Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Una ricorrenza piu’ divisa?

Alberto Somekh

Nel ringraziare coloro che, dall’Italia e da Israel, hanno contribuito a meglio chiarire il dibattito su Yom ha-‘Atzmaut, mi sia concesso lo spazio per una replica. Non certo per spirito di polemica. Lungi dal trattarsi di una questione halakhica in senso stretto, essa è legata a fattori ideali che senza dubbio stanno a cuore a molti.

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26 Apr 2004 Israele, Pensiero ebraico

Perché posticipare Yom Ha-‘atzmaut?

Alberto Somekh

Un paio di mesi fa sono venuto a sapere quasi per caso che la celebrazione di Yom ha-‘Atzmaut quest’anno sarebbe spostata di un giorno. Non mi ricordo se la E-mail, scritta in italiano, proveniva dalla Comunità di Roma o dall’U.C.E.I., ma non certo da Israele. Il messaggio non adduceva motivazioni per questa decisione, e non menzionava neppure chi l’aveva presa. Ricordo di aver chiesto immediatamente lumi ad un mio stretto collaboratore israeliano, ma mi disse che non ne sapeva nulla. Solo qualche giorno fa questa stessa persona mi ha riferito che la decisione viene dalla Rabbanut ha-Rashìt e si spiega con l’esigenza di evitare che le celebrazioni della vigilia, Yom ha-Zikkaròn in memoria dei Caduti, potessero in qualche modo interferire con l’osservanza di Shabbat. Continua a leggere »

26 Apr 2004 Israele, Pensiero ebraico

La passione della Chiesa di Roma

L’avallo al film non è che l’ultimo passo di una Chiesa antisemita per necessità

Alma Cocco

Dovremmo esser grati anche a Carmine Monaco, oltre ai molti altri che hanno apportato notizie e contributi intorno all’operazione commercial/politica organizzata dagli antisemiti col film di Mel Gibson. Però il nocciolo della questione non è il film in se stesso, ma il fatto che esso ha avuto l’autorevole avvallo del Vaticano. Forse non ci sarebbe neppure stato alcun film se la Chiesa di Roma non avesse dato il suo preventivo assenso all’intera operazione. Continua a leggere »

18 Apr 2004 Antisemitismo, Cristianesimo

“La Passione” di chi crede all’amicizia tra diverse comunità di fede

Carmine Monaco

Questi sono tempi difficili in cui, per ammissione delle stesse istituzioni (non soltanto religiose ma anche governative, come dimostrano i ripetuti inviti in tal senso da parte del Ministro degli Interni Giuseppe Pisanu), è più che mai necessario un dialogo tra le diverse comunità di fede, in particolare tra le religioni che affermano di riconoscersi in Abramo. Credo però, per una serie di ragioni, che sia più che mai l’amicizia ebraico-cristiana a rivestire una fondamentale importanza, in un momento storico in cui i rapporti tra ebrei e mussulmani sembrano toccare il punto più basso della loro storia e il mostro dell’antisemitismo torna a farsi sentire pressoché ovunque nel mondo. Da qualche anno a questa parte sembra quasi che, per le dinamiche geopolitiche connesse alla gestione delle riserve energetiche mondiali, più che per il conflitto arabo-israeliano, si sia scoperchiato un novello vaso di Pandora, i cui venefici effluvi hanno abbassato enormemente la “soglia di intolleranza” verso tale ripugnante fenomeno. Continua a leggere »

14 Apr 2004 Antisemitismo, Cristianesimo

Sul mito del deicidio

Marco Ottolenghi

La passione e la morte di Gesù sono tra gli elementi fondamentali della religione cristiana. Purtroppo, accanto alla fede, si è sviluppato nella storia del cristianesimo il mito del deicidio a danno del popolo ebraico, che ha causato una sequenza atroce di morte e distruzione. Quasi tutti i Padri della Chiesa contribuirono a rafforzare l’accusa del “popolo deicida” ed indussero i cristiani, con invettive feroci ed oltraggi, al disprezzo e all’odio verso il popolo ebraico, che a loro dire, un tempo prediletto da Dio, era poi diventato il popolo di Satana. Ad esempio, S. Giovanni Crisostomo scrisse che “Dio ha abbandonato gli ebrei: essi non hanno riconosciuto il Padre, hanno crocifisso il Figlio (…), la loro sinagoga ormai è la sede dei demoni e dell’idolatria”. Continua a leggere »

4 Apr 2004 Antisemitismo, Cristianesimo

Benedizione fino a non poter più dire: basta

Benedizione fino a non poter piu’ dire: basta – Berakhah ‘ad beli’ day – (dalla Haftarah di Shabbat ha-Gadòl)

Alberto Somekh

Uno dei “numeri” del Seder di Pessach è notoriamente il 14, quante sono in effetti le cerimonie comprese nella Haggadah. Esso corrisponde al valore numerico della parola yad (mano) dell’espressione “con mano forte e braccio disteso” con cui il S.B. ci ha liberato dall’Egitto. Ma corrisponde anche alla parola day alla base dell’espressione dayyenu (ci sarebbe bastato), il ritornello della famosa poesia costituita anch’essa da 14 strofe. Ogni anno si deve ristudiare la Haggadah daccapo e possibilmente trovare in essa nuovi simboli e nuovi significati. Vorrei proporre un confronto fra ciascuna delle 14 parti del Seder e ognuna delle 14 strofe del Dayyenu. Il parallelismo ci farà scoprire considerazioni interessanti. Continua a leggere »

2 Apr 2004 Pensiero ebraico

Pèsach: la trama nascosta

David Piazza

DavidPiazzaEsiste un’affermazione dei nostri Maestri che ci lascia stupiti: “Per merito delle donne virtuose il popolo ebraico si salvò dall’Egitto“. Tutto potremmo dire delle vicende della schiavitù egiziana, delle piaghe, dell’uscita dalla schiavitù meno che il ruolo femminile sia così evidente. Se si fa eccezione di qualche breve cenno su oscure manovre delle levatrici e della sorella di Moshè – il protagonista assoluto – potremmo benissimo dire che l’affresco storico fondante del popolo ebraico sia affidato agli uomini; al massimo all’azione corale, collettiva.

Eppure diversi midrashìm aprono squarci inediti su una diversa lettura degli eventi. Ne citeremo solo uno, il più emblematico e tenteremo di collegarlo ad un argomento, il calendario, che solo marginalmente sembra toccare la formazione del popolo ebraico.

In uno dei momenti più terribili della shoà egiziana, il faraone ordina l’uccisione dei neonati ebrei maschi. Evidentemente pensa di avere qualche tornaconto dal mantenere in vita le femmine ebree. Basandosi su un versetto che non torna, il midràsh racconta che, a seguito del terribile decreto, gli uomini ebrei decidono di divorziare in massa pur di non generare più carne da macello. Una bambina ebrea, – la sorella di Moshè, secondo il midràsh – decide però di opporsi a questa decisione argomentando nientemeno che di fronte al sinedrio (il Consiglio della comunità d’Egitto): “Voi siete peggio del faraone. Questi infatti ha decretato l’uccisione dei soli figli maschi, mentre voi, con il vostro decreto, avete deciso la morte del popolo ebraico intero!”. Gli uomini capiscono e revocano la decisione, risposando ognuno la propria consorte. Dal secondo matrimonio dei genitori di Miriàm, la saggia bambina, nascerà proprio Moshè, l’uomo che Dio sceglierà per salvare l’intero popolo ebraico.

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31 Mar 2004 Pensiero ebraico