Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Diamanti grezzi, Adam Sandler danza come poche altre volte

Antonio M. Abate

C’ha messo mesi Howard (Adam Sandler) a farsi spedire dall’Etiopia un’opale grezza, ancora incastonata nella pietra. Gemma dal fascino estremo, i fratelli Safdie ci si perdono e ci fanno perdere al suo interno, con quell’inquadratura che ricorrere all’inizio e alla fine, e che ci fa letteralmente entrare dentro a quel minerale incomprensibile. Quei colori irresistibili che prendono forma gassosa, quasi ci stessero conducendo altrove; in questo caso nello strambo mondo del gioielliere Howard Ratner.

Un Sandler chiamato di nuovo ad integrare la sua verve in un contesto drammatico, rendere verosimile un personaggio che comico forse lo è, benché suo malgrado. Un cartoon a cui non gliene va bene una, incapace di fare la cosa giusta eppure ostinato a volerci riuscire, il classico loser che più si strugge più appare bislacco, fuori posto. Come evidenziato in apertura, Howard ha tra le mani l’affare di una vita, quello che dovrebbe farlo svoltare. Il processo attraverso il quale viene in possesso di questa gemma viene a più riprese evocato ma mai del tutto chiarito, il che ci sta; in fondo, impacciato quanto si vuole, il protagonista di Diamanti grezzi non è un outcast coeniano, la qual cosa, se si vuole, lo rende ancora più mediocre, visto che nella vita alcuni risultati li ha ottenuti, ma di nessuna di queste cose sembra essere in grado di goderne davvero – che si tratti del suo lavoro, la rete di conoscenze, l’amante o la famiglia.

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4 Feb 2020 Comunità Ebraiche

I rapporti tra fascismo e sionismo

Simonetta Della Seta

Come è sempre stato convinto il mio maestro, lo studioso Renzo De Felice, sionismo italiano e sionismo internazionale hanno costituito per Mussolini due questioni distinte: la prima di politica interna e la seconda, in quanto legata alla cosiddetta «questione palestinese», di politica estera. Un terzo filone, potremmo dire, è stato per Mussolini quello del rapporto con l’ebraismo e, più in particolare, con gli ebrei italiani, ma questo meriterebbe un intervento separato.1 L’atteggiamento del regime fascista nei confronti del sionismo è stato dunque diverso a seconda che si trattasse dei rapporti con il movimento sionistico mondiale inerenti agli affari palestinesi e agli equilibri di politica estera o se riguardasse piuttosto l’affiliazione di cittadini italiani al movimento sionista. Ciononostante, non sono mancate occasioni in cui i sionisti italiani siano stati loro stessi coinvolti dal regime al fine di passare ai sionisti generali o a organismi ebraici europei e mondiali messaggi strategici che riguardavano le aspirazioni internazionali dell’Italia.

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3 Feb 2020 Comunità Ebraiche

Renée Zellweger interpreta Judy Garland

In anteprima alla Festa del Cinema di Roma anche Judy di Rupert Goold: struggente biopic dedicato alla vera storia di Judy Garland. Il film uscirà in Italia a Gennaio 2020. Ma se pensiamo al prossimo Oscar come Miglior attrice protagonista, Renée Zellweger è già la favorita.

23.10.2019

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L’edizione 2019 della Festa del Cinema di Roma, dopo l’incredibile giornata di lunedì, dedicata al maestro Martin Scorsese e l’anteprima europea del suo nuovo, attesissimo The Irishman, regala ancora forti emozioni. Negli ultimi anni Roma Film Fest ha presentato in anteprima ben due film destinati a breve a conquistare la notte degli Oscar: Moonlight nel 2017, Green Book nel 2018. E anche quest’anno, #RomaFF14 Festa potrebbe confermare la sua autorevolezza in qualità di “launchpad degli Oscar”. A parte il clamoroso caso Joe Pesci, che meriterebbe quantomeno una candidatura nella categoria Miglior Attore non protagonista, la sorpresa di oggi è Renée Zellweger. La sua interpretazione in Judy di Rupert Goold risuonava come leggendaria ancor prima dell’anteprima del film. E in questo caso, non si trattava solo di publicity né rumors a buon mercato.

Interpretazione è un termine perfino riduttivo.

Quella operata da Renée Zellweger è un’autentica trasfigurazione in Judy Garland: star bambina de Il mago di Oz (1939), destinata a una parabola tragica, ed una tra le storie più controverse e tristi negli annali di Hollywood.

Se Renée Zellweger si presenta come grande favorita all’Oscar, anche il lavoro del regista Rupert Goold merita una decisa nota di merito.

Judy poteva essere facilmente un melodramma a tinte forti, o nella migliore delle ipotesi, un biopic dalla struttura oltremodo convenzionale. Al contrario, è un film costruito con grazia, onestà e profondo rispetto. Un’opera che non trascende i toni, ma sceglie di trattare la sua protagonista con amore.

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31 Gen 2020 Comunità Ebraiche

Celeste Di Porto, la delatrice ebrea nel ghetto di Roma

Alessandra La Ruffa

Si chiamava Celeste Di Porto e, quando i Tedeschi in quel sabato di ottobre del 1943 rastrellarono il ghetto di Roma, aveva appena diciotto anni. Alta, slanciata, occhi neri e profondi, era la quinta di otto figli e viveva con la sua famiglia nel quartiere ebraico. Di umili origini, aveva iniziato a lavorare in giovane età prestando la propria attività come domestica di alcune famiglie ebree fino a quando venne assunta al ristorante Il Fantino, luogo di ritrovo di numerosi fascisti. Riuscita a sfuggire al rastrellamento insieme alla sua famiglia, Celeste, soprannominata per la sua eccezionale bellezza la stella di Piazza Giudia, abitava in Via della Reginella. Quel volto d’angelo diventerà per molti suoi correligionari il viso della morte. Sarà lei con un cenno del capo a denunciare gli ebrei e a venderli alle milizie fasciste.

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30 Gen 2020 Comunità Ebraiche

Il ragazzo ebreo che si salvò confondendosi tra i nazifascisti

Accolto come un figlio in casa del barone Parrilli, frequentata dai Mussolini, dai Ciano e dai generali tedeschi. Per non tradirsi si adattò a mangiare anche i cibi proibiti, come salame e aragosta 

Ariela Piattelli 

Un ragazzo ebreo nascosto con una falsa identità a casa di un barone nella Roma occupata dai nazisti. Segue le trame di un thriller ad alta tensione la storia vera e inedita di Giuseppe «Peppino» Nemni, morto a Roma a 97 anni. Una vicenda rocambolesca con due protagonisti, Peppino e il barone Luigi Parrilli, e ancora altri personaggi: i gerarchi nazisti, gli uomini del fascismo, dai Mussolini ai Ciano e così via. Giuseppe era nato a Tripoli nel ’23, suo padre Raffaello era un industriale molto importante, amico di Cesare Balbo e Mussolini. 

Da Tripoli a Roma 

Nemni ha dieci anni quando il padre lo manda a studiare in Italia. La sua avventura s’inizia però all’età di vent’anni, nel settembre del ’43, quando i tedeschi occupano l’Italia: già cacciato dalla Careggi di Firenze in seguito alle leggi razziali, Peppino si trova solo a Forte dei Marmi. «Scappavano tutti, non solo gli ebrei. Ero disperato, così presi un treno per Firenze», ha ricordato Nemni nella sua testimonianza. Arrivato alla stazione di Firenze trova una scena apocalittica e le SS con le mitragliatrici: «Prendevano i giovani per mandarli a lavorare in Germania, gli ebrei li avrebbero mandati nei campi di sterminio». 

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29 Gen 2020 Comunità Ebraiche

Le ragazze dello Shabbat

Cresciute nell’ex ghetto di Roma, festeggiano il bar (bat NdR) mitzvah, cucinano kosher e celebrano le tradizioni religiose. Perché senza identità non c’è memoria

Marta Ghelma

Come ogni anno, il prossimo 27 gennaio si celebrerà la Giornata della memoria in commemorazione delle vittime della Shoah. Noi di Elle siamo andati nel quartiere ebraico di Roma, uno dei più antichi ghetti del mondo, per conoscere ‒ attraverso le interviste a 8 donne ‒ la comunità ebraica romana che, con i suoi 13.500 membri, è la più numerosa d’Italia. Una storia fatta di fede, coraggio e resilienza che, dalla sua fondazione nel 161 a.C., è passata anche dalla deportazione di 1.259 ebrei romani ad Auschwitz (a cui sopravvissero in 16) in seguito al rastrellamento nazista del 16 ottobre 1943, e dall’attentato alla sinagoga di Roma del 9 ottobre 1982, in cui perse la vita il piccolo Stefano Gaj Tachè. Perché siamo convinti che la conoscenza sia il miglior antidoto contro la preoccupante recrudescenza dell’antisemitismo. Ecco chi abbiamo incontrato.

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28 Gen 2020 Comunità Ebraiche

L’unicità della Shoah è un’eresia cristologica

DALL’ARCHIVIO DI KOLOT (8/9/2011) UN LUCIDO TESTO DEL COMPIANTO GIORGIO ISRAEL

E tre. Israel risponde per le rime a un “indignato” Belli Paci che ieri su Kolòt (clicca) aveva attaccato il suo articolo del 4/9/2011 (clicca).

Giorgio Israel z.l.

Egregio signor Belli Paci, lei esibisce come titolo per ribattere al mio articolo, che l’ha “profondamente disturbata”, l’essere parente di deportati ad Auschwitz. Lei deve essere molto suggestionato dal mito dell’“unicità”, altrimenti avrebbe evitato di esibire un simile titolo. Su queste basi probabilmente vincerei la contesa a tavolino, visto che, a parte mio padre, uno zio e una cugina (peraltro ormai deceduti), non un solo mio parente è sopravvissuto alla Shoah, salvo probabilmente qualcuno molto lontano di cui ignoro l’esistenza. Quindi, a meno che non voglia dire che sono un “rinnegato”, lasci perdere questo genere di argomenti.

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27 Gen 2020 Shoah