Alberto Somekh | Kolòt-Voci

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Giornata della cultura ebraica per chi?

Riccardo Di Segni

Ieri c’è stata la Giornata della Cultura ebraica, un successo come sempre, secondo le prime valutazioni. “Capofila” insieme a Milano era Mantova, dove ero presente al mattino e ho visto la partecipazione non solo formale ma anche condivisa e spesso commossa di autorità e pubblico.

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Un precedente illustre all’episodio torinese

Ariel Finzi

Riassumiamo la discussione a cui abbiamo assistito: Il consiglio della Comunità di Torino, mediante due suoi rappresentanti (Kaminski e Montagnana), ha organizzato una riunione alle ore 17:30 di un venerdì pomeriggio.

Il prof. Giulio Tedeschi si è lamentato del fatto che ciò va in contrasto con la preparazione dello Shabbat e che questo discrimina coloro che lo osservano. I due rappresentanti del consiglio rispondono con una lettera che ho letto e riletto ma che proprio non sono riuscito a capire. La lettera comincia con una disquisizione sui tempi dell’entrata dello Shabbat. Viene citato Rav Eliezer Melamed ed un principio alachico “Sfekà deoràita lechumrà”.

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Regole e suggerimenti per la vigilia di Pesach che cade di Shabbàt

RCM-IconaQuadProponiamo (un po’ in ritardo) le istruzioni per Pesach del Rabbinato Centrale di Milano. Segue sotto il parere di Rav Somekh di Torino sull’uso della matzà “ashirà” come hammotzì di shabbat.

Ognuno chieda in ogni caso al proprio rabbino come comportarsi esattamente.

Rabbinato Centrale Milano

Giovedì 17 aprile

Le pulizie di Pésach vanno organizzate in modo da terminare tutti i preparativi entro le ore 20.49 di giovedì 17 aprile.

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Torino: La cecità della maggioranza

Emanuel Segre Amar

Rispondo alla newsletter di Morasha che riprendeva la lettera messa in rete da Comunitattiva sul suo sito, e desidero innanzitutto ricordare che già in lontani tempi la Comunità di Torino è passata alla storia per la sua cecità politica. Sembra che ancora una volta oggi, mentre si avvicinano periodi che appaiono essere sempre più bui per Israele, per l’Italia e per l’Europa tutta, noi ebrei italiani ci comportiamo come molti fecero già nel 1934, accecati dal desiderio di comportarsi in un modo politicamente corretto.

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Torino: non ne possiamo più

Monta a Torino la protesta contro ComunitAttiva, la lista presentatasi alle elezioni del 2007 con l’obiettivo di far dimettere Rav Somekh. Non ne possiamo più! è la newsletter diffusa qualche giorno fa. Eccone alcuni testi salienti e un intervento di Giulio Tedeschi.

Il Consiglio della Comunità Ebraica di Torino, con il voto favorevole del Presidente e dei Consiglieri di ComunitàttivA e con il voto contrario di tutti gli altri, ha deliberato il 25 marzo l’avvio della procedura di revoca del Rabbino Capo.

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Non converti? Ti licenzio!

La ricostruzione della vicenda torinese da parte di Comunitattiva

PREMESSA: Poco prima delle elezioni anticipate che si sono svolte a maggio 2007 nella nostra Comunità, dovute alle dimissioni di cinque consiglieri per l’impossibilità di trovare una soluzione alla crisi dei rapporti con il Rabbino Capo, da Milano arriva a Rav Somekh la proposta di andare a ricoprire la carica di Direttore del Beth Ha-Midrash e Vice Rabbino Capo della Comunità. Di seguito sono riportare le tappe salienti del lavoro compiuto dal Consiglio in questi mesi per dipanare la questione.

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Fino a quanto possiamo bere a Purim?

HILKHOT SHETIYAH: REGOLE SULLA BEVUTA

Alberto Somekh

Ebbene sì, nulla sfugge all’occhio vigile dei nostri Chakhamim e anche le bevute di Purim hanno le loro regole. Cominciamo con il dire che nella Torah il vino è strumento di mitzwah e nient’altro. Nei Mishlè c’è un versetto che dice: “c’è una via retta davanti ad ogni uomo, ma dietro di essa può portare alla morte” (14,12). Si nota che le tre consonanti finali delle prime tre parole, yesh dèrekh yashàr formano la parola shekhàr = “bevanda inebriante”. Attenti dunque agli alcolici. Se usati con sobrietà (si fa per dire!) possono costituire una “retta via”, ma se se ne abusa si arriverà ad una condizione per cui l’uomo riterrà egualmente retto qualsiasi comportamento (“tutto il mondo gli apparirà come se fosse pianeggiante”: Yomà 75a), con conseguenze inimmaginabili.

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