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Piemonte Kibbutz: quando gli ebrei sfuggiti ai lager trovarono a Torino una casa

Un primo passo per tentare di raggiungere la Palestina

Federico Callegaro

Kibbutz TorinoDisplaced Persons: persone «spostate», da inserire in un nuovo contesto. E’ con questa definizione, coniata dagli Alleati dopo la fine della guerra, che verranno identificati più di 30 mila ebrei provenienti da nazioni diverse ma con in comune due cose: quella di essere arrivati in Italia da Germania, Austria e Polonia e quella di essere sfuggiti alla morte dopo lunghi periodi di prigionia nei campi di concentramento tedeschi.

La loro storia inizia subito dopo che la storiografia cessa di interessarsi agli eventi che li riguardano direttamente, ovvero subito dopo lo svuotamento dei lager nazisti. Questo grande flusso di uomini, donne e bambini, in fuga da un passato che volevano dimenticare, finiranno per transitare dal nostro Paese per raggiungere la Palestina. Durante l’ultimo periodo degli anni ’40, infatti, saranno così tanti quelli che sceglieranno l’Italia come via privilegiata per raggiungere il mare che Mario Toscano, uno dei primi studiosi del fenomeno, coniò per lo stivale la definizione di «porta di Sion». Da questa dinamica non si sottrassero le città piemontesi: campi di profughi ebrei nacquero a Rivoli e a Grugliasco, mentre nella campagna intorno a Torino sorsero anche i kibbutz. Colonie agricole in cui si viveva di agricoltura, con una visione comunitaria del tempo e dei mezzi che doveva anticipare e servire a formare per quello che poi sarebbe stato il futuro in Palestina.

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Cresciuta in un ebraismo di morte, è rinata dentro un kibbutz

Storia di Idit, figlia di sopravvissuti all’Olocausto. Una “comune” sionista, socialista e atea, ma carica di una responsabilità verso la vita che sa di antico. Continua il viaggio di Tempi nelle periferie esistenziali.

Angelica Calò Livné

Angelica Edna Calò LivnèIdit Pintel-Ginsberg inizia a parlare con un sorriso: «Sono nata a Parigi. Quando avevo 10 anni mio fratello mi regalò un libro di storie ebraiche, Contes et Légendes d’Israël. Amavo molto quel libro misterioso che mi affascinava e che non riuscivo a capire. Si narrava di uomini pii che vedevano apparire il nome di D-o avvolto nelle fiamme. Della verga di Abramo che aveva il potere di dare origine all’albero della vita. Uno dei racconti si chiamava “Il luogo dove fu costruito il Beit HaMikdash” (il Tempio di Gerusalemme, ndr). Era la storia di due fratelli: uno viveva solo nella sua casetta e l’altro aveva moglie e figli.

«Quando il padre morì lasciò loro un campo. I due uomini lavorarono alacremente per ottenere un bel raccolto ed ecco, alla Festa delle Pentecoste giunse l’ora di raccogliere i frutti della loro fatica. Dopo il primo giorno di lavoro, durante la notte il fratello sposato disse a sua moglie: “Non riesco ad addormentarmi, penso a mio fratello, da solo nella sua casa vuota, non c’è chi si curi di lui, chi lo accolga al ritorno dai campi. Noi abbiamo tutto ciò che desideriamo: abbiamo la famiglia!”. Così si levò nella notte, andò nel campo, raccolse dei covoni e li poggiò sul carro del fratello, che nello stesso tempo si girava e si rigirava nel suo letto pensando: “Come posso dormire tranquillo e ricevere lo stesso raccolto di mio fratello? Io che sono solo mentre lui deve preoccuparsi di sua moglie e dei suoi figli…”. Si alzò e andò a portare una parte dei suoi covoni sul carro del fratello. Andò avanti così per alcuni giorni, ed essi ricevevano lo stesso raccolto ogni giorno. Finché una notte si incontrarono, scoppiarono in un pianto dirotto di emozione e si abbracciarono.

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1947. Quando Ada aveva diciassette anni

La nascita di Israele, il sionismo, il kibbutz, la guerra e la pace, nella testimonianza di una protagonista d’eccezione: Ada Sereni, nipote di Enzo e Mimmo Sereni, figlia di Enrico e di Agar. L’intervista e’ tratta dal documentario ”Figlie della terra di Canaan” di Nella Condorelli, produzione SPI CGIL e RAI News24. Con la testimoninanza di Dyala Al Husseini, Jacqueline Sfeir, Amal Hassan, Khadra al-Akwas, Neri Livneh, Manuela Dviri, Sheeva Friedman, Rania Arafat, fara’ parte di un libro di prossima pubblicazione “Muro contro muro. Le donne israeliane e palestinesi di fronte al conflitto mediorientale”. Continua a leggere »

Ecco come e perché ho perso l’innocenza dell’ebrea perbene

Fiamma Nirenstein – Il Foglio

Nel 1967 ero una giovane comunista, come la maggior parte dei ragazzi italiani.

Stufa del mio comportamento ribelle, la mia famiglia mi mandò in un Kibbutz dell’alta Galilea, Neot Mordechai. […] Quando scoppiò la guerra dei Sei giorni, Moshe Dayan parlò alla radio per darne l’annuncio. Chiesi ai miei camerati di Neot Mordechai che cosa volessero dire le sue parole. Mi risposero: “Shtuiot”, sciocchezze. Continua a leggere »