Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

La perdita dello shabbàt

Giuseppe Momigliano

A partire dallo scorso sabato, la città di Tel Aviv ha introdotto un servizio pubblico di autobus che circolano di Shabbat collegando anche alcuni cittadine circostanti. In quanto ebreo della diaspora, non posso entrare nel merito di quanto questa azione modifichi una precedente situazione di “status quo” nei rapporti tra i settori religiosi e laici della seconda città d’Israele; il fatto però che sia stata adottata questa risposta con l’intenzione di venire incontro all’esigenze che una parte, evidentemente considerevole della popolazione, avverte e manifesta sul modo di trascorrere lo Shabbat, tutto ciò mi riguarda molto direttamente, come riguarda ogni ebreo, per il fatto che lo Shabbat è una delle espressioni fondamentali della vita e dell’identità ebraica.

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28 Nov 2019 Comunità Ebraiche

La realtà profonda dell’antisemitismo

Ernesto Galli della Loggia 

Per capire la realtà profonda dell’antisemitismo, oggi più forte che mai, che cosa in esso si nasconda davvero in Italia come altrove, è necessario innanzi tutto partire da un dato: dalla straordinaria valenza simbolica acquisita dall’ebraismo agli occhi degli europei. Una tale valenza si è costruita su due capisaldi, il Cristianesimo e la Shoah. Grazie a essi l’Ebraismo oggi si presenta virtualmente come il momento iniziale e al tempo stesso il punto d’arrivo dell’intera storia d’Europa, in certo senso l’alfa e l’omega di tale storia, il principio e la fine. Il principio, allorché l’emanazione religiosa neotestamentaria del giudaismo uscì dalla Palestina e si diffuse su questo continente dando forma e sostanza a quella civiltà europea che è ancora la nostra; e insieme però anche il punto terminale della vicenda che ebbe allora inizio. La fine da cui l’Europa non si risolleverà più, segnata dal suo suicidio storico tra le fiamme dell’Olocausto. Per l’Europa, insomma, l’Ebraismo è divenuto una sorta di luogo simbolico dell’Origine e contemporaneamente della Catastrofe. 

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27 Nov 2019 Comunità Ebraiche

Per Sacha Baron Cohen i social stanno distruggendo la democrazia, ed è arrivato il momento di fermarli

Nel suo discorso di ringraziamento all’Anti-Defamation League, l’attore e comico inglese critica le grandi aziende del tech: è giunto il tempo di regolamentarle. Pubblichiamo il discorso pronunciato dall’attore inglese a un summit a New York dell’Anti-Defamation League

Ringrazio l’Anti-Defamation League per questo riconoscimento e per tutto quello che fa per combattere il razzismo, l’odio e l’intolleranza. E, per essere chiari, quando dico “razzismo, odio e intolleranza” non mi sto riferendo ai Labradoodle di Stephen Miller. Ora, io so che alcuni di voi staranno pensando “ma perché diavolo c’è un attore comico a parlare a una conferenza come questa?”. Esatto: sono un attore. Ho passato gli ultimi vent’anni fedele alla rappresentazione del personaggio. Ma a dire il vero questa è la pima volta che sto in piedi e tengo un discorso impersonando il mio personaggio meno popolare, cioè Sacha Baron Cohen. E, devo confessarvi, è una cosa tremenda.

So anche che la mia presenza qui possa essere inaspettata anche per un’altra ragione. Secondo alcuni critici i miei film rischiano di rinforzare alcuni vecchi stereotipi.

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26 Nov 2019 Comunità Ebraiche

Il filo sottile che circonda Manhattan

È utilizzato dagli ebrei ortodossi e funziona come una sorta di recinto, per aggirare i divieti previsti dallo Shabbat

Nell’isola di Manhattan, a New York, c’è un filo sottile che parte dall’Upper West Side, scende verso Midtown, poi arriva al Greenwich Village, passa per l’East Village, risale passando vicino all’East River, arriva fino alla fine di Central Park, poi ancora fino a Harlem e infine torna al punto di partenza. Se siete stati a New York una volta nella vita, sapete che è molta strada, 28 chilometri circa, e il filo la percorre in modo ininterrotto. Camminando per le strade della città probabilmente in pochi lo notano, eppure è un filo importantissimo per molti cittadini newyorkesi: gli ebrei ortodossi. Quel filo è infatti quello che in ebraico si chiama eruv, una recinzione rituale che permette agli ebrei osservanti di svolgere alcune attività anche durante lo Shabbat.

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25 Nov 2019 Comunità Ebraiche

Ebrei fascisti a Tripoli

Gérard David Journo

Mi ricordo che mio padre z”l mi raccontava che a Tripoli c’erano alcuni ebrei che avevano abbracciato l’ideologia fascista. Gli italiani in quell’epoca stavano facendo grandi cose a Tripoli, costruivano palazzi e strade, sviluppavano il commercio con l’Italia, spendevano grandi somme per l’istruzione, e poi, come sempre avviene, fra i due litiganti, italiani e libici, il terzo gode, la minoranza ebraica. Ma la maggioranza degli ebrei era diffidente, aveva relazioni educate ma imbarazzate con i fascisti e quindi cercavano di far ragionare quei pochi ebrei, che presi dall’entusiasmo si erano messi la camicia e il fez nero.

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1 Nov 2019 Comunità Ebraiche

Il socialismo israeliano dal volto capitalista. I paradossi del kibbutz

Ran Abrarnitzky, docente di Economia a Stanford racconta in un saggio la sopravvivenza delle fattorie collettive. Grazie ai profitti.

Davide Frattini

Ai tempi di David Ben Gurion i vegani non avrebbero potuto trovare ogni giorno i piatti preparati per loro. Ma il resto del menu non è cambiato molto, i turni e l’impegno comune restano gli stessi di 73 anni fa, quando questo kibbutz al confine con la Striscia di Gaza è stato fondato: a rotazione tutti devono lavorare alla mensa, quasi tutti ci mangiano perché – dicono – è più accogliente e divertente che restare a casa. Be’eri è uno degli ultimi villaggi israeliani rimasti fedeli al sogno dei pionieri, quell’ideale che dieci uomini e due donne incisero sulla pietra il 28 ottobre 1910, dall’altra parte del Paese, sulle rive del lago di Tiberiade: «Abbiamo costituito un insediamento indipendente di lavoratori ebrei. Una cooperativa, senza sfruttatori e senza sfruttati. Una comune». Così era nato Degania, il progenitore di tutti i kibbutz, e così non ha resistito: nel 2007 i 320 abitanti hanno votato per abolire l’organizzazione collettiva, da compagni a soci, con gli stipendi differenziati e le case vendute a prezzi di mercato. 

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28 Ott 2019 Comunità Ebraiche

Chi vive di cultura non può che sentirsi un po’ ebreo senza esserlo

Il senso storico è oggi minacciato nella mentalità diffusa

Alfonso Berardinelli

Un mio giovane amico, un ebreo ventenne, un ragazzo straordinario la cui intelligenza, sensibilità e cultura sono una consolazione in un mondo che naviga verso le varie, epidemiche forme nuove di stupidità, ignoranza o conformismo acculturato, un paio di giorni fa mi ha fatto una domanda inaspettata: “Che cosa ti viene subito in mente, anche senza pensarci, quando vieni a sapere che qualcuno è un ebreo?”.

La risposta che il mio giovane amico voleva non era una riflessione, ma la focalizzazione immediata di un istinto, la prima, irriflessa associazione di idee. La mia risposta è stata più o meno questa: “Quando so che qualcuno è un ebreo sento anzitutto due cose: la prima è che ho davanti un problema che mi riguarda e riguarda tutti, dato che l’antisemitismo esiste; la seconda è che in quella persona c’è una terza dimensione, qualcosa di ulteriore, una profondità prospettica, un passato, una storia che gli altri italiani non hanno”. Ormai ho quasi sempre l’impressione di avere a che fare solo con individui bidimensionali, nei quali c’è solo il presente; individui in cui la memoria non c’è o non conta; nei quali anche l’eventuale religiosità è piatta, senza radici e senza passato e che quindi non hanno in sé una bussola culturale e morale che li orienti. Anche i loro problemi, cioè, per quanto in sé dolorosi, possono essere gravi, ma sono anche culturalmente banali.

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27 Ott 2019 Comunità Ebraiche