Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

La Comunità e il suo Maestro

Discorso pronunciato a Roma in occasione della cerimonia per il 40 anno di in insegnamento di rav Chaim Vittorio Della Rocca

Roberto Colombo

Credo che per capire l’importanza di una Kehillà (Comunità) sia necessario definire, anche se molto brevemente e in modo assolutamente generico, che cosa la tradizione ebraica intenda per Comunità. Al principio del libro dei Bereshit è narrato che l’uomo viene creato da solo ma Dio stesso subito dopo disse: “Non è cosa buona che l’uomo rimanga in solitudine; farò quindi un aiuto per lui”. Continua a leggere »

6 Gen 2004 Comunità Ebraiche, Pensiero ebraico, Torà

Il presepe e il muro

Deborah Fait

È passata Hannuka’, è finito il Natale, le due festività che si accavallano, una ebraica e l’altra cristiana. La prima è la festa delle luci e del miracolo che viene dal coraggio, la seconda dovrebbe essere la festa dell’amore che ricorda la nascita di Gesù, l’ebreo Joshua ben Josef, venuto, secondo la tradizione cristiana, a salvare il mondo. Continua a leggere »

28 Dic 2003 Israele

Ginevra si, Ginevra no

Lettera di intenti del Gruppo Martin Buber – Ebrei per la pace

Cari amici,

vi alleghiamo una nostra proposta per un evento da tenersi in Israele in appoggio alle intese di pace di Ginevra. Vi chiediamo di aderire all’iniziativa, di diffonderla nei modi opportuni e al contempo di darci i vostri suggerimenti, anche sul piano organizzativo e dei contatti con gruppi ebraici in altri paesi, per aumentarne l’efficacia. Continua a leggere »

19 Dic 2003 Comunità Ebraiche, Israele

Lettera altermondialista contro l’antiebraismo

Roberto Della Seta

Al direttore – Sono ebreo (a metà, solo per sangue paterno) e sono, come ci hanno insegnato a dire i francesi, “altermondialista”. Qual è il problema? Semplice. Non ho alcuna intenzione di rinunciare al mio impegno nei movimenti che contestano l’attuale globalizzazione, né al diritto di criticare anche aspramente la politica di Sharon come quella di qualsiasi altro governo, e mi piacciono il clima e la sensibilità che si respirano nei Forum sociali o nelle manifestazioni contro la guerra all’Iraq. Ma nemmeno mi va di subire i miasmi di antiebraismo che salgono, forti e puzzolenti, anche da sinistra, anche dai nuovi movimenti. A generare questo cattivo odore non sono solo i pochissimi che quando si manifesta a Roma per la pace o per un “mondo diverso” lanciano insulti verso la sinagoga: è un fetore più diffuso, che emana da certi seminari dei Forum sociali dove se qualcuno bolla gli israeliani come nuovi nazisti, o dichiara comprensione per i kamikaze palestinesi che seminano morte sugli autobus, non c’è nessuno che eccepisca. Continua a leggere »

15 Dic 2003 Antisemitismo, Israele

La conversione: progetto individuale e progetto collettivo

Rav Michel Monheit

Il ghiùr, ossia la conversione, non è più oggi un problema di halakhà. Tutti gli aspetti della questione sono stati chiariti già da molti secoli. Basta riferirci al Talmùd, a due capitoli di Maimonide e allo Shulchàn ‘Arùkh. Se si aggiunge qualche risposta moderna, avremo chiuso il cerchio dell’argomento. Il problema del ghiùr sarebbe essenzialmente d’ordine pratico: il candidato risponde o no alle richieste poste dalla halakhà?

Pertanto, un rapido tentativo di definizione del ghiùr rischia di suscitare dei problemi imbarazzanti. Il ghiùr sarebbe la procedura al termine della quale un non ebreo diventa ebreo. Senza voler entrare nei dettagli, ci si può domandare se diventare ebreo possa diventare oggetto di una procedura, se la nozione stessa di ‘diventare ebreo’ non sia contraddittoria e se, infine, questo ‘diventare ebreo’ non ci obblighi a definire innanzitutto questo piccolo termine: ‘ebreo’. Continua a leggere »

2 Dic 2003 Conversioni, Pensiero ebraico

Che non ci tocchi mai

Andrea Jarach e Danielle Sussmann Seiteanu rispondono a Riccardo Calimani

Caro Riccardo,

ricevo tramite Morasha la tua lettera aperta al Primo ministro di Israele Ariel Sharon. Permettimi dunque di risponderti nella speranza di rappresentare almeno tanti altri ebrei italiani quanti ne rappresenti tu. Anche la mia famiglia vive in Italia da circa 500 anni anche se non sempre a Milano, dove solo da un secolo gli ebrei risiedono permanentemente, ciononostante quando Sharon ha parlato, e io ero presente a Roma al suo discorso, ho sentito un brivido nella schiena.

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28 Nov 2003 Comunità Ebraiche, Israele

L’intellettuale e il primo ministro

Riccardo Calimani

Signor Primo Ministro,

sono costretto a scriverLe questa lettera aperta a seguito del suo discorso: «Ebrei, tornate a vivere in Israele perché è l’unico posto al mondo dove gli ebrei possono vivere da ebrei». Non sono affatto d’accordo con Lei e con le sue parole che considero anzi una interferenza indebita e lesiva. La mia famiglia vive a Venezia da oltre 5 secoli e non permetto a nessuno, né ad un primo ministro né a qualsiasi altro di decidere per me dove devo andare a vivere. Non solo non sono uno straniero ma non permetto a nessuno sia esso un antisemita o un politico israeliano di decidere dove io debba andare ad abitare.

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27 Nov 2003 Comunità Ebraiche, Israele