuel Lévinas (1905-1995), filosofo ebreo francese di origine lituana che fu una delle voci principali del mondo intellettuale francese del dopoguerra e testimone dei principali eventi del nostro secolo: la rivoluzione russa, l’hitlerismo, l’olocausto.

Continua a leggere »

Lévinas, la prigionia fa bene agli aforismi

Esce lo zibaldone del filosofo ebreo. Lo scrisse su taccuini di fortuna quando era detenuto in Germania

Alessandra Iadicicco

Ebreo, ucraino, ma dal 1930 cittadino francese, durante la Seconda guerra mondiale il filosofo Emmanuel Lévinas fu fatto prigioniero dopo l’invasione tedesca della Francia, nel 1940. Dapprima rinchiuso negli stalag di Rennes e di Laval, fu trasferito nel ‘42 a Vesoul, e infine in Germania, a Fallingsbostel, vicino a Hannover, dove restò fino al ‘45 segregato in baracche per prigionieri israeliti cui era proibita ogni pratica del culto.

Continua a leggere »