Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Mancano emoji rappresentativi della religione ebraica

Richiesta l’aggiunta di emoji rappresentativi della religione ebraica. Allo Unicode Consortium arriva la lettera dei rabbini: manca la kippah

 Raquel Baptista

Ci sono emoji di donne in hijab e del clero arabo e gli ebrei sono stati dimenticati?», ha chiesto Gadi Gronich, chief of staff della CER, la Conferenza dei Rabbini Europei. Chiedendo l’introduzione di emoji rappresentativi della religione ebraica, la CER ha inviato una lettera allo Unicode Consortium, regolatore del linguaggio universale grafico utilizzato dalle diverse piattaforme di messaggistica e sistemi operativi: non si tratta soltanto di creare nuovi emoji, dunque. Per i rappresentanti della comunità ebraica sarebbe più una questione di inclusione.

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La strana storia dello Yafùtzu: È giusto cantarlo ai matrimoni?

Riccardo Di Segni *

Da qualche tempo si sta diffondendo a Roma una nuova abitudine: chiedere che durante i matrimoni venga cantato, con accompagnamento musicale, lo Yafùtzu. Vorrei spiegare cosa è questo canto e perché non mi entusiasma il fatto che sia cantato nei matrimoni.

L’inno liturgico chiamato Yafùtzu, dalle prime parole, Yafùtzu oyevèkha, è, per la sua melodia solenne e toccante, uno dei brani musicali più belli della tradizione ebraica romana. Non sappiamo bene chi sia stato l’autore, benché il nome compaia come acrostico all’inizio delle quattro strofe che lo compongono: Yoàv. Si pensa che sia stato Yoàv ben Yechièl, un poeta liturgico romano del medioevo. La prima volta che compare in un testo a stampa è in un formulario ashkenazita del 1545. Poi compare nella Tefillat hachodesh sefardita livornese, in piccoli caratteri (che indicano che fosse poco usato), come inno per l’apertura dell’Aròn il sabato mattina. Il testo riprende brani della Bibbia, invocando la dispersione dei nemici, ricordando il servizio dei sacerdoti, invocando la venuta del messia.

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Morta la scrittrice Judith Kerr, autrice di “Una tigre all’ora del tè”

Di origine ebraica, aveva 95 anni. Viveva a Londra dal 1933, in fuga dalla Germania nazista. Ha raccontato la sua infanzia nel celebre romanzo per ragazzi “Quando Hitler rubò il coniglio rosa”

Gabriele Di Donfrancesco

Judith Kerr, scrittrice e illustratrice di libri per l’infanzia amata in tutto il mondo, si è spenta ieri a Londra all’età di 95 anni dopo una breve malattia. La notizia è stata resa nota dal suo editore, HarperCollins. Suoi erano la fiaba Una tigre all’ora del tè e il romanzo per ragazzi Quando Hitler rubò il coniglio rosa: due successi planetari da milioni di copie vendute, diventati presto dei classici.

Judith Kerr, berlinese, nata nel 1923, era arrivata nel Regno Unito con la famiglia all’età di undici anni. Suo padre, il critico teatrale Alfred Kerr, ebreo, era riuscito a lasciare la Germania nazista nel 1933. “Arrivammo a Zurigo il giorno prima delle elezioni che portarono Hitler al potere”, aveva ricordato la scrittrice appena una settimana fa al Guardian. Dalla Svizzera la famiglia si spostò prima a Parigi e infine, nel corso dello stesso anno, si trasferì a Londra, città che non avrebbe più lasciato. Nemmeno pochi anni dopo, durante la guerra, nei mesi di incessanti bombardamenti tedeschi. “Quando sono fuggita dalla Germania”, aveva raccontato a Claudia Morgoglione in un’intervista del 2016, “ero troppo piccola per capire la tragedia che stavo vivendo: per me e mio fratello era un’avventura”.

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«I magnifici Sette»

Massimiliano Boni*

Sette rabbini romani per sette giorni

Parliamo di Rabbini?
Ho una naturale ammirazione e stima per i rabbanim. Che sarebbe una comunità senza un rav? Probabilmente, non ci sarebbe neppure una comunità. I nostri rabbanim sono molti, per fortuna. In questi anni, alcuni ho avuto modo di conoscerli meglio di altri. Confidando nel loro senso dell’umorismo, ho provato a stilare una piccola formazione, buona per tutta la settimana; eccola: 

Yom rishon: il rav «Bon Monghed»
Rabbino de’ core, generoso, è il rav della porta accanto, quello cui non puoi non dare del tu; sempre in maniche di camicia, è protagonista di lezioni gorgoglianti e animate. Si è un po’ immalinconito da quando sciacqua i panni in Arno, e sospira: «Io però so’ judìo de Roma!». 

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Arbib, il rabbino capo di Milano “ Essere costretti a nasconderci è la vittoria di chi odia gli ebrei”

Paolo Salom

È grave che si chieda agli ebrei di non mettere la kippah in pubblico. E tuttavia mi colpisce in modo particolare il senso di impotenza che traspare dalle parole di Felix Klein, peraltro una persona vicina agli ebrei: è terribile che non si sappia cosa fare». Rav Alfonso Arbib, Rabbino capo della Comunità ebraica di Milano, intercetta la polemica che arriva dalla Germania al termine dello Shabbat, il giorno dedicato alla preghiera e al riposo. «In ogni modo, non è la kippah il vero scandalo», dice. 

In che senso?
«La kippah non è indispensabile. Per un ebreo è importante avere il capo coperto. Va bene anche un cappello: è un segno di umiltà, l’idea di avere qualcosa di più “grande” sopra la testa. Il problema è che sostanzialmente si chiede agli ebrei di nascondere ciò che sono. Una vittoria notevole per chi ci odia».

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Israele al voto. Bibi cade sui “timorati” decisivi nel futuro ebraico

Intervista a Ofir Haivry: “Per la prima volta nella storia ebraica migliaia di persone sono pagate per studiare la Torah. Questo però sta cambiando. E il peso anche demografico degli ortodossi è conseguenza del ruolo sempre più importante che la religione esercita nella società israeliana. E’ l’opposto dell’occidente”. 

Giulio Meotti 

La popolazione di Israele raggiungerà i 20 milioni di abitanti nel 2065. Una crescita demografica senza uguali fra i paesi occidentali. Di quei 20 milioni, un terzo sarà composto da ebrei ortodossi. E su questi è appena caduto il nuovo, mai nato, governo di Benjamin Netanyahu. Israele dunque torna a votare il 17 settembre, dopo che il partito nazionalista e laico “Israel Beitenu”, guidato dall’ex ministro della Difesa Avigdor Lieberman, si era detto contrario a un accordo di Bibi con i partiti religiosi, concedendo loro una modifica della legge sul servizio di leva che limita per i giovani ultra ortodossi gli obblighi verso l’esercito.

Nel 2017, il numero di ultraortodossi in Israele ha superato per la prima volta il milione, ovvero il 12 per cento della popolazione, che salirà al 20 per cento nel 2040 e al 32 per cento nel 2065 (c’è chi parla anche del 40 per cento). Che gli ortodossi stessero crescendo molto nella demografia israeliana si era visto anche dall’ultima composizione della Knesset, il Parlamento di Gerusalemme, dove erano saliti a 16 seggi rispetto ai 13 delle precedenti elezioni. In Israele, tutti i cittadini devono prestare servizio militare o svolgere un altro tipo di servizio nazionale. Ma un gruppo è esentato da quando è stato istituito lo stato nel 1948: gli ultraortodossi, o haredim, che raddoppiano di numero ogni 10-15 anni grazie a una natalità prodigiosa. Nel 1948, c’erano circa 400 haredim che poterono usufruire delle esenzioni. Oggi ce ne sono più di 50 mila. I giovani ortodossi studiano la Torah invece di indossare un’uniforme.

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Tutti gli ebrei del maresciallo Lucignano

Pier Luigi Guiducci 

Nella manovra di accerchiamento attuata dai nazisti il 16 ottobre del 1943 non venne rivolta una particolare attenzione all’Isola Tiberina perché non vi risiedevano famiglie ebree. Si voleva soprattutto violare, oltre ad altre zone, l’area dell’antico Ghetto per cancellare l’immagine di una comunità viva e laboriosa. In tale operazione alcuni ebrei riuscirono comunque a sfuggire alla cattura. E trovarono rifugio anche sull’Isola Tiberina. In questa Isola, intorno alle 5,30, furono in diversi ad accorgersi della tragedia in atto. Dall’Ospedale Fatebenefratelli vennero presto individuate le manovre dei militari tedeschi. Tra i presenti figurano anche il medico Vittorio Emanuele Sacerdoti (ebreo) e il laureando inmedicina Adriano Ossicini. In quel momento era assente il primario Giovanni Borromeo, ma i suoi collaboratori sapevano che era favorevole ad accogliere ebrei e a nasconderli. Mentre Ossicini si assentò da Roma per più giorni, si mosse nel frattempo una figura importante: quella dell’economo fra Maurizio Bialek. In una situazione di emergenza l’intesa tra frati, medici e infermieri fu immediata e fruttuosa. Tale azione umanitaria ricevette il sostegno del cardinale vicario Marchetti-Selvaggiani. 

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