Islam | Kolòt-Voci

Tag: Islam

Ebrei di Teheran, iraniani per paura

Viaggiare senza capire. Un reportage che fa finta di non capire che una parola di troppo fa saltare la testa. “Ebrei a favore del nucleare iraniano”. Già.

Emiliano Bos

IranLe mani rugose di un anziano stringono un’edizione tascabile della Torah. Siamo in una delle sinagoghe di Teheran. Sorge all’angolo di Felestin street, via Palestina. Storia e toponomastica si strizzano l’occhio. Una riproduzione del Mosè di Michelangelo a carboncino. È il dono della studentessa-pittrice musulmana Azadeh Saqafia per esprimere riconoscenza alla comunità ebraica di Teheran, oggetto della sua tesi di laurea. Il profeta riconosciuto dalle tre religioni abramitiche siede accanto alla riproduzione delle pagine della Torah con i Dieci Comandamenti e alla fotografia dell’Imam Khomeini. Nel mezzo, la bandiera tricolore della Repubblica Islamica.

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Tunisia: Gannouchi tende mano a comunità ebraica

Leader Ennahda, siete parte della nostra storia

Diego Minuti

Tunisia(ANSAmed) – TUNISI, 22 NOV – Un incontro a quattr’occhi, ma su cui Ennahda, il partito islamico di governo in Tunisia, ha voluto la massima attenzione mediatica. Nel suo sobrio ufficio, nella sede di Ennahda, nel centro di Tunisi, il presidente e leader del partito, Rached Gannouchi ha incontrato il gran rabbino di Tunisia, Ham Bittan. Un incontro dalla fortissima valenza simbolica, perché giunge dopo un lungo periodo in cui la comunità ebraica tunisina, radicata da secoli e secoli nella storia e nella cultura del Paese, è stata bersaglio di minacce e anche di intimidazioni da parte degli integralisti islamici. Sull’avvenimento ha voluto intervenire, direttamente in termini di pubblicizzazione, lo stesso Gannouchi che ha scelto la sua pagina su Facebook per spiegare di avere voluto incontrare Bittan per comprendere, direttamente dal gran rabbino, quali siano le preoccupazioni della comunità ebraica nel Paese.

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Svastica e Corano

La conversione all’islam, una seconda vita per gli ufficiali nazisti In nome della nuova guerra contro gli ebrei in medio oriente

Giulio Meotti 

nazi_islam“Il nazista più ricercato al mondo vive a Damasco?”, domanda un articolo della rivista americana Foreign Policy. L’ultimo dispaccio del Centro Wiesenthal, che porta il nome del cacciatore dei nazisti e non dà tregua agli ultimi criminali di guerra ancora in vita, riguarda un signore che oggi avrebbe centouno anni. Il suo nome è Alois Brunner ed è responsabile della morte di oltre 130 mila ebrei fra Salonicco e Parigi. Il caso Erich Priebke, scomparso a Roma all’età di cento anni, insegna di non escludere che un boia possa arrivare ai cento. “Tardi, ma non troppo tardi”, recita il poster diffuso dal Centro Wiesenthal per raccogliere informazioni su Brunner. I cacciatori di nazisti lo collocano in Siria, dove è stato visto l’ultima volta nel 2001, protetto dal regime di Bashar el Assad. “E’ possibile che sia vivo e vogliamo portarlo davanti alla giustizia”, ha detto Egbert Buelles della procura di Colonia.

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Il sacrificio di Tolosa

Qualche riflessione sulla tragedia e una tradizione difficile

Alberto Moshe Somekh

“Colomba mia negli anfratti della roccia, nel nascondiglio del dirupo, mostrami il tuo aspetto, fammi udire la tua voce, poiché la tua voce è dolce e il tuo aspetto è grazioso” (Shir ha-Shirim 2,14). Nelle nostre fonti il popolo ebraico è spesso paragonato ad una colomba.  Scopriremo presto la ragione di ciò.

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Unpolitically correct

Forse, finalmente, la parola islamo-nazista inizierà ad avere una sua legittimazione nel dibattito politico e culturale che agita l’Europa

Gheula Canarutto Nemni

E ora che si sa la verita’. Che e’ chiaro che dietro a quel casco nero e a quella motocicletta maledetta si nascondeva un ennesimo musulmano, la moralita’ del mondo mediatico si svegli. Si scuota dal proprio torpore, paura, ansia politically correct, di dare contro apertamente alla cultura, alla ricerca spasmodica della morte, dell’islam. Non e’ un mondo intero da condannare, da denunciare.

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In Marocco i cittadini ebrei plaudono alla nuova Costituzione

Per i 5000 ebrei che ancora vivono in Marocco, la nuova Costituzione, proposta da re Mohammed VI e approvata il 1° luglio scorso con un referendum popolare, rappresenta un riconoscimento importante.

Lucia Balestrieri

Terrasanta.net – Nel terzo capitolo della Carta, infatti, si parla di una nazione che basa la sua unità su diversi contributi identitari fondanti e l’ebraismo è citato tra la cultura araba, amazighita (berbera), sub sahariana africana, andalusa e mediterranea. «È un dato di fatto che siamo parte della storia del Marocco sin dai tempi antichi, ma vederlo scritto nero su bianco nella Costituzione è un segnale che ci onora», afferma a Terrasanta.net André Azancot, un anziano della piccola comunità di 250 ebrei di Rabat.

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Libia, l’antisemitismo (senza ebrei) dei rivoluzionari

I ribelli: «I carri armati di Gheddafi sono costruiti in Israele». E «Iehud» è l’offesa che si fa a Gheddafi

Lorenzo Cremonesi

La Nato sbaglia obbiettivi e colpisce le camionette del rivoluzionari? Niente paura, loro hanno una spiegazione. «Sono piloti ebrei. Il Mossad aiuta Gheddafi», affermano quasi fosse un fatto assodato, indiscutibile. Come del resto è evidente che Gheddafi sia figlio di una donna ebrea e per giunta prostituta, elemento questo che in se stesso spiegherebbe la sua perfidia, il suo desiderio di derubare il popolo libico, la sua doppiezza. I più fantasiosi aggiungono che il padre sarebbe stato un «fascista italiano».

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