Alfredo Mordechai Rabello | Kolòt-Voci

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La teshuvà del centurione

La possibilità di tornare sui propri passi che gli ebrei hanno donato al mondo intero

Alfredo Mordechai Rabello

Le nostre fonti ci insegnano che il periodo tra Pesach e Shavu’ot è diventato un periodo triste a causa della morte di migliaia di allievi di Rabbì Akivà “che avevano mancato di rispetto l’uno verso l’altro“.  Vi è chi vuole vedere un accenno alla difficile situazione creatasi con l’occupazione romana di Erez Israel e la conseguente rivolta di Bar Kochbà, seguace di Rabbì Akivà, ai tempi dell’imperatore Adriano. Fra i Saggi di questo periodo ricordiamo Rabbì Chaninà ben Teradion, il quale, nonostante il divieto imperiale, proseguiva a studiare ed a riunire pubbliche assemblee allo scopo di insegnare la Torà, fino a che le autorità romane lo arrestarono e decretarono per lui la pena di morte: egli avrebbe dovuto cioè essere bruciato vivo.

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Nel kibbutz dell’Hashomer Hatzair

Due episodi distanti nel tempo, con la stessa morale: l’importanza del chèsed

Alfredo Mordechai Rabello

Al tempo della rivoluzione comunista, vennero chiuse le fonti di sostentamento delle yeshivot in Russia. Un venerdì sera il Chafetz Chaim (Rabbì Israel Meir Kogan di Radin, 1838-1933) incontrò il Commissario della zona, che era stato in passato fra gli allievi della yeshivà. Il rav lo accolse con la benedizione “Shabbat Shalom” e gli chiese se fosse stato disposto ad ascoltare alcune parole di Torà.

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Perché chiamiamo proprio Avrahàm “nostro padre”

Alfredo Mordechai Rabello

La nostra Parashà, Vajerà, è ricca di spunti importanti per la fede dell’Ebreo, da lech-lechà della settimana scorsa al lech-lechà el Erez hamorià di questa settimana. Non è un caso che noi leggiamo brani di questa Parashà nei giorni del giudizio di Rosh Ha-shanà.

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Spezzare le tavole per salvare il popolo

Come la fine e l’inizio della Torà sono unite

Alfredo Mordechai Rabello

La mattina di Simchat Torà terminiamo la lettura della Torà, che si chiude con le parole: “e per tutta la mano forte e per tutte le cose grandi e terribili che Mosè operò di fronte a tutto Israele” (Deut. 34:12) e Rashì commenta: “il suo cuore gli diede la forza di spezzare le tavole davanti ai loro occhi, come è detto: “spezzandole (le due tavole) davanti ai vostri occhi” (Deut. 9:17) ed il Signore fu concorde con la sua opinione, come è detto: “che hai spezzato” (Es. 34:1) venga aumentata la tua forza (= bravo) per averle spezzate“.

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Il suono dello Shofar e l’urlo di dolore della madre

Alfredo Mordechai Rabello

Si avvicina Rosh Hashana, una festa piena di significato universale: secondo i nostri Maestri il 25 di Elul è stato creato il mondo, mentre il sesto giorno, corrispondente appunto all’ uno di Tishrì, è stato creato l’uomo, Adamo (Vaikra Rabbà 29:1, Pirke de Rabbì Eliezer 8:1 ecc.). La Mizvà del giorno, di origine biblica (Numeri 29:1) è quella di sentire il suono dello Shofar: “Nel settimo mese, il primo del mese, sarà per voi santa convocazione: non farete alcun lavoro servile, giorno di suono strepitoso (iom teruà) sarà per voi” (Pentateuco a cura di Rav Disegni).

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Il divorzio è comunque un fallimento

Alfredo Mordechai Rabello

Per l’ebreo legato alla Torah diventa una cosa normale guardare anche alla vita quotidiana, cercando un collegamento con la Parashà settimanale, ma naturalmente i punti di vista proseguono ad essere diversi, a seconda anche della personalità di chi scrive e di chi legge. Così, prendendo spunto dalla Parashà di Ki Tezé, il settimanale “Hashabbat Zohar” (n.363), ha deciso di studiare il problema del divorzio.

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Che vuol dire essere figli per Dio

Alfredo Mordechai Rabello

L’inizio del versetto di Devarim 14:1, suona: “Voi siete dei figli per Hashem vostro D-o” e la Mishnà di Avot vede in questo nome “figli” e nell’aver rivelato che Israel sono figli, un segno dell’amore divino. La lunga storia di Israele non rende facilmente comprensibile questo amore, almeno secondo i parametri in uso presso di noi mortali, ed il problema viene affrontato direttamente nel libro del Profeta Malachì (I, 2-3, nella traduzione di G. Laras): “Io vi ho sempre amati, dice il Signore. E voi dite: Come ci hai mostrato il tuo amore? Esaù è il fratello di Giacobbe, dice il Signore, ed Io ho preferito Giacobbe“.

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