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Col suo attacco Moni Ovadia ricompatta gli ebrei

Anche se l’articolo del Corriere recita il contrario, l’attore (vecchia conoscenza di Kolot) riesce a mettere d’accordo tutti e fa pubblicità gratuita al Festival rivelazione dell’anno. Andrebbe pagato (Kolot)

Gian Guido Vecchi

moni-ovadia-640Per capire il clima basterebbe il commento di Walker Meghnagi, presidente della comunità ebraica di Milano, «non mi pare una grande perdita, non credo che nessuno piangerà dopo queste parole incoscienti e pericolose». Moni Ovadia ha deciso di lasciare la comunità, cui era iscritto «per rispetto dei miei genitori», accusandola d’essere diventata d’ufficio di propaganda» del governo israeliano. Intervistato dal Fatto quotidiano, ieri, ha parlato di «un veto» che «qualcuno» tra gli organizzatori avrebbe posto alla sua presenza nel festival di cultura ebraica Jewish and the city, che si è svolto a Milano dal 28 settembre all’1 ottobre. E questo «per le mie posizioni critiche del governo Netanyahu».

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Il senso dello shabbat oggi

Dal 28 settembre al 1 ottobre 2013 parte a Milano la prima edizione di Jewish and the City, Festival Internazionale di Cultura ebraica, quest’anno dedicato allo shabbàt, l’unico dei 10 comandamenti rilevante solo per gli ebrei. Ma può lo shabbàt insegnare qualcosa anche ai non-ebrei, oggi?

David Piazza

Mai come oggi si parla di tempo. Da una parte la società dei consumi è vorace del nostro tempo libero dilatato e dall’altra, specularmente, la società del lavoro si affanna a ottimizzare i singoli minuti del nostro tempo produttivo. Anche nei confronti delle amicizie e soprattutto della famiglia, ci sentiamo sempre in difetto e siamo stati costretti a inventarci il tempo qualitativo perché fatichiamo a offrire quello quantitativo.

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