Auschwitz | Kolòt-Voci

Tag: Auschwitz

L’interprete di Mengele

La storia dell’uomo che parlava 8 lingue e che ritornò dalla razzia di Roma del 16 ottobre 1943

Giorgia Greco

“….forse noi adulti dovevamo essere puniti per peccati che senz’altro avremo commesso, ma…i bambini, perché? Perché i bambini?” Sono le ultime struggenti parole di Arminio Wachsberger, sopravvissuto ai campi di sterminio di Aushwitz-Birkenau la cui testimonianza giunge a noi grazie alla sensibilità e alla generosità delle figlie Clara e Silvia.

Continua a leggere »

L’ultima provocazione o inno estremo alla vita?

Dancing Auschwitz. L’artista australiana Jane Korman in una video-installazione con la famiglia e il padre, un sopravvissuto, nei luoghi che hanno visto lo sterminio del popolo ebraico, accompagnati dalla musica di Gloria Gaynor.

Fonte

Il chimico che salvò Primo Levi

Domenico Scarpa

A Torino, nell’aula magna dell’Istituto di chimica, i banchi dell’anfiteatro e la grande cattedra sono gli stessi di quando Primo Levi prese a frequentarla nell’autunno 1937: lo stesso legno, levigato dall’uso e scurito dal tempo. Anche nella «venerabile biblioteca …, a quel tempo impenetrabile agli infedeli come la Mecca, difficilmente penetrabile anche ai fedeli qual ero io», scaffali e armadi a vetri sono quelli di allora. Quell’anno, nel catalogo a schede, la matricola Levi avrebbe potuto scegliere tra ben sette edizioni di un medesimo libro di testo, noto per antonomasia come «il Gattermann»: Ludwig Gattermann, Die Praxis der organischen Chemikers. Proprio su quel manuale di chimica organica pratica Levi avrebbe cominciato a imparare il tedesco, lingua di lavoro della sua disciplina nonché – di lì a qualche anno appena – lingua del lavoro coatto in Auschwitz, Arbeit macht frei. Continua a leggere »

Caro Lerner, ma che c’entra l’Exodus?

Mavi Marmara ed Exodus. Ecco perché Lerner sbaglia paragone.

Emanuele Ottolenghi

Nei giorni scorsi Gad Lerner ha proposto, sulla Repubblica (1 giugno, “L’Exodus rovesciato”) un paragone tra il blocco navale inglese che nel 1947, alla vigilia della proclamazione dello Stato d’Israele, cercava di impedire all’Agenzia Ebraica di portare sopravvissuti dell’Olocausto in Palestina, e il blocco navale israeliano lungo le coste di Gaza. Un giornalista profondo conoscitore della storia e delle realtà politiche israeliane come Lerner lascia stupiti in questo accostamento tra la nave Exodus, carica di sopravvissuti di Auschwitz, e la Mavi Marmara, carica di barbuti islamisti pronti al martirio, di armi assortite per la guerriglia urbana, di soldi per Hamas, di legami con al Qaida e video falsi preconfezionati da dare alla stampa credulona per far credere d’essere delle povere vittime indifese. Va dato atto a Lerner di aver messo una notevole quantità di puntini sulle “i” per qualificare la sua affermazione. Continua a leggere »

Viaggio ad Auschwitz andata e ritorno

Di ritorno a Milano da un viaggio magistralmente organizzato da Anat Levy e Zhala Cohen Pour a Cracovia – Birkenau-Auschwitz, con il preziosissimo aiuto di Marcello Pezzetti e Rav Simmantov mi preme scrivere ora a caldo alcune mie impressioni su un viaggio molto interessante ed emozionante.

Samy Blanga

Durante la visita al “quartiere ebraico ” di Cracovia e successivamente al “ghetto” , dalle parole di Marcello Pezzetti ho avuto un assaggio della vita degli ebrei durante la guerra e a tratti come era stata vissuta . Tali nozioni erano facilitate dal fatto che le case erano rimaste intatte ad oggi come erano allora. Addirittura alcune case fatiscenti dentro il ghetto sono rimaste esattamente le stesse e sono ora addirittura abitate da cittadini polacchi nelle medesime condizioni, medesimo colore, medesime finestre etc,,, Era una situazione irreale, guardare queste stesse abitazioni , immaginare la vita degli ebrei dentro durante la guerra e nel medesimo istante vedere sbucare dalla veranda o dalla finestra un giovane polacco del 2008 in maniche di camicia con la sigaretta in mano a guardarci divertito.

Continua a leggere »

Io, unica ebrea che vive a Auschwitz

“Il mio modo di resistere: abitare a duecento metri dall’inferno”

Gli occhi chiari sembrano guardare nel vuoto. In realtà inseguono qualcosa che la donna vede benissimo, la proiezione della memoria e dell’orrore che la invade. La voce ferma e gentile racconta un albero genealogico in cui sono concentrati secoli di ferite europee. Il passato fa di me una rom ungherese della Transilvania, il presente dice che sono l’unica ebrea di Auschwitz». Prima di lei, l’ultimo si chiamava Gruber, è morto qualche anno fa. Poi il nulla, il nessuno. «Prendere casa a pochi metri dalla porta dell’inferno è stata una scelta volontaria, un atto di ribellione contro chi preferisce dimenticare». E contro chi fa dell’Olocausto un business redditizio. «Essere ebrei e andare a vivere laggiù da soli richiede una forte dose di fede e incoscienza. Eppure, ora che i testimoni spariscono uno dopo l’altro, essere ebrei a Auschwitz è una straordinaria vittoria contro l’oblio». Continua a leggere »

Vita e morte di Arpad Weisz, allenatore ebreo

Milano, 25 gennaio – `Visto da lontano, Arpad Weisz non e` alto e non e` basso. Non e` bello e non e` brutto. E’ un uomo normale`. Chi e` stato Arpad Weisz? E per quale motivo uno dei grandi personaggi degli Anni 30 e` caduto nell’oblio, al punto da non conoscerne, oggi, neanche il nome? Perche` il calcio ha rimosso con vergogna il ricordo del piu` grande allenatore della sua epoca? Da queste domande nasce e si sviluppa il viaggio-inchiesta alla scoperta del trainer che ha vinto lo scudetto con l’Inter nel 1929-30 – il primo della Serie A come la conosciamo ora – e di altri tre titoli nazionali col grande Bologna. Oltre al Trofeo delle Esposizioni, la Champions League dell’epoca, conquistato contro i maestri del Chelsea. Continua a leggere »