Halakhà | Kolòt-Voci

Tag: Halakhà

Ebrei della legge, ebrei del sentimento, anche a Trieste

Dal giornalino della comunità ebraica (Iarchon) la solita questione della berakhà “mista” di Kippur vietata dai rabbini “intransigenti”. Il rabbino risponde ma gli spiriti liberi non demordono e fanno l’occhiolino ai riformati.

Cari amici, è il secondo giorno di Rosh a Shanà, sono le ore 10 circa, non dovrei essere al computer a scrivere queste righe; questa mattina mi sono svegliato per andare al tempio ma non me la sono sentita. Non so cosa verrà fuori da questa mia lettera, conoscendo la nostra Comunità temo che ci saranno alcune persone che mi toglieranno il saluto ed altre che forse prenderanno le mie difese ma una cosa è sicura, il piccolo sasso che lancio farà molti cerchi ma se nessuno comincia……. a che serve lamentarsi? La mia speranza è che nessuno si senta offeso e che venga capito lo spirito fraterno e costruttivo con il quale mi accingo a scrivere. Sono una persona che di Halacha sa ben poco; fin da piccolo mi è però sempre stata insegnato che l’Ebraismo sublima il concetto di famiglia, di amore tra i coniugi, di amore incondizionato verso i figli. Io, come tutti sanno non ho figli e sono quindi la persona meno indicata a parlare ma non posso stare zitto. Continua a leggere »

Bioetica in Israele

Giuio Meotti

Una radicale libertà, ricerca ed esperimenti senza limiti

Emergenza demografica, fecondazione incoraggiata, e una domanda: la vita inizia quando il pupo sbadiglia o no?

Roma. La ricerca scientifica gode di un’ampia libertà in Israele, trova fondamento e limitazioni nella Halaka, la Legge religiosa ebraica. E’ una libertà accettata moralmente dall’intera società e dalle autorità rabbiniche, perché le nascite tramite fecondazione in vitro sono il 2 per cento del totale, contro lo 0,2 degli Stati Uniti. L’ordine di “prolificare e moltiplicarsi” ripetuto due volte nella Torah, prima ad Adamo ed Eva e poi alla famiglia di Noè, non è mai stato considerato tanto urgente quanto oggi che Israele non beneficia più delle grandi ondate migratorie. Inoltre: dall’inizio della seconda Intifada sono morti 1017 israeliani e nel 2012, stando ai dati dell’American Jewish Committee, nel Grande Israele, con dentro Samaria e Giudea, i palestinesi saranno maggioranza. Per questo vengono addirittura finanziati dallo Stato i tentativi di fecondazione in vitro fino alla nascita dei primi due figli. Con gli attentati kamikaze, alcuni genetisti hanno parlato persino della possibilità di prelevare un tessuto di un figlio morto e di clonarlo, e consentire alle mogli dei soldati uccisi nei Territori di fecondarsi con il seme congelato del marito. Continua a leggere »

Che ne è dello shabbàt se cade di Kippur?

Una “chaqirah” halakhica

Alberto Somekh

Qualche giorno fa un membro della mia Comunità mi ha posto un quesito interessante: se Yom Kippur cade di Shabbat, come quest’anno, che cosa ne è della Mitzwah di ‘Oneg Shabbat (“delizia del Sabato”)? E’ possibile che questo aspetto del “settimo giorno” venga del tutto messo da parte a fronte della Teshuvah e del digiuno?

La domanda richiede una “chaqirah” (indagine, disamina) delle Halakhòt di Yom Kippur, ed ecco per sommi capi gli elementi che ho ritenuto rilevanti. Continua a leggere »

Conversioni: non lasciamole solo in mano ai rabbini

Scialom Bahbout

Risposta alle osservazioni di Gabriello Marchetti al suo articolo sulle conversioni

Gerusalemme, 4 giugno 2004 – 15 sivan 5764

Egregio signor Gabriello Marchetti,

David Piazza mi ha trasmesso la sua lettera che ho letto con attenzione e della quale la ringrazio, perché mi dà l’occasione di chiarire alcuni concetti, cosa che non potevo fare di fronte a un pubblico che era convenuto per ascoltare soprattutto l’enunciazione di alcuni principi e non un trattato sulla posizione dell’ebraismo sulla conversione. Il tempo a nostra disposizione era di appena dieci minuti!

Legga la mia risposta (almeno parziale) nella lettera allegata e, in altra occasione, magari non per lettera ma a voce, potremmo ridiscutere più ampiamente della questione.

Un cordiale shalom e shabbath shalom

Per quanto riguarda le sue osservazioni, io posso rispondere per quella che è la mia esperienza sia personale, che nell’ambito del Beth din della Comunità ebraica di Roma.

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Una risposta a Rav Scialom Bahbout in merito a “Rapporto tra stato e religioni”.

Gabriello Marchetti – Modena

Caro Rav Scialom Bahbout, con tutta la stima che da tempo conservo nei Suoi confronti , sento di dover esprimere alcuni concetti rispetto a cio’ che Lei ha scritto .

“La conversione all’ebraismo ha sempre comportato un percorso di attenzione , che richiede proprio alla persona che intende convertirsi un esame della propria vera vocazione. Un esame che il convertendo deve fare innanzi tutto per se stesso, affinchè la sua decisione non sia contraria alla natura stessa dell’uomo….”

Avrei alcune critiche da sottoporLe. Continua a leggere »

Una ricorrenza piu’ divisa?

Alberto Somekh

Nel ringraziare coloro che, dall’Italia e da Israel, hanno contribuito a meglio chiarire il dibattito su Yom ha-‘Atzmaut, mi sia concesso lo spazio per una replica. Non certo per spirito di polemica. Lungi dal trattarsi di una questione halakhica in senso stretto, essa è legata a fattori ideali che senza dubbio stanno a cuore a molti.

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La conversione: progetto individuale e progetto collettivo

Rav Michel Monheit

Il ghiùr, ossia la conversione, non è più oggi un problema di halakhà. Tutti gli aspetti della questione sono stati chiariti già da molti secoli. Basta riferirci al Talmùd, a due capitoli di Maimonide e allo Shulchàn ‘Arùkh. Se si aggiunge qualche risposta moderna, avremo chiuso il cerchio dell’argomento. Il problema del ghiùr sarebbe essenzialmente d’ordine pratico: il candidato risponde o no alle richieste poste dalla halakhà?

Pertanto, un rapido tentativo di definizione del ghiùr rischia di suscitare dei problemi imbarazzanti. Il ghiùr sarebbe la procedura al termine della quale un non ebreo diventa ebreo. Senza voler entrare nei dettagli, ci si può domandare se diventare ebreo possa diventare oggetto di una procedura, se la nozione stessa di ‘diventare ebreo’ non sia contraddittoria e se, infine, questo ‘diventare ebreo’ non ci obblighi a definire innanzitutto questo piccolo termine: ‘ebreo’. Continua a leggere »