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Tag: Chiesa

Punire e convertire, il Ghetto della discordia

DISPUTA Una tesi innovativa sulla nascita del quartiere ebraico di Roma. Calimani: è buonismo. Anna Foa: volevano integrarli. Prosperi: non rivalutiamo la Controriforma

Chiudere nel Ghetto gli ebrei per «controllarli, educarli, spingerli alla conversione». In una parola, integrarli. L’ innovativa interpretazione di quella «mezza prigione» che fu il Ghetto di Roma, istituito nel luglio 1555 da Paolo IV Carafa con la bolla pontificia Cum nimis absurdum, verrà sostenuta domani pomeriggio da una delle maggiori storiche della materia, Anna Foa, docente alla Sapienza, durante gli incontri organizzati a Castel Sant’ Angelo dall’ editore Laterza. Ma la lezione, anticipata l’ altro ieri in parte dal quotidiano cattolico «Avvenire», fa discutere gli specialisti. Intendiamoci, si tratta di sfumature, ma piccoli spostamenti dell’ angolazione da cui si legge la storia possono risultare rivoluzionari. Innanzitutto Anna Foa sottolinea che negli anni della Controriforma, quindi del momento più aspro nella lotta ideologica contro le eresie, nello Stato pontificio l’ atto di espulsione avviene contestualmente a un atto di inclusione, la creazione di due ghetti, ad Ancona, e a Roma.

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Il Führer e il prelato, cattolici con la svastica

Che non si sia compreso come il sostegno di Hudal al nazismo riassuma una intera stagione teologico-intellettuale, questo è grave. L’apertura degli archivi del vescovo filonazista Alois Hudal, rettore per decenni del Collegio pangermanico di Santa Maria dell’Anima a Roma ripropone la necessità di una analisi in profondità dei rapporti tra la gerarchia cattolica tedesca e l’ideologia hitleriana

Martino Patti

Da tempo, ormai, il dibattito storiografico sui rapporti tra chiesa cattolica e Germania nazista sembra essersi impantanato sull’enigmatica figura di Pio XII. Ben sapendo che una porzione consistente delle carte resta ancora sotto chiave negli archivi vaticani (ognuno ha i suoi tempi, per carità) si continuano a costruire le ipotesi più fantasiose sui presunti silenzi del pontefice, sul suo presunto antisemitismo, sulle sue presunte responsabilità nelle vicende legate al secondo conflitto mondiale e all’Olocausto, quasi fosse questa la sola cosa essenziale. Certo il reality – vero o falso che sia – vende discretamente bene e a molti, in fondo, imbastire polemiche conviene. Continua a leggere »

Il rabbino che rispetta memoria e identità del Papa, nel dissenso

Benedetto Carucci sul libro di Giovanni Paolo II

IL TOTALITARISMO, IL MALE E LE DIFFERENZE SULLA REDENZIONE

Roma. Il rabbino Benedetto Carucci è considerato uno dei migliori talmudisti italiani. Ma per dire cosa pensa del libro del papa, “Memoria e identità” (Rizzoli editore), che anche lui ha letto per il Foglio, non sembra ricorrere alle mille destrezze talmudiche dell’interpretazione infinita. “Devo essere sincerissimo? Devo dire che il libro non mi ha appassionato. Da un lato riporta moltissimi elementi storico-teologici, e affronta alcune grandi questioni. Però, sarà forse per l’approccio esegetico della tradizione ebraica cui sono abituato, devo dire che non mi sembra abbia un gran fuoco”. Continua a leggere »

Neo antisemitismo nell’Italia di oggi

Sergio Minerbi

L’Italia è sempre stata considerata un paese immune da antisemitismo perché le leggi razziali imposte dai fascisti nel 1938 e le conseguenti atrocità dovute alla repubblica di Salò hanno avuto un effetto molto traumatico sugli ebrei. Si sperava che tale fenomeno non avrebbe mai più dovuto accadere dopo la liberazione. Tuttavia l’antisemitismo si è ripresentato benché non esistano oggi leggi razziali, e si è sempre nascosto dietro la politica di Sharon. Le attuali accuse antisemite biasimano tutti gli ebrei per crimini che essi non hanno mai commesso1. Continua a leggere »

«L’Italia faccia i conti con i collaborazionisti»

Riccardo Pacifici, portavoce della Comunità ebraica di Roma. «Chi allora aiutò i nazisti nella deportazione degli ebrei racconti oggi la verità»

Francesco Grignetti

COLLABORAZIONISTI venite fuori e raccontate come andò». Riccardo Pacifici, portavoce della comunità ebraica di Roma, è un quarantenne. Suo nonno era il rabbino capo di Genova ed è morto ad Auschwitz. Sua nonna, nascosta in un convento di suore, fu arrestata e deportata. «La presero i fascisti, non i nazisti. C’è la testimonianza della madre superiore del convento». Le parole di Domenico Gramazio («L’Italia fascista non condivise le leggi razziali») gli hanno fatto male. Continua a leggere »

Muri, non ponti

Deborah Fait

La corte dell’Aja ha appena deliberato e gia’ il Papa ha detto la sua dal paradiso della val D’Aosta dove è in vacanza. E’ stata una sorpresa perche’ avrei pensato che quando un Papa va in vacanza dovrebbe occuparsi solo di preghiera e di misticismo e invece pare di no! Inopinatamente il Papa continua a occuparsi di cio’ che non dovrebbe e il suo messaggio a Israele e’ stato breve e conciso ” Abbattete il muro” poi, probabilmente per sopperire alla flebile voce del Pontefice, il suo segretario ha rincarato la dose con “costruite ponti”. Continua a leggere »

La passione della Chiesa di Roma

L’avallo al film non è che l’ultimo passo di una Chiesa antisemita per necessità

Alma Cocco

Dovremmo esser grati anche a Carmine Monaco, oltre ai molti altri che hanno apportato notizie e contributi intorno all’operazione commercial/politica organizzata dagli antisemiti col film di Mel Gibson. Però il nocciolo della questione non è il film in se stesso, ma il fatto che esso ha avuto l’autorevole avvallo del Vaticano. Forse non ci sarebbe neppure stato alcun film se la Chiesa di Roma non avesse dato il suo preventivo assenso all’intera operazione. Continua a leggere »