Guido Osimo | Kolòt-Voci

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Milano Ucei. Voglia di ricambio, parte seconda

Riproponiamo, senza alcun consenso da parte dell’autore, un articolo pubblicato alla vigilia delle elezioni per la Comunità ebraica di Milano del 2015 perché crediamo sia utile rinfrescare la memoria prima della presentazione delle liste per le prossime elezioni per il Consiglio Ucei. La proposta è assolutamente trasversale e apolitica.

La Comunità Ebraica a Milano va alle elezioni anticipate dimenticando, con molta ipocrisia, il grande furto di cui è stata vittima. Ecco il manifesto di un Assessore che ha deciso di farsi da parte e invita altri a farlo.

Guido Osimo*

Tre ScimmieDomenica 22 marzo la Comunità Ebraica di Milano andrà alle urne, per eleggere il suo prossimo Consiglio. Il primo passo è la presentazione delle liste elettorali; e a mio parere è anche uno dei più importanti. Negli ultimi trent’anni la Comunità è stata amministrata in modo spesso inefficiente; la cartina di tornasole di questa grave inefficienza è stata naturalmente il cosiddetto “caso Lainati”. Tale caso è esploso nel 2014, in seguito al licenziamento del direttore amministrativo della Comunità Sergio Lainati, che è ora accusato di avere sottratto alle casse comunitarie parecchi milioni di euro.

Lainati è stato assunto in Comunità nel 1982; e un’attenta analisi dell’attività di Consiglio e di Giunta di questi trent’anni mostra che la resistibile ascesa di Sergio Lainati ai vertici amministrativi della Comunità è stata favorita in alcuni snodi importanti da una gestione politica approssimativa.

Allo stato attuale, non vi sono elementi per ipotizzare alcun tipo di responsabilità penale dei vertici politici e gestionali della nostra Comunità in questa vicenda. Ma a mio parere la questione è ben diversa quando si tratta di discutere le responsabilità politiche e – vorrei dire – etiche. Qui le responsabilità ci sono certamente, ed esiste anche un modo molto semplice per affrontarle.

A mio parere nessuna persona che abbia ricoperto le cariche di Presidente, Assessore alle Finanze, Assessore al Personale o Segretario della Comunità, dal 1982 fino al momento in cui l’attuale Presidente (Walker Meghnagi), l’attuale Assessore alle Finanze (Raffaele Besso), l’attuale Assessore al Personale (Claudia Terracina) e l’attuale Segretario (Alfonso Sassun) hanno scoperto gli ammanchi di cui si è reso responsabile Sergio Lainati, dovrebbe ripresentarsi alle prossime elezioni.

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Milano. Il fallimento di un’intera classe dirigente

La Comunità Ebraica a Milano va alle elezioni anticipate dimenticando, con molta ipocrisia, il grande furto di cui è stata vittima. Ecco il manifesto di un Assessore che ha deciso di farsi da parte e invita altri a farlo.

Guido Osimo*

Guido OsimoDomenica 22 marzo la Comunità Ebraica di Milano andrà alle urne, per eleggere il suo prossimo Consiglio. Il primo passo è la presentazione delle liste elettorali; e a mio parere è anche uno dei più importanti. Negli ultimi trent’anni la Comunità è stata amministrata in modo spesso inefficiente; la cartina di tornasole di questa grave inefficienza è stata naturalmente il cosiddetto “caso Lainati”. Tale caso è esploso nel 2014, in seguito al licenziamento del direttore amministrativo della Comunità Sergio Lainati, che è ora accusato di avere sottratto alle casse comunitarie parecchi milioni di euro.

Lainati è stato assunto in Comunità nel 1982; e un’attenta analisi dell’attività di Consiglio e di Giunta di questi trent’anni mostra che la resistibile ascesa di Sergio Lainati ai vertici amministrativi della Comunità è stata favorita in alcuni snodi importanti da una gestione politica approssimativa.

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Milano ebraica verso elezioni anticipate

Ester Moscati

SeparazioneLo diciamo subito: le dimissioni non sono state ritirate e la Comunità è appesa a un filo, anzi a un… Rami Galante che, assente al Consiglio del 22 dicembre, deve ora decidere se confermare o meno la sua posizione. Se, come gli altri della lista Wellcommunity, dovesse dimettersi, la procedura è chiara: gestione ordinaria, un Consiglio che convocherà le elezioni anticipate, urne aperte entro marzo 2015. È esattamente da due mesi che la parola “dimissioni” pesa come la classica spada di Damocle sui lavori del Consiglio della Comunità. La linea di questo tempo sospeso parte infatti dal 21 ottobre, quando la votazione sul Bilancio consuntivo 2013 registra un piccolo sisma: la lista Ken si astiene, permettendo in questo modo l’approvazione del Bilancio, a condizioni giudicate però offensive dalla lista Wellcommunity dell’assessore alle finanze Raffaele Besso, che avrebbe voluto che il suo impegno fosse sostenuto da una approvazione unanime del Consiglio. Tanto che il 23 ottobre arrivano le dimissioni di Besso e del Presidente Meghnagi, seguite a breve da quelle di altri membri della sua lista. In particolare Raffaele Besso scrisse allora “ritengo venute meno le minimali condizioni per poter continuare a svolgere il mio incarico con serenità e passione”.

In questi due mesi i tentativi di ricucire lo strappo si sono susseguiti in modo più o meno palese, fino ad arrivare all’assemblea del 18 dicembre, che tra l’altro ha espresso un fortissimo sconcerto e una chiara contrarietà alla decadenza del Consiglio. Tanto che il Presidente Meghnagi, in chiusura dell’assemblea, aveva fatto capire di non essere rimasto indifferente alle sollecitazioni degli iscritti, pur con le riserve e i dubbi che la stanchezza spesso porta con sé. Gli uomini abituati a “fare”, soffrono di più l’attacco defatigante delle parole che il lavoro in sé, e l’impressione è stata che la voglia di dire basta fosse frenata solo dagli applausi e dal sostegno dell’assemblea.

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Sette tesi su ebraismo e laicità

È da pochi giorni attivo un nuovo blog ebraico collettivo su tematiche identitarie e comunitarie: Miniàn. Interessanti botta e risposta dei lettori.

Guido Osimo

L’ebraismo laico è ancora attuale? Credo di no, e cercherò di dimostrarlo. Procederò a tesi, per tentare di essere più conciso e perché lasciare poco spazio alle sfumature e ai distinguo è un ottimo modo per alimentare il dibattito.

1) L’ebraismo è essenzialmente una religione. Chi sostiene che non è vero, che l’ebraismo è “ben altro”, “molto di più” che una religione, sbaglia clamorosamente. Il suo errore è di associare al termine religione la versione annacquata del cristianesimo che prevale attualmente nel mondo occidentale. Quindi non riesce più a percepire come religioni quelle religioni come l’ebraismo e l’Islam, che mal si adattano a quel paradigma.

2) All’interno dell’ebraismo la distinzione essenziale è tra chi si riconosce completamente nei valori religiosi ebraici (i “religiosi”) e chi, pur volendo per decisione personale rimanere interno al sistema dei valori ebraici, non ci si riconosce completamente (i “non religiosi”). Naturalmente vi sono infinite sfumature intermedie, sto semplificando. Con il termine di non religiosi indico sia chi ha seri problemi di fede (ovvero: non crede, o crede solo parzialmente, in Dio), sia chi ha seri problemi di pratica religiosa (ovvero: non osserva, o osserva solo parzialmente, i precetti pratici dell’ebraismo). Mi riconosco serenamente in entrambe le categorie.

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