Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Ritorno a Leopoli

La piccola Parigi dell’Est: prima austroungarica poi polacca, sovietica e oggi ucraina. Negli anni ho visto guerre e tragedie, i paesaggi cambiare. Ma le comunità possono sopravvivere al loro destino

Anne Applebaum

Fu alla fine della calda estate del 1985, durante l’epoca chiamata in seguito “gli anni della stagnazione” sovietica, che vidi per la prima volta la città di Leopoli. Per un giorno e mezzo il mio treno si era diretto verso Leningrado, fermandosi di tanto in tanto in piccole città, ognuna con una triste stazione ferroviaria, un sudicio binario, un chiosco dove si potevano comprare biscotti secchi. Ricordo di aver avvertito quel senso di frustrazione che sempre accompagnava i viaggi in Unione Sovietica. A quell’epoca, gli stranieri venivano relegati in determinate città, su strade speciali e treni riservati. Mentre sorseggiavo il tè, guardavo fuori dal finestrino e desideravo sapere di più di quella piatta e incolta campagna che si estendeva appena oltre i binari. Per me era un territorio proibito, inaccessibile quanto la luna. E poi, piuttosto inaspettatamente, il mio desiderio venne esaudito. Il treno si fermò. Eravamo arrivati nella città di Leopoli, nell’Ucraina sud-occidentale. Un annuncio fu trasmesso a sorpresa. Il treno necessitava di riparazioni e si sarebbe fermato per qualche ora, i passeggeri avevano il permesso di scendere.

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1 Lug 2019 Antisemitismo, Comunità Ebraiche, Shoah

Storia esemplare ed avvincente di una grande famiglia ebraica tedesca

Dal 1875 creò ricchezza e posti di lavoro in Sicilia 

Domenico Cacopardo 

Il fascino delle storie delle famiglie antiche, si è ripresentato di recente con due opere ambientate a Palermo e riguardanti le vicende di due grandi famiglie palermitane, fondate da non palermitani. Mi riesce difficile credere alle coincidenze (diceva il saggio «Le coincidenze sono l’alibi dei bugiardi») e, in particolare in questo caso infatti, diventa impossibile: a distanza di poche settimane, Stefania Auci dà alle stampe «I leoni di Sicilia», prima parte della saga della famiglia Florio, e poco dopo, in maggio, Agata Bazzi pubblica (Mondadori editore, euro 19 ,00) La luce è là, traduzione dal tedesco Lik dör, storia della famiglia Ahrens, il cui capostipite, Albert, si trasferì a Palermo nel 1875, quando i Florio s’erano già ampiamente affermati, Tanto che una delle sue prime visite è dedicata a Ignazio, in quel momento capo della casata calabro-sicula.

C’è tuttavia una profonda differenza tra le due narrazioni e le due narratrici. La prima è ontologica e spinge il lettore a riflettere sulle tragiche giravolte della storia, quelle che si sono riviste nel ‘900 e rispetto alle quali, Bertha, una delle figlie di Albert, dopo la fine della seconda guerra mondiale dice: «Ora sappiamo cosa ci si può aspettare dal futuro», intendendo che una tragedia come quella del 1939-1945, con le sue stragi, può ancora ripetersi. E lo Schicksal, il destino che lo vorrà, se lo vorrà. Manca solo un elemento per capire il senso di queste affermazioni: Albert Ahrens e sua moglie Johanna sono ebrei tedeschi che si naturalizzano italiani e che generano figli italiani, che sposano gentili (cattolici), spesso convertendosi.

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30 Giu 2019 Comunità Ebraiche

Quando i rabbini italiani decisero di non abbracciare la Riforma

Per favorire l’ingresso dei Riformati nell’Ucei è da mesi in atto una campagna di delegittimazione del rabbinato italiano. Qui il Rabbino capo di Roma risponde a chi tenta di riscrivere la Storia

Desidero replicare ad alcune affermazioni di Alberto Cavaglion che ha parlato della bonaccia (metafora dell’immobilismo) in cui si troverebbe da ben più di un secolo il rabbinato italiano. Cavaglion denuncia i rabbini italiani per “La loro scarsa passione per la storia; la scarsa conoscenza che dimostrano per le biografie di coloro che hanno occupato gli stessi incarichi che oggi loro ricoprono”.

Mi spiace deluderlo. Spesso i rabbini italiani sono più storici che rabbini (ne abbiamo avuto esempi illustri nelle cattedre israeliane). Molti (compreso lo scrivente cui dispiace di citarsi) hanno scritto abbondantemente di storia del rabbinato italiano e di recente sono stati pubblicati interi volumi della Rassegna Mensile di Israel sulle biografie più importanti del ‘900, facendo seguito a convegni promossi anche dal Collegio Rabbinico.

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28 Giu 2019 Comunità Ebraiche

La mostra – “Italia ebraica, una trama a colori”

La lavorazione dei tessuti è tra le più antiche forme d’arte e, in campo ebraico, fin dai tempi biblici i tessuti sono stati presenti e protagonisti. Nel bene e nel male, nelle vicende di compiuta integrazione ma anche in quelle di maggior criticità, l’arte del tessuto si è imposta come perno espressivo e come testimonianza imprescindibile di vitalità e costituisce oggi una chiave di lettura preziosa per comprendere secoli e millenni di storia.

La mostra “Tutti i colori dell’Italia ebraica. Tessuti preziosi e stoffe dall’antica Gerusalemme al prêt-à-porter moderno”, curata da Dora Liscia Bemporad e Olga Melasecchi (direttrici rispettivamente dei Musei ebraici di Firenze e Roma) e inaugurata quest’oggi nelle Gallerie degli Uffizi, ne è un efficace esempio. Un percorso che dagli ornamenti del Tempio di Salomone accuratamente descritti nella Bibbia ci porta fino a Emanuele Luzzati, Maestro del disegno contemporaneo, ottenendo la ribalta prestigiosa del più importante museo italiano.

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27 Giu 2019 Comunità Ebraiche

In Germania caccia alla kippah in 24 ore di ordinario antisemitismo

Tre aggressioni ad Amburgo, Berlino e Düsseldorf 

Il mese scorso Felix Klein, delegato del governo tedesco per la lotta all’antisemitismo, ha scioccato la Germania con queste parole: “Gli ebrei farebbero bene a non indossare la kippah in qualsiasi momento”. Il ministro dell’Interno bavarese, Joachim Herrmann, aveva risposto: “Tutti dovrebbero potere indossare la kippah, ovunque”. Poi è stata la volta del ministro dell’Interno federale, Horst Seehofer: “Lo stato deve garantire l’esercizio della propria fede in ogni luogo”. Infine, il ministro degli Esteri Heiko Maas: “Nessuno dovrebbe mai più nascondere le proprie origini ebraiche”. Dure critiche erano arrivate a Klein anche da Israele tramite il suo presidente, Reuven Rivlin, che ha parlato di “resa” all’antisemitismo. 
Pochi giorni fa il presidente, Frank-Walter Steinmeier, aveva dichiarato al Collegio degli studi ebraici di Heidelberg che il paese doveva fare di più per far sentire al sicuro la propria comunità ebraica. Purtroppo, la cronaca tedesca delle ultime 24 ore sembra dare ragione al pessimista Klein.

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26 Giu 2019 Comunità Ebraiche

Campioni fummo in terra d’Egitto…

Daniel Fishman

Il Chilometro d’oro, romanzo storico sulla comunità ebraica egiziana, è stato tradotto in arabo e pubblicato in Egitto a cura del Ministero della Cultura. Una storia (anche) sportiva

«Ma lo sai che hanno pubblicato il tuo libro in arabo e che si trova nelle librerie del Cairo?» questo il contenuto di una telefonata ricevuta poco tempo fa da un’amica egiziana. Anni fa, quando pubblicai il Chilometro d’oro (Guerini editore, 2006) ero stato contattato dal Ministero della Cultura egiziano che si era informato sugli eventuali diritti di traduzione in arabo. Il discorso era poi caduto nel dimenticatoio. A cose fatte, e a distanza di così tanto tempo, non è durata più di due minuti l’idea di attivarmi per far valere i miei diritti d’autore. In Egitto, come si sa, casi legali ben più consistenti del mio non trovano soluzione…

Mi sono così accontentato di ricevere il libro e di rilevare come la vicenda avesse comunque interessanti riflessi “politici”. 

Un romanzo storico che racconta di un Paese che nella prima metà del ‘900 era ricco di decine di etnie, religioni, idee, partiti, intellettuali e stampa libera, è un Egitto ben diverso da quello attuale. Un Paese che le giovani generazioni non hanno conosciuto e che, grazie ai media ed eventi culturali, e appunto ad un libro come questo, hanno ora la possibilità di riscoprire. Anche nella sua componente ebraica, che in “terra di Goshen” ha avuto una presenza plurimillenaria e che in epoca contemporanea aveva raggiunto posizioni di rilevanza, prestigio e forte attiguità col Governo. In nessun Paese arabo infatti, gli ebrei possedevano così tanti ruoli, incarichi, ed erano responsabili di settori chiave del Paese. Lo si può raccontare in tante maniere; lo sport è emblematico in tal senso. A partire dagli inizi del ‘900, periodo nel quale in Europa si cominciarono a diffondere le pratiche sportive, anche in Egitto si organizzarono le prime partite dei soldati inglesi con le squadre egiziane e con quelle delle comunità straniere. Si fondarono alcuni primi club, Le ferrovie al Cairo, nel 1903, e l’Olympi ad Alessandria nel 1905, mentre nel 1907 venne fondato l’Al-Ahly, attualmente la squadra più popolare, per opera di un inglese che però sosteneva l’indipendenza dell’Egitto, diventando così la squadra di riferimento del leader nazionalista Sa’d Zaghlul.

Nel 1911 venne fondato invece l’Al-Zamalek, l’altra grande squadra egiziana, per iniziativa degli impiegati dei tribunali misti. Anche la polisportiva del Maccabi era intanto stata creata e le sue squadre, maschili e femminili, partecipavano a tutti i campionati in diversi sport.

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25 Giu 2019 Comunità Ebraiche

Gli ebrei nell’Italia fascista

Sergio Paolo Ronchi

Un capitolo ineludibile nella storia nazionale

Ernesto Nathan (Giacomo Balla)

Quarto appuntamento con la serie di pubblicazioni utili a non perdere il filo della storia. Dopo il primo articolo a cura di Sergio Ronchi, dopo la recensione di Eliana Bouchard al volume di Giuliano Bascetto, Cognomi valdesi nel casellario politico centrale, e  dopo la recensione dell’ultimo libro di Francesco Filippi che svela «le idiozie che continuano a circolare sul fascismo», oggi è il turno della condizione degli ebrei nell’Italia fascista. Per non dimenticare. Buona lettura.

Quando si parla della storia d’Italia bisogna fare i conti con la memoria: con il razzismo e l’antisemitismo degli anni Venti. Infatti, «sia la vita sia la persecuzione degli ebrei costituiscono parte integrante e irrinunciabile della vicenda storica nazionale». Ce lo ricorda il maggiore esperto di storia degli ebrei in Italia e della Shoah in Italia e in Europa, lo storico Michele Sarfatti con la nuova e definitiva edizione del suo lavoro maggiore*.

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20 Giu 2019 Comunità Ebraiche