David Piazza | Kolòt-Voci

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Pèsach: la trama femminile nascosta

In occasione della Giornata della Cultura ebraica, dedicato alla donna, e del Festival milanese “Jewish in the City” dedicato a Pesach

David Piazza 

DavidPiazzaC’è un’affermazione dei nostri Maestri che ci lascia stupiti: “Per merito delle donne virtuose il popolo ebraico si salvò dall’Egitto“. Tutto potremmo dire delle vicende della schiavitù egiziana, delle piaghe, dell’uscita dalla schiavitù meno che il ruolo femminile sia così evidente. Se si fa eccezione di qualche breve cenno su oscure manovre delle levatrici e della sorella di Moshè – il protagonista assoluto – potremmo benissimo dire che l’affresco storico fondante del popolo ebraico sia affidato agli uomini; al massimo all’azione corale, collettiva.

Eppure diversi midrashìm aprono squarci inediti su una diversa lettura degli eventi. Ne citeremo solo uno, il più emblematico e tenteremo di collegarlo a un argomento, il calendario, che solo marginalmente sembra toccare la formazione del popolo ebraico.

In uno dei momenti più terribili della shoà egiziana, il faraone ordina l’uccisione dei neonati ebrei maschi. Evidentemente pensa di avere qualche tornaconto dal mantenere in vita le femmine ebree. Basandosi su un versetto che non torna, il midràsh racconta che, a seguito del terribile decreto, gli uomini ebrei decidono di divorziare in massa pur di non generare più carne da macello. Una bambina ebrea, – la sorella di Moshè, secondo il midràsh – decide però di opporsi a questa decisione argomentando nientemeno che di fronte al sinedrio (il Consiglio della comunità d’Egitto): “Voi siete peggio del faraone. Questi infatti ha decretato l’uccisione dei soli figli maschi, mentre voi, con il vostro decreto, avete deciso la morte del popolo ebraico intero!“. Gli uomini capiscono e revocano la decisione, risposando ognuno la propria consorte. Dal secondo matrimonio dei genitori di Miriàm, la saggia bambina, nascerà proprio Moshè, l’uomo che Dio sceglierà per salvare l’intero popolo ebraico.

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Il senso dello shabbat oggi

Dal 28 settembre al 1 ottobre 2013 parte a Milano la prima edizione di Jewish and the City, Festival Internazionale di Cultura ebraica, quest’anno dedicato allo shabbàt, l’unico dei 10 comandamenti rilevante solo per gli ebrei. Ma può lo shabbàt insegnare qualcosa anche ai non-ebrei, oggi?

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Mai come oggi si parla di tempo. Da una parte la società dei consumi è vorace del nostro tempo libero dilatato e dall’altra, specularmente, la società del lavoro si affanna a ottimizzare i singoli minuti del nostro tempo produttivo. Anche nei confronti delle amicizie e soprattutto della famiglia, ci sentiamo sempre in difetto e siamo stati costretti a inventarci il tempo qualitativo perché fatichiamo a offrire quello quantitativo.

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Ultra e light

Qualche dubbio sulla critica costante agli “ultra-ortodossi” da parte degli altri ortodossi

David Piazza

Nel suo discorso al matrimonio della figlia, un mio carissimo amico ricordava di come questa avesse accettato il consiglio dei genitori su quale sposo fosse più adatto per lei in virtù del fatto che i genitori stessi si consultavano spesso con i propri rabbanim di riferimento. Queste consultazioni avvengono dunque anche su questioni non strettamente inerenti alla sfera religiosa.

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Un festival rivolto all’esterno per unire all’interno

La Comunità Ebraica di Milano sta preparando per l’autunno Shabbat Shalom, un grande festival ebraico con al centro uno dei capisaldi della diversità ebraica, lo shabbat. Previsti momenti di studio, dibattiti, spettacoli, mostre e presentazioni culinarie con la partecipazione di nomi importanti dall’Italia e dall’estero. Qui intanto spieghiamo come è nata l’idea.

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Il progetto Shabbàt Shalòm nasce in fondo da una semplice constatazione: gli iscritti alle nostre Comunità stanno diventando sempre più diversi tra loro e quindi sempre più divisi. Non si tratta più di un semplice problema di provenienza etnica, quello che chiamavamo cioè col nome di edòt, ma siamo di fronte a profonde divergenze etiche e progettuali sul significato di essere ebrei, oggi, in Italia. I valori comuni sembrano sempre più flebili e di conseguenza aumenta la conflittualità interna. Per usare un luogo comune, ci ritroviamo spesso a discutere di ciò che ci divide, senza avere un’idea chiara di ciò che ci unisce.

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Costruire la diversità

David Piazza

La recente polemica sulla candidatura di un’ebrea nelle file del PDL non è purtroppo che l’ultimo di una serie di conflitti che stanno dilaniando l’ebraismo italiano. Questa disputa politica si aggiunge ai fronti già aperti sulle conversioni, sui matrimoni misti, sulla carne kasher, sul ruolo dei rabbini, sulla scuola, sul dialogo interreligioso e tanti altri.

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Perché l’unica cosa che riescono a indicare i sondaggi è l’assenza di una vera leadership?

Ancor prima che vengano pubblicati i risultati, il sondaggio milanese sulla scuola ebraica pone seri quesiti sulla sua effettiva utilità.

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Il 6 dicembre nelle caselle email di molti ebrei milanesi, è arrivato il bizzarro invito a compilare nuovamente il lunghissimo questionario sulla Scuola ebraica già inviato elettronicamente nelle scorse settimane. Nel testo si faceva notare che nonostante il “successo” di 250 risposte (su 4.000 inviti), ci si è accorti che “alcune persone hanno risposto più volte al questionario e questo ha inciso sui risultati”. Ohibò. Di qui l’invito a ri-compilarlo aggiungendo anche un indirizzo email “esclusivamente per evitare risposte multiple”. Fortuna che nel primo invito si sottolineava l’assoluto anonimato della compilazione e dimenticando anche che è raro trovare oramai utenti internet che ne abbiamo meno di tre a testa, per tutta una serie ragioni pratiche.

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Ebraismo duepuntozero? Magari una beta!

Qualche riflessione realistica sulla Giornata della Cultura Ebraica di domenica 4 settembre 2011.

David Piazza

Siamo ormai a ridosso dell’appuntamento annuale della Giornata della Cultura Ebraica che permette a molte piccole Comunità in Italia di avere un guizzo di attività e a quelle più grandi di aprirsi al territorio, spesso una tantum. Quest’anno il tema imposto-proposto dall’organismo europeo responsabile è tra i più ambiziosi mai affrontati dalla Giornata: Ebraismo 2.0* – Dal Talmud a Internet. Ora che sono arrivati, per posta, per email e sulla stampa i programmi organizzati dalle singole Comunità, è possibile già avere una visione d’insieme sulla capacità dell’ebraismo italiano di rispondere a sollecitazioni culturali provenienti dall’esterno.

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