Benedetto XVI | Kolòt-Voci

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Silenzio sul papa che cita il rabbino sul matrimonio omosessuale

Nel silenzio più assoluto del “dialogo ebraico-cristiano-ma-solo-se-progressista” anche papa Benedetto XVI cita  rav Gilles Bernheim (vedi anche Kolot) durante il discorso alla Curia romana del 21.12. Ecco l’estratto del testo di Bernheim tradotto in italiano: «Il racconto biblico fonda la differenza sessuale sull’atto creatore»

Gilles Bernheim

La complementarietà uomo-donna è un principio strutturante nell’ebraismo, in altre religioni, nelle correnti di pensiero non religiose, nell’organizzazione della società, come pure nell’opinione di una vastissima maggioranza della popolazione. Questo principio, per me, trova il proprio fondamento nella Bibbia. Per altri, può trovare il proprio fondamento altrove. Mi concentrerò qui sulla visione biblica, che non esclude altre visioni. «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gn 1, 27). Il racconto biblico fonda la differenza sessuale sull’atto creatore. La polarità maschile-femminile attraversa tutto ciò che esiste, dall’argilla a Dio. Fa parte del dato primordiale che orienta la vocazione rispettiva — l’essere e l’agire — dell’uomo e della donna. La dualità dei sessi appartiene alla costituzione antropologica dell’umanità.

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La politica vaticana è sempre più filo araba

“Antisemitismo” è anche concedere a tutti quello che non viene concesso agli ebrei o a Israele: esistono muri statunitensi, polacchi, cechi e spagnoli. Ma l’unico che “deve essere abbattuto” è quello che difende Israele dai terroristi. DP

Sergio Minerbi

Sergio Minerbi, il più illustre storico dei rapporti fra Vaticano e Israele, ha scritto per Informazione Corretta, una lucida analisi del viaggio di Benedetto XVI nella cosidetta Terra Santa. Questi sono i fatti, incontrovertibili.

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Perché da ebrea dico no al rito latino di Benedetto XVI

Dal blog Libero Pensiero una ebrea non ortodossa reagisce

In molti mi avete scritto relativamente alle mie parole sul rito latino e sull’invito – in esso contenuto – a pregare Dio per la conversione degli ebrei, affinché essi escano dalla cecità e trovino la luce di Cristo. Qualcuno si è risentito delle mie riflessioni e mi dispiace, altri mi hanno scritto parole di vicinanza e li ringrazio di cuore. I più mi hanno chiesto “lumi” sulla mia ebraicità per scelta: proverò ad essere sintetica, nei limiti, e a ripercorrere brevemente il perchè del mio dissenso dalla frase incriminata.

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Le ragioni di Neusner, il rabbino preferito di Papa Ratzinger

Giulio Meotti

Roma, 11 giu (Velino) – È nel quarto capitolo del suo nuovo libro dal titolo Gesù di Nazaret (Rizzoli) che Joseph Ratzinger parla del rabbino americano Jacob Neusner. In particolare ne fa menzione quando prende in esame i tre capitoli del vangelo di Matteo, dal quinto al settimo, che raccolgono il Discorso della montagna. Per il Papa questa che viene presentata come la Magna Carta della vita cristiana, è “la nuova Torah, portata da Gesù” dopo quella consegnata al popolo di Israele da Mosé.

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Amos Luzzatto si schiera con l’intolleranza

Scuse? Troppo poco. Un bel gesto di sottomissione e torniamo a farci i fatti nostri

Giorgio Israel

Sono rimasto allibito – e non da solo – leggendo l’intervista rilasciata da Amos Luzzatto alla Repubblica (17 settembre) sotto il titolo “Le scuse non sono sufficienti, occorre un segnale diverso”. Si tratta delle scuse che il Papa deve porgere all’Islam e che, secondo Luzzatto, non bastano: occorre di più, un gesto di “apertura” verso l’Islam. Cosa vorrà mai dire? Convertirsi? Continua a leggere »

Le vittime cancellate

La polemica tra Israele e Vaticano

Pierluigi Battista

Certamente non è stata un’omissione voluta, una negligenza deliberata e carica di significati negativi. Se nel suo Angelus di domenica scorsa Benedetto XVI non ha incluso Israele nell’elenco dei Paesi (Egitto e Turchia, Iraq e Gran Bretagna) esplicitamente menzionati come vittime degli attacchi terroristici degli ultimi giorni, si sarà sicuramente trattato di una banale dimenticanza, di un veniale errore diplomatico. Però è comprensibile che il governo di Gerusalemme abbia convocato il Nunzio apostolico in segno di protesta per la cancellazione dello Stato di Israele dall’elenco di chi patisce, tra lutti infiniti, le aggressioni terroristiche di un nemico che fa della strage degli innocenti la propria arma, seminando il panico non su obiettivi militari, ma tra la gente normale intenta nelle occupazioni della vita ordinaria. Continua a leggere »