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Se gli ebrei buoni sono quelli contro Israele

Un libro di Ottolenghi attacca gli intellettuali tolleranti con l’ Islam e critici verso il sionismo

L’ ultima frontiera del politicamente corretto: rinnegare la propria patria

Il testo qui pubblicato è la prefazione di Magdi Allam al libro di Emanuele Ottolenghi «Autodafé. L’ Europa, gli ebrei e l’ antisemitismo», Lindau, pagine 382, 24, in questi giorni in libreria. Emanuele Ottolenghi ha insegnato Storia d’ Israele all’ Università di Oxford. Ora dirige il Transatlantic Institute di Bruxelles.

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Non difendono Israele ma spingono le Comunità a destra

Ugo Volli

Cara Morashà, gli articoli distribuiti nella newsletter di ieri mi confermano una preoccupazione che nutrivo da tempo. Vi sono alcuni illustri intellettuali ebrei che fanno politica italiana nel nome della difesa di Israele. In particolare mi sembra che più di usare la loro intelligenza per convincere l’opinione pubblica italiana a combattere l’antisemitismo e ad avere uno sguardo equo sulle politiche di Israele, si sforzino di convincere la comunità ebraica a schierarsi esplicitamente per una parte politica, la destra. A questo scopo non esitano a delegittimare o almeno a mettere in dubbio l’autorità di chi come Luzzatto rappresenta ufficialmente gli ebrei italiani; stabiliscono liste di nemici, da D’Alema e in genere la sinistra italiana, al governo spagnolo; tessono improbabili alleanze con i settori cattolici più integralisti, fornendo perfino attestati di persecuzione a Buttiglione.

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Gli ebrei buoni e quelli cattivi

Una riflessione sulle tesi di Moni Ovadia, Clotilde Pontecorvo e Paola Di Cori

Claudio Vercelli

Ci sono gli ebrei buoni, che piacciono, e ci sono quelli considerati antipatici. I primi, in genere, sono coloro che appartengono alla onorata categoria degli intellettuali, preferibilmente pacifisti, progressisti, non più troppo giovani, spesso di buona estrazione socioeconomica. Sì, perché l’origine sociale non è di certo estranea nella determinazione delle idee che ognuno di noi coltiva rispetto a certi problemi che lo coinvolgono. I buoni piacciono perché parlano un linguaggio universalista, aperto alla comprensione e disposto al dialogo. Sono considerati gli interlocutori ideali per qualsivoglia intendimento di pace. Gli altri sono invece tra quanti risultano essere assai meno graditi, in virtù di una sorta di materialismo dei sentimenti che viene loro contestato e che li caratterizzerebbe perché “poveri di spirito”. Continua a leggere »

L’antisemitismo si può battere con il confronto

Yasha Reibman

SIGNOR direttore, La ringrazio per l’invito al dialogo che ha voluto rivolgermi ieri dal Suo giornale. A partire dal caso Mieli proporrei due spunti di riflessione. Con una premessa: lo sdegno del mondo politico e giornalistico è stato unanime. Siamo soddisfatti. Continua a leggere »

Milano, gli ebrei contestano Asor Rosa

Tensioni e accuse di antisemitismo per il libro «La Guerra»

Enrico Caiano – Corriere della Sera

«Tolga i riferimenti alla razza e al deicidio». La replica: rifletterò, ma no alle abiure. Cofferati: il pacifismo può fermare la guerra in Iraq

Milano – La bandiera di Israele sventolata in prima fila e poi sul palco tra le grida. Una kefiah che vola al collo di un palestinese mentre arringa il pubblico e fa insorgere i rappresentanti della Comunità ebraica: «Se c’è un antisemita è lo Stato di Israele». Teatro Franco Parenti: scene conclusive del dibattito sul libro di Alberto Asor Rosa La Guerra , edizioni Einaudi. A discuterne pacatamente per quasi un’ora e mezza l’autore, intellettuale di sinistra, l’ex leader della Cgil Sergio Cofferati e il direttore editoriale della Rcs Paolo Mieli.

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