Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Come l’Esodo ha influenzato la cultura occidentale

Emanuele Calò

Negli scorsi giorni gli ebrei hanno commemorato Pesach, la Pasqua, narrata nell’Esodo. Una storia di libertà, che il nostro Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, rubando il mestiere del compianto Mike Bongiorno, trasforma in una simpatica gaffe storica: “Pasqua significa, lo sanno bene i Cristiani, passaggio. È il passaggio e anche il riscatto dalla schiavitù all’Egitto”. Di questa gaffe, non scevra di simpatici accenti, sono state fornite diverse interpretazioni, ma nessuna in chiave psicoanalitica, forse perché un’eccessiva insistenza sarebbe parsa, per essere precisi, alquanto malevola.

Senza l’Esodo, Alfred Hitchcock avrebbe avuto difficoltà ad occuparsi dei suoi temi centrali, l’innocente perseguitato, la fuga e l’inseguimento. Certamente, permangono delle ambiguità, non tanto per screditare il personaggio centrale quanto per rendere più agile la narrazione; come osservava François Truffaut a Hitchcock, “while your hero is generally innocent of the crime for which is under suspicion, he is generally guilty of intentions before the fact”.

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Gershom Scholem, il maestro della cabala

David Bidussa

“Nei primi anni Settanta, quando ero uno studente universitario, mi imbattei nelle Grandi correnti della mistica ebraica e lo divorai quasi fosse un testo sacro. Quel libro mi sembrava racchiudere il segreto di come uno storico laico possa immergersi nelle fonti religiose trovandovi un significato profondo per il mondo moderno. Oggi, molti anni dopo e con una carriera alle spalle continuo a pensare che Scholem ci offra un esempio perfetto di come si scrive la storia dell’ebraismo”. Sono le ultime righe di Il maestro della cabala. Vita di Gershom Scholem scritto da David Biale. In quelle righe ci sono molte cose: c’è il senso della figura di Scholem, ma c’è anche gran parte delle emozioni che provano i suoi lettori. 

Quella di David Biale è una biografia culturale, prima ancora che una classica biografia in cui pubblico e privato si intrecciano. Ma è anche la storia di un lettore appassionato e del suo incontro con “il maestro”.

Biale non è solo uno studioso che ha scoperto Scholem da giovane e ne ha proposto un primo profilo culturale in un testo che di fatto fa scuola (Gershom Scholem. Kabbalah and Counter History, Harvard University Press 1982). È anche uno studioso che ha provato a mettere in ordine i tanti percorsi che attraversano la vita di Scholem e stanno intorno al suo tavolino di lavoro.

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Il pogrom illuminato

Yehuda Yifrach – Makòr Rishòn 3.4.2020

La critica che colpisce la società charedì non è senza fondamento, ma gli attacchi tradiscono una mancanza di comprensione del suo timore nell’obbedire allo stato e della sua vita isolata dai mass media generali.

Rabbì Ya’akòv Halevì ben Moshè Moelin (1350-1427), il Maharìl, è stato il leader spirituale dell’ebraismo ashkenazita ai tempi della peste nera. I suoi testi sono stati accettati per generazioni come la fonte principale per le usanze ashkenazite, pur essendo stati scritti in un periodo terribile della storia degli ebrei di quel territorio. L’epidemia della peste – che fu definita la “morte nera” o la “pestilenza nera” a causa delle macchie nere sui corpi delle vittime – raggiunse il picco negli anni 1347-1351. Era scoppiata in Cina prima della globalizzazione, e si era diffusa nel mondo nel giro di qualche anno grazie a merci e viaggiatori. L’isteria del pubblico e la ricerca di un capro espiatorio si concentrarono, come previsto, sugli ebrei. Questi vennero accusati di avvelenare i pozzi, vennero massacrati in massa e molti di loro scapparono dall’europa occidentale verso quella orientale, dove venivano loro assicurati almeno i diritti fondamentali. 

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Aldo, la storia triste del figlio ebreo di Palmiro Togliatti

Ilaria Ester Ramazzotti

Un cognome “pesante”, a tratti “ingombrante”, che notano tutti. Un cognome al contempo omesso o sostituito, per ragioni di sicurezza o di riservatezza, nelle stagioni diverse di una vita complicata. Ma sempre difficile da portare, se a farne le spese è la propria individualità, il proprio personale nome. Quel cognome è Togliatti, e quel nome è Aldo. Parliamo di Aldo Togliatti, il figlio ebreo del leader comunista Palmiro Togliatti. Ebreo, perché sua madre è Rita Montagnana, della famiglia ebraica Montagnana di Torino.

Nato nel 1925 e spentosi nel 2011, Aldo per tutta la vita resta “il figlio di Togliatti”, il dirigente dell’Internazionale Comunista, collaboratore di Stalin, segretario del Partito Comunista Italiano dal 1943 al 1964 e membro dell’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana. Non molto si è scritto di Aldo, e ancora meno del fatto che fosse ebreo. Per un lungo periodo della sua esistenza, non si è addirittura saputo più nulla di lui. Noi vogliamo ricordarlo e proporre alcuni tratti della sua storia.

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La storia degli ebrei che combattevano nell’esercito asburgico

Giovanni Cecini

Nel periodo che si pone a cavallo tra l’età moderna e quella contemporanea le varie e successive corone assunte dagli Asburgo d’Austria rappresentarono la manifestazione dei numerosi popoli sudditi, spesso divisi tra loro per nazionalità, lingua, religione, usi e costumi. Questa situazione così variegata però non impedì di creare una certa omogeneità, che permettesse alle istituzioni imperiali e monarchiche di sopravvivere e mantenere un sufficiente equilibrio tra le varie condizioni sociopolitiche. In questo contesto la popolazione ebraica fu, seppur sempre minoranza, una componente significativa distribuita a macchia di leopardo in numerose regioni dell’Impero.

Non a caso la Mitteleuropa per secoli ha rappresentato la culla della cultura ebraica. Molti noti personaggi come Sigmund Freud , Franz Kafka o Joseph Roth ne sono l’esempio più lampante. Essi tuttavia non esauriscono certo quella notevole presenza urbana e provinciale che, dall’Adriatico alla Vistola, dalla pianura Padana ai Carpazi, ha contribuito a un’identità culturale e politica con epicentro città come Venezia, Trieste, Praga, Vienna, Budapest e Lublino.

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Salire insieme il monte

Scialom Bahbout

I profeti Isaia (cap. 2) e Micha (cap. 4 ) scrivono “Avverrà alla fine dei giorni che il monte della casa  del Signore si ergerà sopra la sommità dei monti, …“Venite che saliremo sul monte del Signore, …. Egli giudicherà fra le nazioni, e ammonirà molte genti, e spezzeranno le loro spade per farne vomeri, e le loro lance per farne falci; nessun popolo alzerà la spada verso l’altro, e non impareranno più la guerra” . Che significato ha questa profezia nei tempi del Cocid-19.

Il 20° secolo è stato costellato da guerre, distruzioni, persecuzioni che hanno decimato il popolo ebraico (e non solo). Il rispetto della vita umana è sceso a un livello mai raggiunto nella storia dell’uomo. L’attuale epidemia potrebbe essere un invito a farci cambiare strada per “salire sul monte del Signore”: tutti, ma soprattutto gli uomini e i popoli che vivono nella Terra d’Israele e che considerano sacro il Monte che il Signore indicò ad Abramo per sacrificarvi il figlio, possono cogliere questa occasione. Come Abramo dovranno però prestare ascolto alla voce che gli imponeva di non immolare il figlio.

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Udai: Mascherine della vita per gli operatori italiani

Il mondo che conoscevamo è stato attaccato da un nemico invisibile che sta mettendo alle corde la nostra società, le nostre economie ma specialmente la nostra salute. La Nuova Udai è in prima linea per aiutare Milano da questo flagello. Ad oggi grazie alle persone che hanno risposto positivamente alla raccolta fondi abbiamo donato mascherine a Ospedali, Guardia di finanza, Polizia, Carabinieri, Strade sicure più altre associazioni private.Chi volesse delle mascherine potrà contattare il nostro call center dedicato il mattino dalle 9 alle 12.30 al numero 02 47921 606.
Vi chiediamo farci avere il Vs contributo affinché si possa aiutare chi necessità di aiuto e insieme sconfiggeremo il male che si è insediato tra noi !

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