Charlie Hebdo | Kolòt-Voci

Tag: Charlie Hebdo

Io sono ebreo…

Bell’articolo. Peccato che per il giornalismo italiano, anche quello serio, continui a esistere rigorosamente solo il solito orientamento ideologico: Dviri, Della Pergola, Ottolenghi-Mortara. Salvo poi stupirsi di non capire i cambiamenti…

Ugo Tramballi

Ugo TramballiHo trovato insopportabile l’arroganza di Bibi Nertanyahu, autoinvitatosi a Parigi per fare la sua campagna elettorale (in Israele si vota a marzo) e per offendere un Paese più grande e civile del suo. Presentatosi a testimoniare tolleranza e libertà, lui che sta cavalcando l’involuzione della democrazia israeliana in Stato etnico-fondamentalista nel quale il 20% della popolazione, gli arabi, saranno cittadini senza o con meno diritti. Mi ha fatto arrabbiare sentire Netanyahu dire che gli ebrei francesi, e di conseguenza quelli di tutta Europa, sono al sicuro solo in Israele. Ma sono esploso dalla rabbia constatando che ha ragione: detesto riconoscere che Bibi Netanyahu possa avere ragione.

E’ vero, gli ebrei europei sono in pericolo a casa loro. Ormai lo siamo tutti: ma loro di più. Nemmeno in Israele gli ebrei che vi emigrano sono al sicuro, in realtà: ma facendo aliyah si assumono volontariamente delle responsabilità. Sanno di andare in un Paese dove loro e i loro figli indosseranno la divisa e molto probabilmente andranno ad un fronte. Ma non un ebreo di Parigi, di Milano o di Torino, in tutto e per tutto parigino, milanese o torinese come noi, cristiani. Fa la spesa, va a scuola, al lavoro, allo stadio, scende a passeggio col cane: ma facendo tutte queste attività come parte di una quotidianità banale, confortevole, voluta come la vogliamo noi, è più in pericolo dei suoi concittadini non ebrei.

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Addio a Wolinski, il papà di Paulette

In Italia le sue tavole sono state pubblicate da Linus, Cuore e il Male. Ebreo dai mille inizi, aveva partecipato alla nascita di decine di avventure editoriali

Alessandro Trevisani

WolinskiGeorges Wolinski era l’uomo dei mille inizi, protagonista, fin dalla loro nascita, di decine di avventure editoriali legate alla contestazione, alla satira e al fumetto vero e proprio. Nato a Tunisi nel 1934 da madre franco-italiana e da un papà imprenditore del ferro che muore quando ha 2 anni, viene cresciuto dai nonni materni pasticceri, e cresce in Provenza, a Briancon, finché va a lavorare nella fabbrica di maglie del secondo marito della mamma, a Fontenay-sous-Boys, vicino Parigi. Nel 1958 il debutto nel disegno professionale, per la rivista di giardinaggio e bricolage Rustica.

Nel 1960 è tra i fondatori, con le sue vignette, diHara-Kiri, da cui nel 1969 nascerà Charlie Hebdo, di cui sarà redattore capo dal 1970 al 1981. Nel frattempo, nel maggio 1968, tiene a battesimo L’enragé, giornale che si definiva “un pavè”, una mattonella da lanciare contro il potere, ma anche Action, fondato con Jean Schalit, André Glucksmann, Reiser e altri transfughi della Union deS Étudiants Communistes: è, questo, il foglio-prodigio degli scontri del maggio francese, che arriva a tirare 100mila copie e conia il modello delle prime pagine-manifesto, con un solo grande disegno, che poi sarà anche il cliché vincente di Charlie Hebdo.

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