Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Salire insieme il monte

Scialom Bahbout

I profeti Isaia (cap. 2) e Micha (cap. 4 ) scrivono “Avverrà alla fine dei giorni che il monte della casa  del Signore si ergerà sopra la sommità dei monti, …“Venite che saliremo sul monte del Signore, …. Egli giudicherà fra le nazioni, e ammonirà molte genti, e spezzeranno le loro spade per farne vomeri, e le loro lance per farne falci; nessun popolo alzerà la spada verso l’altro, e non impareranno più la guerra” . Che significato ha questa profezia nei tempi del Cocid-19.

Il 20° secolo è stato costellato da guerre, distruzioni, persecuzioni che hanno decimato il popolo ebraico (e non solo). Il rispetto della vita umana è sceso a un livello mai raggiunto nella storia dell’uomo. L’attuale epidemia potrebbe essere un invito a farci cambiare strada per “salire sul monte del Signore”: tutti, ma soprattutto gli uomini e i popoli che vivono nella Terra d’Israele e che considerano sacro il Monte che il Signore indicò ad Abramo per sacrificarvi il figlio, possono cogliere questa occasione. Come Abramo dovranno però prestare ascolto alla voce che gli imponeva di non immolare il figlio.

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12 Apr 2020 Comunità Ebraiche

Udai: Mascherine della vita per gli operatori italiani

Il mondo che conoscevamo è stato attaccato da un nemico invisibile che sta mettendo alle corde la nostra società, le nostre economie ma specialmente la nostra salute. La Nuova Udai è in prima linea per aiutare Milano da questo flagello. Ad oggi grazie alle persone che hanno risposto positivamente alla raccolta fondi abbiamo donato mascherine a Ospedali, Guardia di finanza, Polizia, Carabinieri, Strade sicure più altre associazioni private.Chi volesse delle mascherine potrà contattare il nostro call center dedicato il mattino dalle 9 alle 12.30 al numero 02 47921 606.
Vi chiediamo farci avere il Vs contributo affinché si possa aiutare chi necessità di aiuto e insieme sconfiggeremo il male che si è insediato tra noi !

BANCA DI ASTI
IBAN IT16 N060 8501 6000 0000 0023 719
Viva l’Italia

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12 Apr 2020 Comunità Ebraiche

“Proteggi e benedici lʼItalia”

Il discorso del Rabbino Samuele Colombo per le vittime del terremoto del 1908, con spunti sempre attuali

Il 28 dicembre 1908 si verificò uno dei terremoti più disastrosi che la storia ricordi, certamente la più grave catastrofe naturale in Europa per numero di vittime e il disastro naturale di maggiori dimensioni che abbia mai colpito il territorio italiano. Perlomeno centoventimila persone persero la vita nel sisma che colpì soprattutto le città di Messina e Reggio Calabria. In tutto il Paese, comunità ebraiche comprese, lʼimpressione e il cordoglio furono enormi. Il 14 gennaio del 1909 nel Tempio di Livorno si tenne una cerimonia di suffragio per le vittime e rav Samuele Colombo, rabbino maggiore di quella comunità, tenne un discorso, pubblicato poi col titolo di Per le vittime di Calabria e Sicilia.

La situazione odierna non è paragonabile a quella catastrofe, certamente possiamo ancora augurarci che il numero delle vittime, in tutto il mondo, non si avvicinerà a quello di quel disastro. E comunque, rileggendo il discorso di rav Colombo, non possiamo non trovarci spunti e insegnamenti validi anche per la pandemia del 2020, che sta colpendo così duramente proprio lʼItalia.

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8 Apr 2020 Comunità Ebraiche

Pesach è la libertà di rimanere noi stessi

Riccardo Pacifici*

Nessuno avrebbe mai immaginato nella nostra generazione che ci saremmo apprestati a fare il Seder di Pesach richiusi nelle nostre case e senza le persone a noi più care. Una strana sensazione, che abbiamo però già sentito dal racconto diretto di chi ha vissuto la clandestinità della Shoah o l’abbiamo letta dalle condizioni di vita di coloro che sfuggivano all’Inquisizione dei Torquemada. La ritualità del Seder, specie quando fatto con protagonisti di diverse generazioni, vedeva ruoli per noi scolpiti nelle menti. Il capo famiglia che fa il Kiddush, le donne che ci aiutano a lavarci le mani, i bambini che cantano Manishtanà, il minuzioso racconto dell’Uscita dall’Egitto, preceduto dalle Dieci piaghe, fino ai canti popolari del “Capretto” e di “Uno Chissà” recitati nei diversi dialetti dell’Italia ebraica.

Non posso non commuovermi, ma sono certo che non sarò il solo, al pensiero dei miei genitori Emanuele z.l. e Gioia Simchà z.l., che con mesi di anticipo si preparavano alla prima sera. Mio padre raccoglieva tutti bambini delle famiglie coinvolte, non erano mai meno di 40 persone e in case piccole. A ognuno di noi veniva assegnato un pezzo che dovevamo minuziosamente studiare grazie ai nostri Morim e Morot delle scuole ebraiche. Le Haggadot, che ancora conservo, portano segnati a matita coloro che avrebbero poi letto, con ripetute cancellazioni, specie sui pezzi in cui bisognava avere una bella voce, come il Bezet Israel. La particolarità del nostro Seder è che non ricordo mai una sola volta che non ci fossero non solo “ospiti” ma amici cari di famiglia, soprattutto vi erano a turno illustri ecclesiastici. Monsignori, cardinali, suore. Uno fra tutti era il professor Vittorio Emanuele Giuntella di benedetta memoria. A lui veniva affidata la lettura commossa, con quella sua folta lunga barba bianca, dell’aggiunta all’Haggada sul ricordo dei Martiri che combatterono nel Ghetto di Varsavia. Era curioso come altri ospiti di turno, sempre non ebrei come lui, vedendolo così coinvolto ed avendo un volto ascetico, a volte pensavano fosse un rabbino perché in quel momento tutti con le lacrime agli occhi, ci alzavamo e poi cantavamo alla fine della sua lettera Ani Maamin. Curioso come lui – fervente cristiano e credente – prima di darci l’intonazione, recitava anche in italiano, la traduzione “Io credo sempre fermamente nella venuta del Messia”. Cosi come non ricordare l’allora semplice prelato e tra i fondatori della Comunità di S.Egidio, oggi vescovo di Frosinone e presidente della Commissione Episcopale della Conferenza italiana per l’ecumenismo e il dialogo Ambrogio Spreafico, che quando veniva letta l’Haggadà la seguiva tutta leggendola in ebraico.

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7 Apr 2020 Comunità Ebraiche

Unorthodox e l’incapacità di guardare “oltre”

HaTikwa, di David Zebuloni

Una delle punte di diamante di Netflix ai tempi del corona e della quarantena forzata è senza dubbio Unorthodox, un’ambiziosa miniserie basata sull’omonimo libro autobiografico della scrittrice Deborah Feldman. Unorthodox racconta la storia di Esty, una ragazza appartenente alla Comunità ultraortodossa di Williamsburg, che all’età di diciannove anni si ritrova vittima di un infelice matrimonio combinato e altrettanto vittima di un sistema che la condanna ad una vita priva di ambizioni. Il ruolo di Esty all’interno della Comunità è semplice: annullarsi di fronte alle volontà del marito, procreare e occuparsi delle faccende di casa. E il pianoforte che tanto ama suonare? Il pianoforte le viene sottratto in quanto donna, in quanto moglie. Esty fugge e cerca la libertà in Germania. La trama si complica e culmina con un inseguimento da parte del marito, che atterrato a Berlino pare un alieno sbarcato da Marte. Lo scopo è quello di convincere Esty a tornare a casa e fingere che nulla sia accaduto, per non scombussolare troppo gli equilibri interni della Comunità e non creare un precedente che possa portare alla rivolta di altre donne, altre mogli.

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7 Apr 2020 Comunità Ebraiche

Quando la mafia ebraica spezzò le ossa ai nazisti di New York

Il 20 febbraio del 1939 i nazisti americani fanno la loro festa più bella, un grande raduno al Madison Square Garden di New York. Ce lo ricorda un breve documentario di Marshall Curry, sette minuti in presa diretta piuttosto impressionanti (da vedere assolutamente qui, mi raccomando). I nazisti, vestiti da nazisti, con insegne e coreografie naziste, si riuniscono in 20.000 per celebrare con il saluto nazista la loro fedeltà all’America, l’America come la intendono loro. C’è il giuramento alla bandiera, c’è l’inno nazionale, c’è la gigantografia di un George Washington ducesco. L’intervento principale è del loro führer, il carismatico Fritz Julius Kuhn che, come è d’uso per tutti quelli che non sono al governo, chiede che il governo del paese sia restituito al popolo che quel governo ha fondato. In più aggiunge che il paese dovrebbe essere bianco e controllato dai “gentili” e che i sindacati dovrebbero essere liberati dai leader ebrei controllati da Mosca. Nei suoi discorsi è solito attaccare il presidente e il suo programma chiamandoli Frank D. “Rosenfeld” e “Jew Deal”.

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17 Feb 2020 Comunità Ebraiche

Per la prima volta a una donna l’Israel Prize For Talmudic Scholarship

Iaia Vantaggiato 

Il premio assegnato l’altro ieri alla professoressa Vered Noam, della Chaim Rosenberg Shool for Jewish Studies and Archaeology di Tel Aviv, andrebbe dedicato a tutte le donne ebree che avrebbero voluto, potuto e forse dovuto studiare la Torah. Donne cui, però, l’accesso allo studio non è stato concesso. Se se ne dovesse indicare una la cui drammatica parabola le riassume tutte, quella sarebbe probabilmente Esther Kreitman, scrittrice il cui valore non è ancora abbastanza riconosciuto, sorella maggiore di due autori la cui grandezza è invece nota a tutti: Israel Joshua e Isaac Bashevis Singer.

Vered Noam, sessantenne, è la prima donna insignita dell’Israel Prize for Talmudic Scholarship. Il presidente della giuria, il rabbino e docente di Talmud Daniel Sperber, ha ricordato ed esaltato il contributo della professoressa Noam alla “comunità scientifica e al pubblico in generale”, sottolineando il suo ruolo “nel rendere la letteratura rabbinica e Talmudica accessibile a tutti gli studenti in Israele”. Sono spesso i particolari, gli eventi apparentemente meno clamorosi, a siglare e segnalare grandi cambiamenti e ad aprire nuove strade. Il premio assegnato a Vered Noam è uno di quelli.

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13 Feb 2020 Comunità Ebraiche