Halakhà | Kolòt-Voci

Tag: Halakhà

Kippur che cade di shabbàt

Una “chaqirah” halakhica

Alberto Somekh

Qualche giorno fa un membro della mia Comunità mi ha posto un quesito interessante: se Yom Kippur cade di Shabbat, come quest’anno, che cosa ne è della Mitzwah di ‘Oneg Shabbat (“delizia del Sabato”)? E’ possibile che questo aspetto del “settimo giorno” venga del tutto messo da parte a fronte della Teshuvah e del digiuno? La domanda richiede una “chaqirah” (indagine, disamina) delle Halakhòt di Yom Kippur, ed ecco per sommi capi gli elementi che ho ritenuto rilevanti.

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Coppie di patto

Alberto Somekh

La delicata questione delle “coppie di fatto” che tanto appassiona il mondo cattolico in Italia oggi è già stata affrontata da eminenti autorità rabbiniche del XX secolo. E naturalmente, queste lo hanno fatto in un modo genuinamente ebraico. Mentre da noi in genere due partners ebrei finiscono prima o poi sotto la chuppah, sembra che non sia sempre così altrove, soprattutto negli Stati Uniti, dove le convivenze sono un fatto comune anche all’interno della Comunità ebraica. Il problema che i Rabbini si sono posti è perciò il seguente. Se due conviventi ebrei si lasciano e uno dei due decide di sposarsi regolarmente con un altro/a, si deve richiedere il ghet per “formalizzare” lo scioglimento della prima unione? Continua a leggere »

Di mamma ebrea ce n’è una sola

Sulla matrilinearità nell’ebraismo

Gianfranco Di Segni

In un recente numero di Ha Keillah (febb. 2005), nella lettera intitolata “Limpieza de sangre”, Claudio Canarutto ha riproposto il problema della trasmissione matrilineare dell’appartenenza all’ebraismo e ha messo a confronto la visione ortodossa con quella riformata, che sarebbe, a suo dire, più moderna perché considera ebrei anche coloro che abbiano il padre ebreo ma non la madre. Sorvolando sulla sgradevolezza di certe sue espressioni, Canarutto sostiene che il popolo ebraico, rifiutando i figli di solo padre ebreo, si priverebbe “dell’innegabile apporto differenziante e vivificante del sangue” degli altri popoli. La “bella norma rabbinica”, che accetta figli di “mamma ebrea, anche se di padre ignoto o, peggio, stupratore”, è “pericolosamente limitativa”. Canarutto afferma, senza rendersi conto di cadere in contraddizione, che “i nostri Rabbini, che si dichiarano tutti ortodossi, perseguono una impossibile politica di ‘purezza’ e di incontaminazione generazionale”. La conclusione, secondo Canarutto, è che “il razzismo, come sempre, è il nostro peggior nemico, anche, e forse più, quello che alligna tra le nostre fila”. E i razzisti sarebbero, evidentemente, i rabbini ortodossi. Continua a leggere »

Fecondazione assistita: Halakhà e referendum

Alberto Somekh

Il prossimo 12 Giugno è indetta una consultazione referendaria con quattro quesiti sul difficile tema della fecondazione assistita e della ricerca scientifica sugli embrioni. Qual è il punto di vista ebraico? Nelle righe che seguono cercherò di fornire delle indicazioni succinte, partendo dalla presentazione dei quesiti così come apparsa sul “Corriere della Sera” dell’8 maggio scorso. Continua a leggere »

Fecondazione assistita: un punto di vista ebraico

David Gianfranco Di Segni

Recentemente il Parlamento italiano ha approvato una proposta di legge per la fecondazione assistita, con notevoli divergenze di vedute fra la maggioranza e l’opposizione ed anche all’interno di ciascuno dei due gruppi. La contrapposizione è in molti casi trasversale e vede, in generale, i cattolici schierati da una parte (sia in uno che nell’altro gruppo) e i laici dall’altra. Continua a leggere »

La visita dei cardinali: pensieri di un Rosh Yeshiva (direttore seminario rabbinico)

Quanto segue http://www.613.org/rav-cat.htm è stato scritto a proposito del cattolicesimo e del cosiddetto “dialogo religioso” e riguardo a come l’ebraismo lo considera. L’autore è il Rosh Yeshivah di Yeshivah University in NY, nonchè uno degli studenti di Rav Soloveitchik, considerato il maggior esponente della cosiddetta ortodossia ebraica moderna.

Rabbi Hershel Reichman – Martedí 17 Febbraio 2004

È con grande rispetto per le persone coinvolte dal lato della Yeshiva University nella recente visita dei cardinali che scrivo questo articolo. Le buone intenzioni e la sincerità di coloro che sono coinvolti è chiara. Tuttavia, chiedo umilmente di presentare un altro punto di vista. La maggior parte di quanto scrivo si basa sulla mia comprensione dell’approccio del Rav (Rabbi Y.B.Soloveitchik) ztuq”l riguardo al dialogo con la Chiesa Cattolica, e spero e prego che sarò preciso riguardo agli insegnamenti del mio Rabbi — ai cui piedi ho studiato per oltre venticinque anni. Continua a leggere »

Ebrei della legge, ebrei del sentimento, anche a Trieste (2)

Rigidità o flessibilità? Semplicemente rispetto delle regole

Mi fa molto piacere vedere come il nostro mensile sia diventato uno strumento di discussione e di confronto fra gli iscritti, ma, avrei altrettanto piacere che la partecipazione alla vita Comunitaria non sia semplicemente limitata a lanciare critiche che a volte non sono costruttive, come dovrebbero esserlo mentre contribuiscono a creare polemiche che poi non producono assolutamente nulla. Con ciò, credo che la tua esperienza tanto imbarazzante da farti prendere quella “sofferta” decisione di non offrire il Kiddush per festeggiare la tua laurea, sia l’esempio pratico di chi non ha capito lo spirito d’appartenenza ad una Comunità. Essere ebrei non è facile, per noi la Comunità è come la famiglia in cui uno nasce, non si sceglie, la si ama con tutti i difetti. Chi la dirige e amministra e prende decisioni così “rigide” lo fa in buona fede, nell’interesse comune e nel rispetto di tutti anche di quelli che credono che il solo essere ebrei o avere qualche ascendenza dia loro molti diritti e pochi doveri. Per doveri intendo per esempio, il solo partecipare alla vita Comunitaria, contribuire svolgendo qualche piccolo incarico, aiutando qualche istituzione come tanti di noi fanno volontariamente oppure semplicemente frequentando il Tempio per fare il minian. Continua a leggere »