Giulio Meotti | Kolòt-Voci

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Decine di persone sapevano che stavano torturando un ragazzo ebreo francese

Se questo è un ebreo: per non urtare la “sensibilità” della comunità musulmana delle periferie, il caso venne fin dall’inizio tenuto su un registro basso.

Il caso del Daniel Pearl francese. Al processo contro gli islamisti che hanno torturato e giustiziato Halimi s’è alzato un grido: “Allah vincerà”

Giulio Meotti

“Se questo è un ebreo”, recita il titolo del bellissimo pamphlet di Adrien Barrot. La Francia ha scoperto il sorriso contagioso di Ilan Halimi soltanto dopo la sua morte. Un sorriso che nulla sembra dire di quell’odio e di quella ferocia durata tre settimane nelle mani di una gang di islamisti delle banlieue parigine. “Giovani per i quali gli ebrei sono inevitabilmente ricchi”, ha detto Ruth Halimi degli assassini di suo figlio. La madre di Ilan ha pubblicato il diario di quei “24 giorni” (Seuil edizioni). Ieri Ruth è andata in tribunale a guardare la gang musulmana, in un processo che genera angoscia e scandalo in Francia per come il caso è stato trattato fin dall’inizio, da quel tragico febbraio di tre anni fa.

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Come il Londonistan è diventato uno dei paesi più antisemiti d’Europa

Lungo e agghiacciante. Se non volete leggerlo subito, mettetelo da parte.

Addio vecchia Inghilterra, dove oggi la sharia è ufficiale, migliaia di accademici boicottano Israele, a scuola si studia l’islam ma si bandisce l’Olocausto. Qui Wilders è indesiderato e l’imam Qaradawi è diventato una star.

Giulio Meotti

Migliaia di accademici boicottano le università israeliane, organizzazioni governative invitano a non comprare merci ebraiche, gli insegnanti hanno l’obbligo di insegnare l’islam, il primo parlamentare europeo viene bandito, una casa editrice ritira un libro su Maometto, apologeti della sharia “consigliano” Downing Street, alcuni storici vengono cacciati a pedate dalle università, artisti ritirano le opere per paura, la chiesa di stato apre alla legge islamica e boicotta Israele, il multiculturalismo si trasforma in fabbrica di kamikaze. Siamo nella nuova Inghilterra. E la lista della vergogna non si esaurisce qui. L’islamismo più violento domina nelle strade e nelle moschee, mentre nella politica e nella cultura è l’antisemitismo più sfacciato, nato spesso in seno alla sinistra progressista, a farla da padrone. Come quando il poeta di Oxford, Tom Pautin, dice che i coloni ebrei “dovrebbero essere fucilati”, o quando un filosofo dell’University college di Londra, Ted Honderich, sostiene che i palestinesi hanno “il diritto morale” di far saltare in aria gli ebrei

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Le ragioni di Neusner, il rabbino preferito di Papa Ratzinger

Giulio Meotti

Roma, 11 giu (Velino) – È nel quarto capitolo del suo nuovo libro dal titolo Gesù di Nazaret (Rizzoli) che Joseph Ratzinger parla del rabbino americano Jacob Neusner. In particolare ne fa menzione quando prende in esame i tre capitoli del vangelo di Matteo, dal quinto al settimo, che raccolgono il Discorso della montagna. Per il Papa questa che viene presentata come la Magna Carta della vita cristiana, è “la nuova Torah, portata da Gesù” dopo quella consegnata al popolo di Israele da Mosé.

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Perché i profughi ebrei non hanno diritto al risarcimento?

Giulio Meotti

“La differenza è che gli israeliani considerarono questi profughi dei fratelli per cui sacrificarsi pur di accoglierli in casa loro, mentre, al contrario, gli Stati arabi considerarono i palestinesi carne da cannone da sacrificare alla loro politica oppressiva”.

Scriveva così Sergio Romano sul Corriere della Sera del 6 giugno 2005. Ora ci si chiede: possono o no gli ebrei che fuggirono o furono scacciati dal Marocco, dall’Iraq, dall’Egitto e da altri paesi arabi e musulmani ottenere un risarcimento per le proprietà che furono costretti ad abbandonare nel 1948? Sì, secondo il ministro israeliano della giustizia Meir Sheetrit, ex profugo dal Marocco, che durante il suo primo mandato come ministro della giustizia aveva già istituito una commissione incaricata di approntare un database con la documentazione delle proprietà pubbliche e private appartenute ad ebrei che lasciarono i paesi arabi. Secondo l’ex ministro israeliano Moshe Shahal, che presiede un’organizzazione mondiale di ebrei originari dei paesi arabi, i profughi ebrei che fuggirono dai paesi arabi (Iraq, Siria, Libano, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria e Marocco) tra il 1922 e il 1952 furono costretti ad abbandonare sul posto beni e proprietà per una cifra pari a 30 miliardi di dollari. Continua a leggere »

Bioetica in Israele

Giuio Meotti

Una radicale libertà, ricerca ed esperimenti senza limiti

Emergenza demografica, fecondazione incoraggiata, e una domanda: la vita inizia quando il pupo sbadiglia o no?

Roma. La ricerca scientifica gode di un’ampia libertà in Israele, trova fondamento e limitazioni nella Halaka, la Legge religiosa ebraica. E’ una libertà accettata moralmente dall’intera società e dalle autorità rabbiniche, perché le nascite tramite fecondazione in vitro sono il 2 per cento del totale, contro lo 0,2 degli Stati Uniti. L’ordine di “prolificare e moltiplicarsi” ripetuto due volte nella Torah, prima ad Adamo ed Eva e poi alla famiglia di Noè, non è mai stato considerato tanto urgente quanto oggi che Israele non beneficia più delle grandi ondate migratorie. Inoltre: dall’inizio della seconda Intifada sono morti 1017 israeliani e nel 2012, stando ai dati dell’American Jewish Committee, nel Grande Israele, con dentro Samaria e Giudea, i palestinesi saranno maggioranza. Per questo vengono addirittura finanziati dallo Stato i tentativi di fecondazione in vitro fino alla nascita dei primi due figli. Con gli attentati kamikaze, alcuni genetisti hanno parlato persino della possibilità di prelevare un tessuto di un figlio morto e di clonarlo, e consentire alle mogli dei soldati uccisi nei Territori di fecondarsi con il seme congelato del marito. Continua a leggere »

Liberte, Egalite, Antisemitisme

Così l’antisemitismo è diventato “il problema numero 1 in Francia”

Giulio Meotti

Il 17 marzo Edgar Morin è comparso davanti al tribunale di Nanterre per rispondere all’accusa di diffamazione razziale. Sul Monde ha definito Israele “un popolo dominatore e, tranne un’ammirevole minoranza, sprezzante e che prova soddisfazione a umiliare”. Renaud Camus aveva scritto di provar fastidio nel “vedere questa civiltà francese avere come principali portavoce una maggioranza di ebrei”. Fayard ne ha ritirato il libro in commercio. Il comico Dieudonné è andato in tv a dire che “con la bandiera israeliana mi ci pulisco il culo”, che “bin Laden è solo contro la più grande potenza del mondo, e questo ispira per forza rispetto”, salutando IsraHeil l'”asse americano- sionista”. Pochi giorni fa la folla lo ha accolto al grido “liberate Dieudonné, libertà d’espressione”, conformista come il branco che voleva linciare Dreyfus prima che salpasse per l’Isola del Diavolo.

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