Fascismo | Kolòt-Voci

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Lettera aperta a Margherita Hack

In 3400 chiedono spiegazioni alla scienziata che ha aderito a un manifesto antisionista (29.11.2007)

http://www.kolot.it/2010/07/22/margherita-hack-fedele-al-fascismo-ora-pro-palestinese/

Gentile Signora Hack conoscendo la sua formazione scientifica, constatiamo con stupore come, assieme a noti antisemiti, lei abbia firmato l’appello “Gaza vivrà”, si veda il sito “www.gazavive.com”, pubblicato su un dominio registrato a nome di un noto militante dell’estrema destra nazifascista. In quell’appello si afferma testualmente che lo Stato di Israele sta compiendo un supposto “genocidio” ai danni dei palestinesi della striscia di Gaza “come nei campi di concentramento nazisti” e si domanda al governo Prodi di rifiutare la definizione, riconosciuta universalmente, di organizzazione terrorista, per Hamas. Da anni ormai la propaganda antisemita dipinge il governo di Gerusalemme ed il suo popolo come genocida, tralasciando di specificare come questo Stato viva, dal momento della sua fondazione, sotto minaccia di costante distruzione mediante guerre, azioni terroristiche, lancio di missili Qassam, rapimenti ed uccisioni di militari e di civili, e senza considerare la fine che Israele avrebbe da lungo fatto, se non avesse saputo o potuto difendersi.

L’idillio degli ebrei con il regime fascista prima delle leggi razziali

CONTROMEMORIA Profondamente assimilati e incapaci di capire l’antisemitismo insito anche negli elogi («Un ebreo era quello che ci voleva alle Finanze») molti ebrei italiani aderirono entusiasticamente al regime che li avrebbe prima emarginati e poi mandati a morte, ma furono dimenticati dalla storiografia della Shoah per convenienza

Giovanni Cecini

Se il protagonista del temporaneo arresto delle Camicie nere era stato un ebreo (Maggiore Generale Emanuele Pugliese che fermò la Marcia su Roma NdR), ciò non significa che non vi fossero suoi correligionari sull’altra sponda, anzi 230 furono gli israeliti (227 italiani e 3 stranieri) che ottennero il brevetto della «marcia su Roma» – incerta risulta la loro reale presenza – e 746 erano quelli che risultavano allora iscritti al Partito Nazionale Fascista oppure al Partito Nazionalista, che si fusero nel marzo del 1923.

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Francamente non fa ridere e non ha logica

Intervista a Amos Luzzatto. «Di questi stereotipi si nutre l’antisemitismo». Il rappresentante della comunità ebraica è duro con il premier.

Umberto De Giovannangeli

Il minimo che si possa dire è una barzelletta che ha come protagonisti dei poveri fuggiaschi dai lager nazisti non dimostra una grande eleganza da parte di chi se ne fa portatore. Tanto più che l’antisemitismo si è nutrito dello stereotipo deli ebreo avido». Ad affermarlo è una della personalità più rappresentative dell’ebraismo italiano: Amos Luzzatto, già presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. Dalla barzelletta del Cavaliere al senatore (Pdl) Ciarrapico che consiglia a Fini di dotarsi di kippah: «E inutile – rimarca Luzzatto – invitare Ciarrapico alla cautela. Lui è sinceramente, irrimediabilmente animato da pregiudizi verso gli ebrei».

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Trio Lescano, lo swing di tre sorelle ebree

ARCHIVIO: Shoah


Fecero cantare l’Italia fascista ma non riuscirono a sfuggire alle leggi razziali

Elena Loewenthal

La vita è come un film, a volte. Prima scena: tre giovani donne consumano pasticcini e sorbiscono spumante insieme a un uomo che si chiama Umberto, è il Principe di Piemonte, adora ballare e lo fa con tutte e tre a turno, suggellando ogni volta il momento con un baciamano. Seconda scena: tre giovanissime acrobate si esibiscono nel loro numero. Sono esili, non belle e per nulla esuberanti: nulla a che vedere con l’ideale di donna sancito dal settimanale «Signorine grandi firme». Terza scena: buio. Nulla, se non un silenzio pesante. Dove sono sparite le tre sorelle?

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La fine del fascismo non segnò la fine della persecuzione degli ebrei

Il caso molti professori «ariani» conservarono il posto, mentre ai colleghi israeliti non fu restituito. Il saggio Giorgio Israel ricostruisce le tortuosità e le contraddizioni con cui l’ italia si liberò delle leggi razziali

Paolo Mieli

Nel 1998 Giorgio Israel e Pietro Nastasi scrissero un libro, Scienza e razza nell’ Italia fascista (Il Mulino), nel quale puntavano l’ indice contro la «clamorosa insufficienza della storiografia» nel campo degli studi sulle leggi razziali del 1938. Riconosciuto a Renzo De Felice il merito di aver intrapreso, già all’ inizio degli anni Sessanta, lo scavo sull’ argomento con la sua Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo (Einaudi), i due autori si applicavano a temi che erano stati successivamente solo sfiorati.
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Radici lontane per la Shoah

L’antisemitismo è nato soltanto nel 1879, però si discute dei suoi legami con l’antico «disprezzo antigiudaico» che faceva parte della teologia cattolica fin dalla patristica L’analisi della storica Anna Foa

Anna Foa

Le parole che usiamo per definire l’ostilità antiebraica sono nate tardi, assai più tardi del fenomeno che intendono descrivere. È solo in tempi assai recenti che appaiono sia il termine «antigiudaismo », con cui designiamo oggi un’opposizione nei confronti degli ebrei caratterizzata in senso religioso e diretta in particolar modo contro l’ebraismo post-biblico, sia quello di «antisemitismo», con cui designiamo un’ostilità antiebraica a carattere prevalentemente razziale. «Antisemitismo», infatti, è un termine che si afferma nel lin guaggio comune soltanto nel 1879, dopo essere stato usato dal giorna lista tedesco W. Marr nel corso di una violenta campagna giornalisti ca contro gli ebrei. Continua a leggere »

È bene essere riconoscenti, anche per le cose imperfette

Domani sera, 28 aprile 2009, è Yom Haatzmaut, il 61° anniversario dell’indipendenza dello Stato d’Israele. Secondo la tradizione italiana, che era sionista anche prima che esistesse lo stato (Rav David Prato venne cacciato nel 1943 dal Consiglio – fascista – della Comunità Ebraica di Roma perché troppo… “sionista”) in tutte le sinagoghe d’Italia si celebrerà l’evento con una tefillà festiva, per sottolineare l’importanza spirituale di una conquista civile, sognata da secoli. Tuttavia a Milano aumentano le sinagoghe che non festeggeranno in alcun modo l’evento. A queste sinagoghe è dedicato il seguente articolo. DP

Rav Zalman Baruch Melamed Shlita

A Yom haAzmauth io ringrazio D-o per due cose. La prima, in generale, per il fatto che D-o ci ha concesso di creare una nostra nazione. La seconda, più personale, per essere uno di quelli che ringrazia D-o di questo bene, e di non far parte di coloro che guardando alle mancanze della leadership dello stato non riesce a riconoscere il buono di cui dovremmo ringraziare. Ed io ho avuto l’onore sia di conoscere questo bene che di poter ringraziare per esso, ogni anno che passa.

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