Alfonso Arbib | Kolòt-Voci

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Il nuovo Consiglio Ari “vicino a ogni ebreo in Italia”

Il Consiglio dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia inaugura una nuova stagione di impegno

Alfonso Arbib

Rav Alfonso Arbib, Presidente Ari

Ieri, martedì 22 Sivan, 28 giugno, si è riunito a Milano il nuovo Consiglio dell’ARI, recentemente eletto dall’assemblea plenaria e formato dai rabbanim Alfonso Arbib, Ariel Di Porto, Riccardo Di Segni, Adolfo Locci e Giuseppe Momigliano.

Il Consiglio ha preso in esame gli argomenti più importanti e urgenti all’ordine del giorno, ribadendo il ruolo dell’Assemblea Rabbinica come essenziale punto di riferimento dell’ebraismo in Italia. Si è quindi riproposto di avviare una serie di iniziative, che verranno al più presto specificate, a sostegno delle Comunità che maggiormente avvertono la crisi demografica e il problema dell’assimilazione e, in generale, rivolte a far sentire la voce dei rabbanim vicina a ogni ebreo in Italia con risposte concrete ai problemi delle nostre Comunità.

Nell’intento di attivare un meccanismo di avvicendamento periodico nelle cariche, il Consiglio ha quindi eletto Rav Alfonso Arbib Presidente dell’ARI e Rav Giuseppe Momigliano Vice presidente. Nel corso della seduta i restanti consiglieri hanno espresso la loro più sincera gratitudine e stima a Rav Giuseppe Momigliano, presidente uscente dell’ARI.

Chanukkà: quando è giusto battersi per restare ciò che si è

Forti e orgogliosi come alberi di cedro? O sottomessi e cedevoli come giunchi? Gli ebrei nel corso della storia sono stati l’uno e l’altro. Dipende dalla posta in gioco.

Alfonso Arbib*

Alfonso ArbibChanukkà è l’unica ricorrenza ebraica in cui si festeggia una vittoria in guerra, la vittoria dei Maccabei sui Greci, la vittoria dei pochi sui molti. In realtà non è esattamente così, la tradizione ebraica mette l’accento soprattutto su un altro aspetto della festa: l’accensione dei lumi che ricorda il miracolo dell’olio. E anche il giorno in cui si festeggia Chanukkà non è il giorno della vittoria ma quello successivo, il giorno della tranquillità e della pace. Rimane però vero che la lotta dei Maccabei contro la dominazione greca è un elemento caratteristico di questa festa. Questo aspetto caratteristico rappresenta un’eccezione nella storia ebraica, la contrapposizione armata contro i nemici e i persecutori solo raramente si è verificata nella nostra storia. Non sempre il risultato è stato vittorioso. Si pensi per esempio alla rivolta di Bar Kokhbà contro la dominazione romana. In molte altre occasioni gli ebrei hanno convissuto con grande difficoltà con nemici e persecutori aspettando che passasse la tempesta.

La chiave per capire questo atteggiamento è in un Midràsh che sostiene che “migliore è la maledizione di Achià Hashilonì della benedizione di Bil’àm”. Il mago profeta Bil’àm paragonò il popolo ebraico a un cedro. Achià Hashilonì lo paragonò a un giunco. Il cedro è un albero forte, possente, che può resistere a quasi tutti i venti. C’è però un vento particolarmente potente che è in grado di sradicare il cedro. Il giunco è molto debole, si piega a ogni vento ma, una volta che il vento è passato, ritorna su ma non viene mai sradicato. Paradossalmente la debolezza del giunco è la sua forza. Nella loro storia gli ebrei sono stati spesso giunchi che si piegavano a ogni vento senza però essere mai sradicati. A Chanukkà invece si sceglie la via opposta: si combatte e si vince, ma si corre il rischio di essere sradicati.

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Un ponte che non annulli le differenze

Ancora sul tema della Giornata della Cultura Ebraica, domenica 6 settembre 2015 (altri interventi qui e qui)

Alfonso Arbib*

Alfonso ArbibChe cos’è un ponte? Come tutti i simboli, il ponte può avere vari significati. È innanzitutto un collegamento. Può collegare città e regioni divise da ostacoli naturali rappresenta inoltre simbolicamente ogni tipo di legame e collegamento tra entità diverse, popoli, etnie e religioni. In quest’accezione il ponte più noto e rilevante degli ultimi decenni è forse il dialogo interreligioso che collega religioni separate tra loro, non solo da un punto di vista teologico ma anche da una lunga storia di divisioni, disprezzo e persecuzioni. Ma il ponte può essere un collegamento interno tra gli elementi diversi che compongono un popolo, una comunità, una nazione e da questo punto di vista la storia e la vita ebraica sono un buon esempio di ponti. C’è un ponte interno che collega ebrei di diverse origini etniche e culturali.

Su questo ponte è basata la costruzione di una comunità ebraica e un esempio straordinario di collegamento tra ebrei di origini, culture e lingue diverse è lo Stato d’Israele.

Ma il ponte rappresenta anche qualcosa di diverso. Un famoso detto di Rabbi Nachman di Breslav recita: Tutto il mondo è un ponte molto stretto, l’importante è non aver paura. L’aforisma di Rabbi Nachman, se da una parte è un invito al coraggio, d’altra parte rappresenta il ponte come qualcosa che incute timore. Tutta la nostra vita è un ponte da attraversare ed è un ponte pericoloso, instabile da cui si può cadere. Rabbi Nachman non nega tutto ciò ma sostiene che non possiamo evitare il pericolo e che le cadute sono da una parte inevitabili ma dall’altra possono e devono farci crescere. Continua a leggere »

I rabbini e il papa

Un’inchiesta su cosa pensano i rabbini italiani del Papa, in uscita nel numero di gennaio di Pagine Ebraiche, testimonia il rafforzamento della vecchia amicizia con Bergoglio

Giacomo Galeazzi

DiSegni+PapaEffetto Bergoglio sul rabbinato. A pochi mesi dall’attesissimo viaggio papale in Terra Santa e mentre fervono i contatti tra le due sponde del Tevere per una sempre più probabile visita del Pontefice alla sinagoga di Roma, arrivano dai “fratelli maggiori” importanti segnali di apprezzamento verso il pontificato di Francesco.

Sul numero di gennaio di “Pagine Ebraiche” verrà pubblicata un’ampia inchiesta su cosa pensano i rabbini italiani del Papa argentino, realizzata da Adam Smulevich e Daniel Reichel. Testimonianze che rafforzano la vecchia amicizia fra Bergoglio e il mondo ebraico, consolidata nei lunghi anni di servizio pastorale in Argentina. Parole di grande peso di cui, significativamente, l’Osservatore Romano ha anticipato alcuni stralci. “Grande disponibilità all’incontro, gesti e parole che hanno lasciato il segno, un clima cordiale che è di buon auspicio per il confronto interreligioso”, afferma il rabbino capo di Roma rav Riccardo Di Segni nel ripercorrere i primi nove mesi di pontificato di papa Bergoglio.

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Metti un rabbino a pranzo

In questo shabbat appena trascorso è stato organizzato a Milano e per i giovani un “Pranzo con il Rabbino Capo”, un appuntamento diventato un punto di riferimento per l’originalità della formula, che è il segno di un’attenzione particolare alle nuove generazioni

Rachel Silvera

Il mio shabbath è una porzione della settimana dedicata al letargo, alle paturnie, alle angosciose prime pagine dei giornali da sfogliare pigramente mentre il resto della famiglia dorme alla grande. Più volte obbligo i commensali a mostrare maggiore sollecitudine e partecipazione, ad ascoltare le teorie strampalate ed a canticchiare canzoni stonate. Ma niente da fare. Sbadigli in sequenza mixata e solitudine che incombe.

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Che cos’è una famiglia ebraica?

Uno degli articoli del nuovo libro di Morashà: “Per amore e per progetto – La famiglia ebraica tra tradizione e modernità”. Una preziosa antologia che tocca tutte le tematiche legate alla famiglia ebraica oggi: educazione dei figli, matrimonio, studio, obblighi, bio-etica, adozione e molto altro. 

Alfonso Arbib

Che cos’è una famiglia ebraica? È ovviamente difficile dare una risposta esauriente e semplice a questa domanda. La famiglia, ebraica e non, è una struttura complessa ma la famiglia ebraica lo è ancora di più. Proverò a esaminare alcuni degli elementi che concorrono a creare una famiglia.

La famiglia innanzitutto è un rapporto di coppia, il rapporto tra un uomo e una donna. Che cos’è per l’ebraismo un rapporto di coppia? È ovviamente qualcosa che va al di là della semplice unione fra due persone. In un famoso midràsh una matrona romana chiede a r. Yosè che cosa faccia Dio dopo la creazione del mondo. r. Yosè risponde che Dio forma le coppie. La matrona reagisce tentando di ridicolizzare l’affermazione di r. Yosè e dice di essere in grado di fare la stessa cosa. Nel giro di pochi minuti unisce in matrimonio i suoi schiavi e le sue schiave. Quest’unione però non dà buoni risultati, il matrimonio fallisce e la donna è costretta ad ammettere che formare coppie non è un’operazione semplice.

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Matrimoni, figli, educazione: sei Rabbini per spiegare l’Halakhà della famiglia ebraica

Matrimoni, figli, educazione: sei Rabbini per spiegare l’Halachà della famiglia ebraica. CLICCANDO SUI NOMI TROVATE GLI INTERVENTI IN VIDEO.

Ester Moscati

“La lettera di Stefano Jesurum è stata un problema per me. Ma ha avuto un aspetto positivo: mi ha costretto a rispondere pubblicamente”. Non si nasconde dietro a un dito, Rav Arbib, rabbino capo di Milano, e spiega così la ragione per cui ha fortemente voluto questa serata, questa lezione collettiva di sei-rabbini-sei sulla famiglia ebraica e i matrimoni misti. Ma anche sulla possibilità di far convivere diversi modi di vivere l’ebraismo nella nostra Comunità.

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