Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Il problema di Giuseppe

La matematica alle prese con un episodio avvenuto in Galilea circa duemila anni fa

Davide Silvera

Lo storico ebreo Giuseppe Flavio (37-100 circa) è noto a coloro che si interessano al regno di Erode il Grande (37-4 aev) e in generale alla fine del periodo del Secondo Tempio con la Grande rivolta (66-74). Il suo nome è conosciuto in modo particolare per essere l’unico a raccontare, ne La Guerra Giudaica, del suicidio collettivo degli Zeloti ebrei che difendevano la fortezza di Masada dall’assedio dei Romani negli anni 73-74.

Flavio è famigliare anche a chi si interessa alla “storicità” di Gesù per via di quella che è conosciuta tra gli storici come la Testimonianza Flaviana. In una delle sue opere più importanti, le Antichità Giudaiche, vi è un breve paragrafo su Gesù, nel quale viene descritto come uomo saggio, operatore di fatti straordinari, considerato il Messia. E che sebbene Pilato lo condannasse alla Croce passato il terzo giorno apparve ad essi di nuovo vivo. Il testo, considerato autentico per molti secoli, a partire dal XVI secolo fu ritenuto da molti storici come variamente elaborato e oggetto di aggiunte posteriori da parte di copisti cristiani. Senza entrare nel merito della lunga diatriba vale la pena citare Emil Schurer che scrisse nel suo Storia del popolo giudaico al tempo di Gesù Cristo: Anche se Giuseppe certamente non chiamò Gesù il Messia, e non asserì che la sua risurrezione il terzo giorno sia stata pronunciata da profeti di Dio, l’impressione che si riceve è che non fosse nel complesso indifferente nei riguardi di Gesù.”

Continua a leggere »

24 Apr 2020 Comunità Ebraiche

Hashomer di oggi e di domani

Ciao a tutti, siamo i madrichim (guide) del movimento Hashomer Hatzair (La giovane guardia) di Torino. Per chi non ci conoscesse, siamo un movimento ebraico mondiale, presente in Italia anche a Milano, Roma, Firenze e Napoli. Ci occupiamo di educazione, di responsabilizzazione e il nostro fine è creare una società migliore attraverso una presa di coscienza di ciò che ci circonda utilizzando come strumenti l’osservazione critica e oggettiva. Al contrario di ciò che si potrebbe pensare, non siamo animatori, ma veri e propri educatori, delle guide con la propensione a porsi sullo stesso piano morale e di pensiero di un/a qualsiasi bambino/a, mantenendo al contempo la capacità di trasmettere la nostra ideologia, che, pur essendo così complessa ed estesa da non poterla sintetizzare in poche righe se si vuole apprezzarne realmente e per intero la potenza e il potenziale, è solo e unicamente tramandata per mezzo della parola e dell’esperienza.

Ci è stata data la possibilità di scrivere un articolo riguardo l’andamento del nostro ken (nido/sede), il luogo dove svolgiamo le attività. Ebbene, dopo anni tra spostamenti e situazioni provvisorie, ci è stato affidato un nuovo nido da proteggere. Sicuramente, come alcuni di voi sapranno, la parola “shomer” ha il significato di guardiano, protettore, osservatore. Questa, tuttavia, non ha un significato univoco e per ognuno può rimandare a un concetto anche molto diverso da quello dei compagni: c’è chi decide di proteggere l’atmosfera del luogo, chi l’educazione, chi cura le tradizioni, chi si dedica alla trasmissione dei valori. Le sfaccettature sono pressoché infinite e tutte sono altrettanto importanti, variano nel tempo e di per sé non sono esplicitate su carta, ma si può dire che aleggino nell’aria. Quando si inizia il percorso all’Hashomer nessuno te lo dice e mai nessuno te lo dirà direttamente, ma è sensazione comune che esista una sorta di atmosfera diversa, quasi magica aggiungerebbero alcuni dalla fantasia più accentuata, nel luogo adibito alle attività. Provate a chiedere a chiunque frequenti assiduamente il movimento, le risposte saranno molto simili. Attenzione però a interpretare correttamente questo concetto: non è il luogo che crea l’atmosfera, bensì noi stessi che creiamo l’atmosfera nel luogo. Quest’ultima, per essere più chiari, nel corso degli anni è sempre rimasta pressappoco identica nelle diverse sedi e finché c’è volontà di incontrarsi non si estinguerà. Bisogna aggiungere che ovviamente non si tratta solo di una cosa immateriale e intoccabile, ma anzi si riflette sul luogo stesso rendendolo speciale e familiare. 

Continua a leggere »

23 Apr 2020 Comunità Ebraiche

Come l’Esodo ha influenzato la cultura occidentale

Emanuele Calò

Negli scorsi giorni gli ebrei hanno commemorato Pesach, la Pasqua, narrata nell’Esodo. Una storia di libertà, che il nostro Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, rubando il mestiere del compianto Mike Bongiorno, trasforma in una simpatica gaffe storica: “Pasqua significa, lo sanno bene i Cristiani, passaggio. È il passaggio e anche il riscatto dalla schiavitù all’Egitto”. Di questa gaffe, non scevra di simpatici accenti, sono state fornite diverse interpretazioni, ma nessuna in chiave psicoanalitica, forse perché un’eccessiva insistenza sarebbe parsa, per essere precisi, alquanto malevola.

Senza l’Esodo, Alfred Hitchcock avrebbe avuto difficoltà ad occuparsi dei suoi temi centrali, l’innocente perseguitato, la fuga e l’inseguimento. Certamente, permangono delle ambiguità, non tanto per screditare il personaggio centrale quanto per rendere più agile la narrazione; come osservava François Truffaut a Hitchcock, “while your hero is generally innocent of the crime for which is under suspicion, he is generally guilty of intentions before the fact”.

Continua a leggere »

22 Apr 2020 Comunità Ebraiche

Gershom Scholem, il maestro della cabala

David Bidussa

“Nei primi anni Settanta, quando ero uno studente universitario, mi imbattei nelle Grandi correnti della mistica ebraica e lo divorai quasi fosse un testo sacro. Quel libro mi sembrava racchiudere il segreto di come uno storico laico possa immergersi nelle fonti religiose trovandovi un significato profondo per il mondo moderno. Oggi, molti anni dopo e con una carriera alle spalle continuo a pensare che Scholem ci offra un esempio perfetto di come si scrive la storia dell’ebraismo”. Sono le ultime righe di Il maestro della cabala. Vita di Gershom Scholem scritto da David Biale. In quelle righe ci sono molte cose: c’è il senso della figura di Scholem, ma c’è anche gran parte delle emozioni che provano i suoi lettori. 

Quella di David Biale è una biografia culturale, prima ancora che una classica biografia in cui pubblico e privato si intrecciano. Ma è anche la storia di un lettore appassionato e del suo incontro con “il maestro”.

Biale non è solo uno studioso che ha scoperto Scholem da giovane e ne ha proposto un primo profilo culturale in un testo che di fatto fa scuola (Gershom Scholem. Kabbalah and Counter History, Harvard University Press 1982). È anche uno studioso che ha provato a mettere in ordine i tanti percorsi che attraversano la vita di Scholem e stanno intorno al suo tavolino di lavoro.

Continua a leggere »

21 Apr 2020 Comunità Ebraiche

Il pogrom illuminato

Yehuda Yifrach – Makòr Rishòn 3.4.2020

La critica che colpisce la società charedì non è senza fondamento, ma gli attacchi tradiscono una mancanza di comprensione del suo timore nell’obbedire allo stato e della sua vita isolata dai mass media generali.

Rabbì Ya’akòv Halevì ben Moshè Moelin (1350-1427), il Maharìl, è stato il leader spirituale dell’ebraismo ashkenazita ai tempi della peste nera. I suoi testi sono stati accettati per generazioni come la fonte principale per le usanze ashkenazite, pur essendo stati scritti in un periodo terribile della storia degli ebrei di quel territorio. L’epidemia della peste – che fu definita la “morte nera” o la “pestilenza nera” a causa delle macchie nere sui corpi delle vittime – raggiunse il picco negli anni 1347-1351. Era scoppiata in Cina prima della globalizzazione, e si era diffusa nel mondo nel giro di qualche anno grazie a merci e viaggiatori. L’isteria del pubblico e la ricerca di un capro espiatorio si concentrarono, come previsto, sugli ebrei. Questi vennero accusati di avvelenare i pozzi, vennero massacrati in massa e molti di loro scapparono dall’europa occidentale verso quella orientale, dove venivano loro assicurati almeno i diritti fondamentali. 

Continua a leggere »

17 Apr 2020 Comunità Ebraiche

Aldo, la storia triste del figlio ebreo di Palmiro Togliatti

Ilaria Ester Ramazzotti

Un cognome “pesante”, a tratti “ingombrante”, che notano tutti. Un cognome al contempo omesso o sostituito, per ragioni di sicurezza o di riservatezza, nelle stagioni diverse di una vita complicata. Ma sempre difficile da portare, se a farne le spese è la propria individualità, il proprio personale nome. Quel cognome è Togliatti, e quel nome è Aldo. Parliamo di Aldo Togliatti, il figlio ebreo del leader comunista Palmiro Togliatti. Ebreo, perché sua madre è Rita Montagnana, della famiglia ebraica Montagnana di Torino.

Nato nel 1925 e spentosi nel 2011, Aldo per tutta la vita resta “il figlio di Togliatti”, il dirigente dell’Internazionale Comunista, collaboratore di Stalin, segretario del Partito Comunista Italiano dal 1943 al 1964 e membro dell’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana. Non molto si è scritto di Aldo, e ancora meno del fatto che fosse ebreo. Per un lungo periodo della sua esistenza, non si è addirittura saputo più nulla di lui. Noi vogliamo ricordarlo e proporre alcuni tratti della sua storia.

Continua a leggere »

14 Apr 2020 Comunità Ebraiche

La storia degli ebrei che combattevano nell’esercito asburgico

Giovanni Cecini

Nel periodo che si pone a cavallo tra l’età moderna e quella contemporanea le varie e successive corone assunte dagli Asburgo d’Austria rappresentarono la manifestazione dei numerosi popoli sudditi, spesso divisi tra loro per nazionalità, lingua, religione, usi e costumi. Questa situazione così variegata però non impedì di creare una certa omogeneità, che permettesse alle istituzioni imperiali e monarchiche di sopravvivere e mantenere un sufficiente equilibrio tra le varie condizioni sociopolitiche. In questo contesto la popolazione ebraica fu, seppur sempre minoranza, una componente significativa distribuita a macchia di leopardo in numerose regioni dell’Impero.

Non a caso la Mitteleuropa per secoli ha rappresentato la culla della cultura ebraica. Molti noti personaggi come Sigmund Freud , Franz Kafka o Joseph Roth ne sono l’esempio più lampante. Essi tuttavia non esauriscono certo quella notevole presenza urbana e provinciale che, dall’Adriatico alla Vistola, dalla pianura Padana ai Carpazi, ha contribuito a un’identità culturale e politica con epicentro città come Venezia, Trieste, Praga, Vienna, Budapest e Lublino.

Continua a leggere »

13 Apr 2020 Comunità Ebraiche