Faye Kellerman | Kolòt-Voci

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Un giallo ambientato in una tranquilla yeshivà americana

Un brano tratto da Il bagno rituale, di Faye Kellerman, Cooper 2010. Il primo jewish thriller di una lunga e famosa serie negli Usa. Il dialogo tra un poliziotto “goy” e la inserviente ebrea di un mikve alla quale sta rivolgendo troppe attenzioni.

«Ti ho offesa? »

«Peter, non sono la piccola ingenua Pollyanna che crede al mondo delle fate. E non sono nemmeno una bigotta inibita che pensa che la gente debba fare l’amore solo al buio, con i vestiti indosso. Io sono religiosa. Mi rendo conto che per molti è un concetto difficile da capire, specie in California, ma questo è ciò che sono. Non faccio certe cose, non perché non voglio farle, ma perché ho dei valori religiosi. Io penso che sia sbagliato fare sesso se non si è sposati. Non penso che se lo facessi verrebbe un nuovo diluvio universale, ciononostante penso che sia sbagliato. Perché? Non per ragioni morali anche se non sarebbe male ricordarsi della morale, ogni tanto ma perché è impudico. La tsnios, la pudicizia è importante, per noi. Ecco perché ci vestiamo in questo modo, ecco perché le donne si coprono i capelli. Non per non essere attraenti anche a noi, come a tutti, piace vestirci bene ma perché pensiamo che il corpo sia qualcosa di privato, e non qualcosa da esibire pubblicamente come un’opera d’arte vagamente sexy. Sappiamo che il nostro modo di pensare viene giudicato antiquato, vecchio come il cucco. Ma per me, ha un significato».

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