Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

L’eredità siriana di Alois Brunner, il nazista protetto da Damasco

XXI, Francia 

Alois Brunner, il criminale di guerra nazista più ricercato dal 1945, due volte condannato a morte in Francia negli anni cinquanta e giudicato responsabile dello sterminio di più di 135mila ebrei, è rimasto nazista fino alla fine ed è morto a Damasco nel dicembre 2001 a 89 anni. Lo racconta la rivista francese XXI in un’inchiesta esclusiva che esce l’11 gennaio 2017, e che sarà pubblicata anche da Internazionale il 13 gennaio e dalla rivista svizzera Reportagen.

L’inchiesta si basa sulle testimonianze esclusive di tre guardie del corpo addestrate nella scuola dei servizi segreti siriani e distaccate al settore 300 – quello incaricato del controspionaggio e della protezione di Brunner – e rivela il ruolo centrale svolto dall’ex nazista nel regime di Assad.

Il braccio destro di Adolf Eichmann, che alla fine degli anni cinquanta aveva messo la sua “esperienza” al servizio del clan Assad, è stato sepolto dal regime di Damasco di notte e in gran segreto al cimitero di Al Afif, nella capitale siriana, a meno di due chilometri dalla sede dove il nazista aveva vissuto le sue ultime ore. Il suo corpo è stato lavato secondo il rito musulmano. “Le strade erano state bloccate in modo che nessuno vedesse, solo otto persone avevano il diritto di assistere alla cerimonia”, racconta un ex agente dei servizi di sicurezza siriani. “È stato lui a formare tutti i responsabili del regime siriano”, confida una delle ex guardie del corpo di Brunner, citando i nomi dei direttori dei servizi di sicurezza siriani addestrati proprio da Brunner.

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13 Gen 2017 Antisemitismo, Comunità Ebraiche, Islam, Israele, Shoah

Il Monte del Tempio, dove oggi gli ebrei sono dei paria

Niram Ferretti

E’ arrivato il momento che agli ebrei sia concesso di pregare sul Monte del Tempio, ovvero sul luogo più sacro per la religione ebraica, il luogo che è conosciuto anche come Spianata delle Moschee in virtù delle due moschee musulmane edificate su di esso secoli e secoli dopo il primo e il secondo Tempio .

E’ arrivato il momento che il cosiddetto status quo imposto dal 1967 è che impedisce agli ebrei di potere pregare là dove hanno ogni diritto di pregare, sia modificato. Non è più possibile, dopo 49 anni, continuare a tollerare il conculcamento di questo elementare diritto ebraico da parte di un Waqf Islamicoil quale impone a un archeologo israeliano, Gabriel Barkay, di non usare le parole “Monte del Tempio” durante una conferenza a un gruppo di studenti americani. In realtà la vigilanza palestinese voleva fosse espulso, ma la polizia israeliana è giunta ad un compromesso, ed è questo, “Tu, ebreo-israeliano, non puoi qui, dove sorgeva il Tempio nemmeno citarlo se vuoi rimanere, se no te ne devi andare”.

D’altronde non è stato forse l’Unesco a proclamare che la memoria ebraica sia cancellata completamente dal principale luogo santo dell’ebraismo decretando che esso venga solo chiamato con il suo nome arabo? Ed è tutto splendidamente conseguente. Coerentemente conseguente. Poiché gli ebrei “con i loro piedi sporchi” non possono “contaminare” il suolo dove si ergono le moschee di Al Aqsa e la Cupola della Roccia, come ha affermato nel 2015 il leader “moderato” dell’Autorità Palestinese, Abu Mazen, dando vita alla lunga serie di accoltellamenti che ha piagato Israele per mesi.

E sempre nel 2015, Lahav Harkov, una giornalista del Jerusalem Post che ha avuto l’ardire di manifestare un momento di commozione mentre si trovava sul Monte del Tempio, si è sentita dire sempre dalla polizia israeliana istigata dalla vigilanza palestinese, “Qui non puoi chiudere gli occhi e piangere perché chiudere gli occhi e piangere è come pregare, se lo fai te ne devi andare”. Continua a leggere »

12 Gen 2017 Antisemitismo, Israele

Mantova. Raso al suolo l’antico cimitero ebraico

Mentre si svolgevano i colloqui tra le autorità e l’organizzazione ebraica che tutela i cimiteri nel mondo. L’unica preoccupazione del presidente della Comunità ebraica (Emanuele Colorni) era invece la “pessima figura davanti a tutta la cittadinanza” per la questione sollevata dai rabbini.

Emanuele Colorni

BAGNOLO SAN VITO. Per tutta la giornata di ieri l’antico cimitero ebraico di San Nicolò è stato animato dall’attività di ruspe, camion e auto. A sorpresa, e dopo anni di incuria demaniale (ora l’area è stata messa nella disponibilità del Comune) l’area è stata ripulita dell’enorme ammasso di sterpaglie. Ora, quantomeno, è accessibile ai tecnici che dovranno approfondire il piano di Stefano Boeri che riguarda anche l’ex cimitero.

Può aver influito sulla decisione del Comune il fatto che un gruppo di rabbini statunitensi e israeliani abbia rivendicato l’area?

«In realtà – spiega l’assessore comunale all’urbanistica, Andrea Murari – abbiamo soltanto ripulito un terreno che ne aveva davvero bisogno. Per quanto ne sappiamo noi, non c’è in ballo nient’altro».

Sta di fatto che ora l’antico cimitero autorizzato da Francesco Gonzaga nel 1442 è sotto osservazione a livello internazionale, e non è escluso che della rivendicazione dei rabbini ortodossi non si interessino, oltre al Comune, anche altre istituzioni.

http://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2016/12/16/news/ripulito-con-le-ruspe-l-antico-cimitero-ebraico-1.14576579

Distrutto il cimitero, il Presidente si inventa però il “Parco della Memoria per tutte le religioni”

MANTOVA. «Ecco, io voglio che l’area di San Nicolò sia un luogo della memoria per noi ebrei e anche per tutti gli altri, un luogo libero dalle costruzioni messe in piedi dai nazisti. Io voglio che sia un luogo della memoria aperto a tutti, non voglio che sia un luogo chiuso ed esclusivo».

A qualche settimana dall’arrivo a Mantova dei rabbini statunitensi e israeliani che rappresentano il Comitato europeo per la protezione dei cimiteri ebraici e che hanno chiesto al Comune di riavere l’antico cimitero dove sono seppelliti i grandi maestri della cabala, rompe il silenzio il presidente della Comunità ebraica di Mantova, Emanuele Colorni.

Da anni Colorni studia le carte relative all’antico cimitero (aperto nel 1442 e chiuso nel 1786), ed è sempre stato disponibile al dialogo con il Comune per discutere del piano dell’architetto Stefano Boeri che dovrà riqualificare l’intera zona di Fiera Catena, cimitero compreso. Fino ad oggi, però, il Comune retto da Palazzi non si è confrontato con la Comunità. Continua a leggere »

26 Dic 2016 Comunità Ebraiche

Re Davide combattente con la cetra: la gloria e le debolezze

Con il 6° volume «Le leggende degli ebrei» (Adelphi) si conclude l’opera di Louis Ginzbergs. Le aristocrazie reale e sacerdotale sono unite in una sola figura

Centrale, in questo ultimo volume, è la figura di Davide. Pronipote di Miriam, sorella di Mosè, discende da una famiglia eletta nella quale l’aristocrazia reale si fonde con quella sacerdotale. Suo padre è Isai, uno dei maggiori eruditi del suo tempo, ma anche uno dei quattro uomini morti assolutamente immacolati, senza peccato. Un giorno, una delle sue schiave si innamora di lui e lo concupisce. Isai non resiste alla tentazione. Il Signore, però, lo vuole salvare e consiglia Nasebet, la moglie di Isai, di travestirsi da schiava e prendere il suo posto. Così, Isai non fa peccato: perché si congiunge con sua moglie e da questo amplesso ignaro, che solo per la volontà di Dio non è illecito, nasce Davide. La Bibbia (primo libro di Samuele 16,12), lo descriverà «fulvo, con begli occhi, e di gentile aspetto». Dalle Leggende, sappiamo che avrebbe dovuto rimanere in vita soltanto tre ore, se non ci fosse stata l’intercessione di Adamo che pregò il Signore di sottrarre settanta anni alla sua esistenza e donarli a quel bambino. Il Signore accetta e in aggiunta annuncia che questo bambino avrà tre doni: quello della bellezza, quello del dominio, e quello della poesia.

Passa qualche tempo. Considerato dal padre figlio illegittimo, Davide è mandato nel deserto, lontano dai fratelli, a pascolare le pecore. Il deserto — come sapremo dai Vangeli — è il luogo della purificazione. Nella solitudine e nel silenzio,il corpo si fortifica, l’anima lotta con se stessa, si tempra, e rinasce. Davide uccide tre leoni e due orsi, ma tratta con gentilezza il suo gregge: è un Buon Pastore. Dio se ne accorge e dice: «Sa come occuparsi delle pecore: diventerà dunque il pastore del mio gregge, che è Israele».

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21 Dic 2016 Israele, Pensiero ebraico

La democrazia del guardaroba

Quanto ci piace Tobia quando va controcorrente!

Tobia Zevi

tobia-zeviGrande polemica in Israele sulla minigonna in Parlamento: il caso esplode la settimana scorsa, quando un’assistente parlamentare viene bloccata all’ingresso per via dell’abbigliamento non decoroso. Immediata la reazione di molti colleghi e anche parecchi eletti: sit in di protesta e sfoggio abbondante di mîses ovviamente imbarazzanti. Deputati a torso nudo, collaboratori in ciabatte, minigonne esibite da maschi oltre che da femmine, sopra e sotto i pantaloni.

La battaglia, di per sé comica, ha dei risvolti che vanno al di là della bizzarra rivendicazione: l’esclusione della ragazza è stata interpretata come l’ennesima vittoria dei religiosi nella società e nelle istituzioni, oltre che un episodio di sessismo.

Da osservatore esterno, sono un po’ combattuto: capisco le preoccupazioni, ma trovo giusto mostrare un rispetto anche formale per le istituzioni e per i cittadini che vi sono rappresentati. Mio nonno Guido mi raccontava che quando era ragazzo non era consentito salire sull’autobus senza la giacca. Una prescrizione oggi inimmaginabile e forse eccessiva, sebbene non sia piacevole trovarsi a luglio, nelle ore calde, vicino a qualcuno in canottiera. In Israele il rifiuto della formalità è da sempre un elemento costitutivo dell’identità nazionale, di un popolo che si considera forte, pragmatico, giovane e sano, senza paura di mostrare il proprio corpo. E decisamente non mancano gli eccessi girando per le città israeliane.

Tutto sommato, però, una piccola eccezione per il Parlamento – nell’epoca dell’antipolitica globale – si può anche fare: c’è proprio bisogno di andare a lavorare in Aula con le infradito?

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas Twitter: @tobiazevi

http://moked.it/blog/2016/12/20/la-democrazia-del-guardaroba/

20 Dic 2016 Israele

Alla Sapienza di Roma un corso di alta formazione dedicato alla storia ebraica

candelabro-ebraico-300x300Negli ultimi anni, il mondo della ricerca ha iniziato a guardare in maniera diversa alla storia millenaria degli ebrei e delle loro comunità. A questo rinnovamento sul piano degli studi a livello nazionale e internazionale si affianca ora, per la prima volta, alla Sapienza di Roma un corso di alta formazione dedicato alla storia ebraica nel suo rapporto con la storia generale. Il corso si propone, in generale, di  fornire strumenti, metodi e competenze utili ad affrontare in autonomia una ricerca di storia ebraica, preparando alla stesura di un progetto di ricerca di dottorato, di un progetto finanziabile da istituzioni nazionali ed internazionali, alla realizzazione di articoli scientifici e all’impostazione di percorsi didattici su temi e questioni di storia ebraica nella scuola primaria e secondaria.

Il corso, diretto da Marina Caffiero, rappresenta il primo passo verso la costruzione di percorsi didattici specifici nel quadro generale dell’offerta post-lauream del più grande ateneo di Italia. Si tratta di un risultato importante in un ambito di studi sul quale, finora, le università italiane sono rimaste in disparte, nonostante segnali di interesse su questi temi giungessero da più parti e in particolare dal mondo dell’istruzione secondaria di primo e secondo livello.

L’introduzione del Giorno della Memoria nel calendario scolastico italiano, ad esempio, ha dimostrato l’importanza di inserire la vicenda specifica della Shoah in una cornice più ampia e precisa. La scuola interculturale e multietnica dei nostri giorni, che affronta quotidianamente la sfida difficilissima dell’integrazione rispettosa e costruttiva tra maggioranze e minoranze, guarda con grande interesse all’esperienza complessa degli ebrei e dell’ebraismo. In questo senso, obiettivo prioritario del corso è offrire ai docenti una cornice di riferimento che li aiuti a inserire questioni di storia ebraica nella trattazione generale dei corsi di storia, ben al di là delle poche righe dedicate tradizionalmente dai manuali italiani e che, di norma, restano confinate nell’antichità e intorno alla nascita del cristianesimo per poi affacciarsi direttamente alle leggi razziali e alla Shoah. Per questo motivo le lezioni prevedono sia argomenti di metodologia sulle fonti e sulla storiografia sia la discussione di fatti e questioni di storia ebraica in ordine cronologico, dall’antichità ai giorni nostri.

Il corso prevede 80 ore e il conseguimento di 10 crediti formativi validi. Le lezioni si svolgeranno dal 20 aprile alla metà di giugno, di giovedi e venerdi pomeriggio e sarà possibile seguirle via internet su piattaforma dedicata. Le iscrizioni scadono il prossimo 20 gennaio.

Per informazioni : http://www.dipscr.uniroma1.it/corsi-di-alta-formazione-2016/2017

 

18 Dic 2016 Comunità Ebraiche

Chi si oppone al restauro del Cimitero ebraico di Mantova? Il presidente della Comunità ebraica!

“Cimitero ebraico di Mantova, richiesta senza fondamento”

Adam Smulevich

Emanuele Colorni

Emanuele Colorni

È una cosa che non sta né in cielo, né in terra. Una pretesa senza basi fondate, ma anche una pessima figura davanti a tutta la cittadinanza. Indirettamente, anche la nostra Comunità ne esce danneggiata in termini di immagine” Si è preso qualche giorno per commentare. Ma l’amarezza non è passata, anzi. Emanuele Colorni (nell’immagine), presidente della Comunità ebraica mantovana, risponde così alle pretese avanzate da un gruppo di rabbini israeliani e statunitensi guidati da rav Shmaya Levi, giunti nelle scorse ore in città per reclamare l’antico cimitero ebraico locale, ormai dismesso da secoli e in cui (stando almeno alle loro ricostruzioni, basate sul ritrovamento di un antico documento a Budapest) sarebbero seppelliti illustri cabalisti del passato.

Per tutto il mondo ebraico è fondamentale che quella terra ritorni ai suoi legittimi proprietari” ha affermato rav Shmaya prima di incontrare il sindaco Mattia Palazzi e altri esponenti dell’amministrazione comunale. Incontro propedeutico a una richiesta ufficiale in tal senso. Anche se i piani dell’amministrazione appaiono ben diversi: in quell’area abbandonata, diventata in tempi più recenti campo di concentramento dei nazisti e quindi area militare ceduta lo scorso anno dal demanio statale al Comune, dovrebbero sorgere un centro ricerche per la biodiversità e un centro per l’agroalimentare. Continua a leggere »

9 Dic 2016 Antisemitismo, Comunità Ebraiche, Cristianesimo, Torà