Anna Momigliano | Kolòt-Voci

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Talmud Gets New Italian Translation

Ambitious project, possibly first of its kind headed by a woman, will present initial completed volume on April 5 at ceremony hosted by the country’s president.

Anna Momigliano

TLM Marchio16 200In 1553, the authorities in Rome burned all the Talmuds they could find in a Counter-Reformation crackdown on Jews. But now, nearly half a millennium later, the Talmud is once again being translated into Italian in an ambitious project funded by the Italian government.

The first translated volume, the Rosh Hashanah tractate, will be presented on April 5 during a ceremony in Rome hosted by Italian President Sergio Mattarella. The book is being published by La Giuntina, a company that has specialized in Jewish texts since 1980, and will be available in bookstores the same day.

“Publishing the Talmud is a great honor, but also a very hard job,” said La Giuntina’s Shulim Vogelmann, in an email interview with Haaretz. The Talmud, given its length, challenging language and unique format – in which primary text and commentary dance around each other – is considered particularly difficult.

The translation project began in 2010, when Clelia Piperno, a law professor at the University of Rome, approached the Italian Ministry of Education, Universities and Research with the idea, and then-Education Minister Mariastella Gelmini agreed to allocate 5 million euros ($5.6 million) to the project.

“The Talmud is a vast source of knowledge and we wanted it to be available for everybody,” Piperno told Haaretz via telephone. She noted that the Talmud is the first example of the simultaneous presentation of written law and its related commentary in history, and that having it translated into Italian “would enrich Italy’s culture.” Seventy translators and 20 additional researchers – including computer programmers, linguists and rabbis – worked relentlessly on the project, which involved the Institute of Computational Linguistics, a public institution at Italy’s National Research Council, and the country’s Union of Jewish Communities.

Piperno led the project, while Rome’s chief rabbi, Riccardo Di Segni, served as chairman. “It’s probably the first Talmud project headed by a woman, and it was great working with a rabbi who wasn’t afraid of working with women,” Piperno said.
She couldn’t offer an estimate as to how long the whole translation will take, when the next volume will be completed, or how many volumes will ultimately be printed.
“It took Adin Steinsaltz 50 years to complete the job,” she said, referring to the Israeli scholar who began translating the Talmud into modern Hebrew in 1965 and completed the work in 2010. “But we’re working faster [than Steinsaltz] because we have very innovative software.”

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Sarà ultra-ortodossa e femminista la prossima presidente d’Israele?

Adina Bar Shalom, famosa attivista per i diritti delle donne potrebbe diventare il prossimo presidente d’Israele.

Anna Momigliano

Adina-Bar-ShalomAdina Bar Shalom non ha frequentato l’università perché glie l’ha proibito il marito. Si era sposata giovanissima, avrebbe voluto studiare psicologia, ma lui le ha detto che non poteva, che l’università non era un posto per donne. Quando di anni ne aveva 14, Adina avrebbe voluto frequentare l’equivalente israeliano del liceo classico: per impedirglielo suo padre, il controverso rabbino ultra-ortodosso Ovadia Yosef, l’ha chiusa, letteralmente, in casa nel giorno del test d’ingresso, poi l’ha spedita a studiare cucito.

Oggi Adina Bar Shalom ha 68 anni, è una famosa attivista per i diritti delle donne e, stando alle indiscrezioni apparse sulla stampa israeliana, a breve potrebbe diventare il prossimo presidente d’Israele.

Il mandato dell’attuale presidente, Shimon Peres, scade a giugno. Peres, che ha quasi 91 anni ed è il più anziano capo di Stato del mondo, certamente si ritirerà a vita privata e a quel punto la Knesset, il parlamento israeliano, eleggerà un nuovo presidente. Adina Bar Shalom ha dichiarato di essere interessata a candidarsi per il partito fondato da suo padre, lo Shas: la notizia è stata prima diffusa dal quotidiano israeliano Maariv, per poi essere confermata dalla stessa Bar Shalom al quotidiano ebraico americano Jewish Daily Forward.

La sua candidatura deve essere ancora formalizzata. Inoltre il suo partito, lo Shas, non è attualmente al governo, e, con appena 11 seggi, è il secondo partito di opposizione dopo i laburisti. Eppure pensare a Bar Shalom come prossimo presidente di Israele non è poi così assurdo, se si tiene conto del momento di profonda tensione – tra destra e sinistra, laici e religiosi, nonché tra “ultra-ortodossi” e i cosiddetti “ortodossi moderni” – che sta attraversando il paese. Infatti, nonostante sia la figlia di un rabbino decisamente schierato a destra, Adina Bar Shalom è una delle poche figure pubbliche che godono di una discreta popolarità trasversale, che uniscono anziché dividere.

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I due quarantenni che stanno scardinando lo status quo identitario in Israele

Uno è “ortodosso moderno”, l’altro è un laico anticlericale. Hanno fatto un patto. La storia dietro la crisi politica che sta bloccando Israele (e preoccupa Obama).

Anna Momigliano

Non so se la cosa potrà essere di consolazione per qualcuno, tra coloro che si disperano per il rischio ingovernabilità nell’Italia del dopo elezioni. Comunque: non siamo soli. In Israele è passato un mese abbondante dalle elezioni, e ancora di un governo non si vede l’ombra. Lo stallo è piuttosto grave, al punto che il presidente, Shimon Peres, ha concesso due settimane “extra” per proseguire i negoziati: la deadline è estesa fino al 16 marzo. E c’è anche chi dice che a causa di questa crisi Obama potrebbe rimandare il suo viaggio in Israele.

Preghiera tamarra

Dal meme sui rabbini che ballano Gangman Style ai flash mob nelle strade israeliane: perché la musica disco si presta bene alla mistica ebraica.

Anna Momigliano

La scorsa settimana questo video ha goduto di una discreta viralità: girato durante un matrimonio, mostra alcuni ebrei ultra-ortodossi che si scatenano in pista sulle note di Gangnam Style – anzi: della rivisitazione in Yiddish di Gangman Style. Nelle prime 48 ore ha ricevuto circa 98mila clic, prima di ritornare nel dimenticatoio collettivo. Perché, al di là della “notizia” (dove la notizia sarebbe wow anche gli ebrei ultra-ortodossi fanno Gangnam Style) non è che fosse un gran che.

Se in un primo momento era circolato sui social media, era proprio perché la situazione stessa era vista come un controsenso (minkia che storia i rabbini e la disco tamarra), un attimo fuggente di assurdità resa possibile soltanto dal caso e dalla fortuna di avere uno smartphone in mano al momento giusto. Un po’ come i video dei gattini che suonano il pianoforte, prima che i gattini che suonano il pianoforte diventassero un archetipo a sé.

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Ritratto para-elettorale di una comica ebrea americana

Sarah Silverman. Il video pro-Obama “let my people vote” e il rabbino che le rispose: vergogna, pensa a fare figli

Anna Momigliano

Dichiarazione di intenti. Questo articolo parla di Sarah Silverman, del suo video pro-Obama “let my people vote”, e del rabbino che le ha risposto: vergognati e pensa piuttosto al matrimonio. Se vi sentite preparati sui primi due temi, potete saltare la prima metà. Sarah Silverman è una comica americana classe 1970 che si è fatta le ossa a Saturday Night Live e che vanta una discreta fama di «quella che fa ridere colpendo sotto la cintura». Silverman se la prende un po’ con tutti – o meglio, punta esattamente quei bersagli che la sensibilità americana imporrebbe di non toccare: minoranze etniche e religiose, bambini disabili, analogie con l’Olocausto.

Il problema di Günter Grass forse non è l’antisemitismo, è il suo ego

Anna Momigliano

“Due torti non fanno una ragione”, recita un vecchio proverbio. Una logica banale che però risulta calzante davanti al caso Günter Grass esploso in questi giorni, quando il noto intellettuale tedesco è stato dichiarato “persona non gradita” dal ministro degli Interni israeliano Eli Yishai, dopo avere pubblicato una poesia che accusava Israele di essere il principale ostacolo alla pace nel mondo e di prepararsi ad “annientare il popolo iraniano”.

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Lo strano mondo dei rabbini che odiano lo stato di Israele

Anna Momigliano

Il Riformista – 13 settembre 2006

Rabbini antisionisti, chi sono costoro? Questa è una domanda che si saranno posti in molti, ieri, seguendo la querelle sul «Convegno anti-Israele (nelle parole del Corriere della sera), organizzato a Montecitorio dall’Islamic Anti Defamation League in occasione dell’11 settembre. Tra i relatori, che vantavano tutti un rispettabile pedigree antisionista, spiccava la figura del rabbino Moishe Aryeh Friedman, il quale, oltre ad avere ribadito il distinguo tra giudaismo e Stato d’Israele, stando a quanto riportato dai partecipanti sarebbe stato il più duro nei confronti della «strategia sionista (parole sue), colpevole di avere «trasformato tutto il territorio palestinese in un grande campo di concentramento». Continua a leggere »