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Categoria: Israele

Contro i dittatori guerra obbligata

Incontro con Bernard Lewis, il grande storico del medio oriente che nel nuovo saggio analizza cause della crisi del futuro

Fiamma Nirenstein – La Stampa 21.10.02

Il professor Bernard Lewis, di cui è appena uscito per la Mondadori Il suicidio dell’Islam (in America un best seller di grande risonanza con il titolo di What Went Wrong), è riconosciuto come il maggiore storico del Medio Oriente, del mondo arabo, dell’Islam. In questi giorni è enormemente occupato: il suo expertise è richiesto ai livelli più alti della politica, le televisioni se lo strappano, macchine nere e elicotteri lo attendono per portarlo ad appuntamenti cruciali. Lo incontriamo nella tenuta di Lansdowne dove il Washington Institute for Near East Policy tiene tre giorni di dibattito al massimo livello sulla politica americana e la politica mediorentale. La guerra, la democrazia nel mondo arabo, Saddam Hussein, Israele, l’Europa: lo sguardo di Lewis si era già da anni spinto profeticamente, con lucidità coraggiosa e spesso sgradita, nel dramma dello scontro prossimo venturo e nell’analisi del rapporto fra democrazia e Islam, e adesso, seduto su un divano vicino alla cronista, guarda ancora più lontano. Dopo Saddam. Continua a leggere »

La sposa liberata

Il libro di Abraham Yehoshua

Dice che ha voluto raccontare «una storia molto comune oggi in Israele, una storia di dialogo, di incontro fra ebrei e arabi. Sì, perché, nonostante le bombe, il terrorismo, la paura, continuiamo a convivere». Abraham Yehoshua, il più celebre scrittore israeliano dei nostri anni, presenta così il suo nuovo romanzo, in uscita da Einaudi, La sposa liberata (pagg. 600, euro 19). Il libro narra la vicenda di Yochanan Rivlin, docente di storia mediorientale all’Università di Haifa, che indaga sulle cause che si celano dietro l’improvviso e doloroso divorzio del figlio, un anno soltanto dopo le nozze. Una ricerca ossessiva di una verità che fa entrare Rivlin in contatto con il mondo arabo fino a un viaggio oltre confine, nei territori dell’Autonomia palestinese prima dello scoppio dell’ultima Intifada. Dove tra vicende familiari, eventi musicali, incontri, si dipana il bandolo di una matassa popolata di protagonisti arabi, ebrei e cristiani, inestricabilmente intrecciati con gli avvenimenti politici di Israele alla fine degli anni Novanta. Continua a leggere »

Chi accenderà le candele del sabato al posto della nonna?

Saada Aharon aveva solo 20 anni quando, insieme ai suoi genitori, inizio’ ad impacchettare i suoi effetti personali. Era il 1952 e le porte dello Yemen si erano finalmente aperte per permettere loro di salire in Terrasanta. Il modesto villaggio che Saada chiamava “casa” non era solo il suo luogo di nascita, ma anche quello dei suoi genitori e dei suoi nonni. Le abitudini e la tradizione di osservare la Torah e i suoi comandamenti erano state tramandate di generazione in generazione, anche quando vivevano sotto la severa – spesso repressiva – dominazione araba. Il viaggio verso la Terrasanta fu lungo ma toccante. Saada si stabili’ con i suoi genitori in un insediamento insieme a migliaia di altri ebrei che erano arrivati dallo Yemen, dal Marocco e dall’Algeria nel corso dell’operazione Tappeto Magico, nome con cui viene chiamata l’immigrazione di massa di quel periodo. Continua a leggere »

Discorso durante le preghiere del mattino

Memorial Church – Cambridge, Massachussets

Oggi mi rivolgo a voi non da Rettore dell’Università (di Harvard n.d.t.), ma come membro della comunità su un argomento che mai avrei creduto potesse diventare così preoccupante — l’antisemitismo.

Sono ebreo, nell’identità, ma non sono un fervente osservante religioso. Durante la mia vita, l’antisemitismo è sempre rimasto lontano dalle mie esperienze. L’intera mia famiglia ha lasciato l’Europa agli inizii del Ventesimo secolo. L’Olocausto rappresenta, per me, una questione storica, non una memoria personale. Continua a leggere »

«Tutto comincia da mia madre e mio padre sopravvissuti ai campi di concentramento»

Pubblichiamo un brano dall introduzione di «L industria dell Olocausto» (Rizzoli, pagine 300, euro 18, da mercoledì in libreria) in cui Norman G. Finkelstein ricostruisce le motivazioni che lo hanno portato a denunciare, come dice il sottotitolo, «lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei». Continua a leggere »

I terroristi e la soglia dell’odio

Elie Wiesel

E’ stato un anno fa. Nel giro di un’ora, il mondo si è ribaltato. Nell’orrore d’una maledizione nuova che trascenderà le frontiere nazionali e territoriali. Ed essa avrà per nome: terrorismo. Prima eravamo piuttosto ingenui. Credevamo che il secolo appena nato avrebbe lasciato nella sua scia di cenere e di sangue tutto ciò che avrebbe potuto mettere in discussione e in pericolo tanto l’avvenire degli uomini che le loro speranze. Continua a leggere »

Cogliere il bene che ciascuno può dare

Rav Alberto Somekh  – Rabbino capo della Comunità ebraica di Torino

Sono stato sollecitato ad intervenire sulla questione del Mashiach. Vorrei introdurre questo mio scritto con le parole del Rambam: “Ad ogni modo questo argomento non è fra i fondamenti della religione ed è opportuno astenersi dal trattare i Midrashim su questo argomento e simili, perché non portano né al Timore, né all’Amore (di D.)” (Hil. Melakhim 12, 2). Premetto inoltre di non essere un possèq, né di voler decidere per altri. Nella mia analisi cercherò di attenermi il più possibile a tre criteri: evidenza delle fonti, evidenza dei fatti e uso della logica. Continua a leggere »