David Bidussa | Kolòt-Voci

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Il narcisismo del martire, che un giorno voleva sostituirsi a Dio

David Bidussa

David-BidussaMoshe Habertal nel suo libro Sul sacrificio (Giuntina), propone di analizzare il tema dell’offerta distinguendo tra età antica e modernità. In Antichità prevale la figura del “sacrificare a”. Una dinamica che si compone di varie figure. Nel racconto di Abele e Caino, il sacrificio è anzitutto un dono-offerta, che può essere accettato o rifiutato da Dio; oppure un segno di obbedienza e lealtà, come nel caso di Abramo con Isacco; o infine un rituale per stabilire e confermare un legame di solidarietà tra il divino e il popolo (i sacrifici nel Tempio di Gerusalemme).

Poi una volta finita la ritualità dell’offerta di sacrificio, anche il concetto di sacrificio muta e trasfigura in quello di “sacrificarsi per”. Quello che conta in questa seconda dimensione è a chi ci si rivolge. Se prima il dialogo era con la divinità, ora il fine sono gli altri umani, la divinità, al più è un mezzo.
Anche in questo caso ci sono varie raffigurazioni.

Nasce una nuova stagione dell’atto sacrificale che coinvolge molto il nostro presente e che sta nell’immaginario e nelle pratiche dell’ “intransigenza radicale” dell’entusiasmo, sia dell’oppositore irreducibile sia del guerriero contemporaneo. Entrambi si offrono e si propongono come martiri.
Entrambi trasformano il loro corpo in oggetto di attenzione.

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Il nazionalismo non c’entra, Tolosa è frutto di questa Europa

Dopo Tolosa si fa un gran parlare di neonazismo e ultranazionalismo. Secondo David Bidussa queste categorie non aiutano, perché analizzano la situazione con lenti del passato. E trascurano di vedere che proprio l’Europa Unita, tutta fatta di burocrazie e priva di anima, è l’incubatore perfetto per questo chiusure e queste violenze.

David Bidussa*

La strage di Tolosa alla scuola ebraica ha fatto dire a molti che siamo di fronte a un nuovo clima di antisemitismo. E’ banale. Il richiamo alle nuove manifestazioni di terrorismo islamico che alcuni hanno voluto intravedere in quell’episodio, non è supportato da prove. Altri hanno evocato un risorgente neonazismo. Può darsi. Tuttavia questo aspetto a me pare un dettaglio, non trascurabile, ma un dettaglio. Che significano quei morti? Basta dire neonazismo? A mio avviso dietro e dentro a questa parola si nascondono varie trappole. La prima trappola è dire che stiamo assistendo al “ritorno “ di un passato. Ci troviamo invece davanti a un fenomeno politico violento che vive tutto nel presente, e guarda al futuro. La seconda trappola, conseguente alla prima, ritiene che sia sufficiente ribadire la fiducia nella democrazia come risposta a quella minaccia. La terza trappola, ritiene che sia sufficiente il recupero di un generico “antifascismo” per avere in mano le chiavi della soluzione.

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David Bidussa e l’ossessione identitaria

La piccola polemica nata all’interno della newsletter L’Unione Informa. Sotto trovate il pezzo che l’ha generata

Riccardo Di Segni

Nella discussione sulla partecipazione ebraica al Risorgimento italiano sono stato tra coloro (non molti, in realtà) che hanno messo in evidenza come il processo di integrazione degli ebrei sia spesso proceduto in parallelo con la perdita della loro identità ebraica. Questa analisi non piace a David Bidussa, che privilegia altre interpretazioni (che non sono tanto recenti, già le propose Gramsci a suo tempo con un pensiero famoso).

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Shoah vera o falsa? Non si decide per legge

Sergio Luzzatto

È certo avvilente la realtà delle cronache e delle inchieste di questi giorni. A Teramo, un professore di storia semisconosciuto agli studi, ma ultramediatizzato per le sue pseudo-lezioni sulla Shoah. Online, un intero sottobosco di siti antisemiti oltreché negazionisti. Il tutto, in coincidenza con l’anniversario del 16 ottobre 1943: quando una retata nazifascista consegnò oltre mille ebrei romani al treno per Auschwitz.

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L’yiddish al servizio di Sua Maestà

Israele, scontro frontale tra i fondamentalisti e le istituzioni. Da Londra ad Anversa: no alla modernità, sì alle leggi.

Francesca Paci

All’ingresso della Yesodey Hatorah Jewish School di Amhurst Park, periferia Est della City londinese, una foto autografata della Regina Elisabetta II accoglie ogni mattina i 500 figli con i boccoli detti «peot» e le 700 figlie in severo abito scuro d’uno degli ultimi «shtetl» d’Europa. Qui, a ridosso di quell’enclave anglo-musulmana punteggiata di minareti nota come Londonistan, vivono circa 20 mila ebrei ortodossi, un terzo della comunità haredi, disseminata tra Anversa e Parigi, che si veste, mangia, parla alla maniera degli antenati polacchi di tre secoli fa. «Il rapporto tra i gruppi chassidici europei e il paese in cui risiedono non ha nulla della conflittualità esplosa nei giorni scorsi a Gerusalemme» nota lo storico Ariel Toaff, professore emerito all’Università Bar Ilan di Tel Aviv e autore del saggio «Il prestigiatore di Dio».

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Smettiamola con i piagnistei

Una risposta all’articolo di David Bidussa “il nuovo antisemitismo, socialismo degli imbecilli”, del 26 giugno.

Riccardo Tomesani, giornalista

Il buon Bidussa si attorciglia nei suoi ragionamenti e ci chiede di chiamare le cose col loro nome, ma alla fine proprio lui parla di socialismo e di dannati della terra a mio parere a sproposito.

L’antiebraismo (continuare a parlare di antisemitismo credo sia ottocentesco e errato, soprattutto in questo caso: gli aggressori arabi sono semiti tanto quanto gli ebrei, mi allineo alla scelta lessicale di Magdi Allam) che negli ultimi decenni si verifica in Europa ma soprattutto in Francia non ha nulla a che vedere con il razzismo nazista, è sempre attuato da arabi islamici, si tratti di molotov contro le sinagoghe o di profanazioni di cimiteri ebraici.

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Vecchi vizi. Sinistra e antisemitismo

David Bidussa

La scena delle bandiere bruciate,e dell’intolleranza andata in onda martedì 25 aprile a Milano, non dice molto di nuovo, certo di fischi non è morto mai nessuno, ma il problema in sé non sono né i fischi, né il rito del fuoco “purificatore” (anche se il mito del fuoco che purifica ha a poco a che fare con la storia della sinistra, ne ha invece e moltissimo con quello della destra e del KKK americano). Continua a leggere »