Giovani | Kolòt-Voci

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Ammessi da oggi alle attività Ugei anche giovani non-ebrei

L’Ugei diventa Ugnei. Decisione storica presa nel corso del congresso straordinario di oggi a Milano.

L’Unione giovani ebrei d’Italia apre le sue porte a tutti i giovani portatori di un particolare interessamento e legame nei confronti dell’ebraismo per ragioni familiari, anche se non iscritti a una Comunità ebraica. La decisione riguarda in particolare i giovani figli di unioni interreligiose ed è stata presa nel corso del Congresso straordinario riunito a Milano dal 17 al 19 maggio, in una votazione maturata in seguito a un profondo dibattito.

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JewsNews 17

La rassegna stampa ebraica dal mondo di Kolòt a cura di Ruth Migliara

L’ebraismo diventa New Age con lo yoga

JewsNewsE’ ufficiale: lo yoga coniugato allo studio e alla pratica dell’Ebraismo è in America ormai una moda. Ci sono libri su “Torah Yoga”, “Yoga Aleph ” e “Kabalah Yoga”. C’è una “Associazione degli insegnanti di yoga ebraico”, oltre a un corso di duecento ore per donne ebree osservanti.

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“Ebraicamente l’omosessualità non è una malattia”

Un rabbino italiano ha affrontato per la prima volta in pubblico i temi dell’omosessualità maschile e femminile incontrando i giovani della Comunità Ebraica di Milano: Efes2.

“Nulla è pericoloso quanto l’essere troppo moderni. Si rischia di diventare improvvisamente fuori moda” (Oscar Wilde.)

Gay, omosessuale, lesbica. Qual è la posizione dell’ebraismo al riguardo? Un acceso e recente dibattito sull’argomento ha visto protagonisti un gruppo di 40 ragazzi di Efes2 e Rav Shalom (Mino) Bahbout, figura storica dell’ebraismo italiano, docente universitario di Fisica e Statistica. Argomento di grande attualità, specie dopo la polemica sul cosiddetto Homocaust, l’olocausto degli omosessuali nei lager nazisti.

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Condividere per cambiare

I risultati di Noar09, primo incontro delle realtà giovanili ebraiche in Italia, svoltosi a Milano domenica 1/2/2009

La giornata è iniziata di buon mattino nella biblioteca Hasbani già completamente affollata, con il saluto degli organizzatori (Claudia De Benedetti – Vicepresidente Ucei, Alan Naccache dell’Ufficio Giovani Nazionale e David Piazza – Assessore ai Giovani della comunità Ebraica di Milano) ed una breve lezione di Rav Arbib che ha puntato sull’importanza dei giovani per il futuro delle nostre comunità.

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Vietata ai minori

Una delle responsabili dei movimenti giovanili solleva qualche interrogativo sulla manifestazione Pro-Israele a Milano del 12.1.2009

E’ notte fonda mentre scrivo, poiché sono tornata da poco dalla serata a sostegno di Israele al Teatro Strehler. Ho ascoltato con interesse i molti interventi di note personalità del mondo della politica e del giornalismo, e questo mi ha dato una serie di spunti per una riflessione, sorta pian piano durante la serata. Questo tipo di eventi, che catturano l’interesse dei media e si svolgono solo sporadicamente, sono le occasioni in cui la Comunità Ebraica si espone di fronte al resto della società milanese e si fa conoscere. A seconda di chi sale sul palco gli altri si fanno un’idea ben precisa di chi siamo, di quali sono i nostri valori e le nostre priorità.

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Una campagna per l’Hashomer Hatzair (2)*

Per sostenere questa campagna, Kolòt ha chiesto a ex-hashomeristi di scrivere che cosa è stato per loro il movimento. Continuiamo con Gabriele Eschenazi, giornalista RCS.

Valori ebraici e valori universali

“Paam shomer, tamid shomer” (Una volta shomer, per sempre shomer) si diceva spesso al movimento. Con queste parole si voleva sottolineare come una volta assimilati gli ideali dell’Hashomer Hatzair questi non si potessero più perdere. In quest’idea c’era certamente una buona dose di sano fanatismo giovanile, ma anche una buona dose di verità come oggi avverto a trent’anni di distanza. Pochi di noi, ex-haverim, vivono oggi in Israele, ma la lezione dell’Hashomer, secondo me, non è andata perduta per questo. In ognuno di noi sono rimasti profondi valori ebraici ed umani che ci guidano nelle nostre diverse esperienze di vita.

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Discorso d’insediamento

Alfonso Arbib – Milano 18.9.2005

Il Talmud, nel trattato di Kiddushìn (40b) afferma che il mondo viene giudicato per la maggior parte delle sue azioni. Se la maggior parte di queste è positiva, viene giudicato positivamente; se è negativa, negativamente. Le azioni di cui parla il Talmùd sono quelle di ogni singolo uomo che sommandosi decidono del destino del mondo. Credo che questo passo talmudico ci dica qualcosa di importante su cosa sia una comunità. Continua a leggere »