Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

L’umana saggezza

Rav Chaim Navòn

Senza insegnanti, cresceranno qui dei barbari. Quando ero in prima elementare, vidi nel mitico programma tv per bambini “Rich Rach” una previsione pedagogica: entro dieci anni non ci sarà più bisogno di insegnanti e tutti gli alunni impareranno solo dai computer. Questa previsione mi fece a suo tempo molta impressione. Ma come le previsioni incubo del ministero della salute ai giorni nostri, mutatis mutandis, anche questa previsione non si è avverata, e con l’aiuto di Dio, non si avvererà. Non è passato solo un decennio ma ben quattro decenni e ancora niente è possibile senza insegnanti. In tempi di insegnamento a distanza scopriamo ancora una volta che se proviamo a sostituire gli insegnanti con i computer, il risultato non è certo eccezionale.

Il moderno insegnamento in remoto non è che la metà di una disgrazia. Il ministero dell’educazione sperimenta già da anni l’insegnamento a distanza in situazioni d’emergenza, ma in maniera diversa da quella adottata adesso dagli insegnanti. Nei primi giorni della pausa imposta dal Coronavirus, il ministero dell’educazione ha proposto l’insegnamento a distanza in forma centralizzata: lezioni registrate trasmesse a tutti i bambini in Israele. Si è trattato di un colossale fallimento: non le ha viste quasi nessuno. Gli insegnanti e i dirigenti hanno imparato strada facendo che non esiste sostituto alla presenza individuale dell’insegnante di fronte agli alunni che lui conosce. Siamo così arrivati alla soluzione improvvisata dell’insegnamento tramite sessioni zoom. In questa maniera il docente può almeno vedere i suoi alunni in remoto, ed è sempre meglio di niente. Magari torneremo presto a vederli da vicino.

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La sinistra italiana e gli ebrei, di Alessandra Tarquini

Elena Lattes

Qual è la concezione che la sinistra ha degli ebrei? Sono essi una minoranza oppressa da difendere e dunque un alleato nella lotta all’emancipazione dei popoli, oppure un ostacolo perché rivendicano la propria identità specifica?Partendo da queste domande, Alessandra Tarquini, docente di Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma ripercorre nella sua ultima ricerca: “La sinistra italiana e gli ebrei”, pubblicata dalla Società Editrice Il Mulino, la lunga e variegata storia di questo rapporto così complesso e altalenante.

La dettagliata analisi inizia con una breve introduzione sull’emancipazione proclamata dall’Assemblea costituente durante la Rivoluzione francese grazie alla quale finalmente dopo secoli di emarginazione e discriminazione, gli ebrei ottenevano l’uguaglianza dei diritti e dei doveri come individui e sulla condizione ancora fortemente persecutoria degli stessi nell’Europa orientale.

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Serie tv saudita sugli ebrei arabi, ed è subito dibattito

Arabia saudita. “Umm Haroun” è una fiction trasmessa dal canale satellitare saudita Mbc. Racconta la storia di una donna ebrea in Kuwait durante gli anni ’40. Protestano molti telespettatori arabi: è un altro passo verso la normalizzazione dei rapporti con Israele. Dietro la produzione ci sarebbe l’erede al trono saudita

Michele Giorgio

Arabia saudita. “Umm Haroun” è una fiction trasmessa dal canale satellitare saudita Mbc. Racconta la storia di una donna ebrea in Kuwait durante gli anni ’40. Protestano molti telespettatori arabi: è un altro passo verso la normalizzazione dei rapporti con Israele. Dietro la produzione ci sarebbe l’erede al trono saudita. Un appuntamento consueto del mese di Ramadan è la mosalsal, la serie tv che tante famiglie arabe guardano dopo l’eftar, il pasto che al tramonto rompe il digiuno osservato dai fedeli musulmani. Nel corso degli ultimi anni le mosalsal sono cresciute di numero e anche, grazie a produzioni milionarie, sensibilmente migliorate. Il Ramadan 2020 sarà ricordato anche per l’impatto che il coronavirus ha avuto sulla realizzazione di queste serie tv, alcune delle quali non sono state ultimate a causa del distanziamento sociale. E per “Umm Haroun” (La madre di Aaron), mosalsal saudita che si apre con un lungo monologo in ebraico. “Umm Haroun”, girata prima della pandemia dal canale satellitare Mbc, di proprietà statale, è la storia di una un’ostetrica ebrea kuwaitiana, interpretata dall’attrice Hayat al-Fahd. Attraverso la vicenda tormentata della donna, che a causa delle vessazioni subite sceglierà di trasferirsi nel neonato Stato di Israele, racconta le relazioni negli anni ‘40 tra musulmani e la comunità ebraica in Kuwait (circa 200 famiglie a quel tempo). La messa in onda della serie durante il Ramadan ha colto di sorpresa milioni di telespettatori arabi e generato accese polemiche.

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Rinviato il convegno per il centenario della conferenza di Sanremo

Emanuel Segre Amar

Nello scorso autunno, come presidente del Gruppo Sionistico Piemontese pensai di organizzare un convegno in occasione del centenario della Conferenza di Sanremo. Venne scelta la data del 26 aprile, giorno della chiusura della Conferenza, giacché il 25, anniversario della firma dei documenti che diedero la legittimità internazionale al futuro Stato di Israele, quest’anno cadeva di Shabbat. Devo ringraziare l’amico Maurizio Molinari, che fu la prima persona cui parlai del mio progetto, perché fin dal primo momento aderì entusiasta all’iniziativa sollecitandomi a portarla avanti.Quando a novembre, a Parigi, in un convegno organizzato dal Likud International, il direttore di Hayom Israel parlò della Conferenza di Sanremo e sottolineò la sua importanza storica, politica e giuridica, non potei non notare che, anche in quel pubblico presente, ben pochi ne conoscevano l’esistenza.

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Un “new deal” per l’ebraismo italiano

Nasce (rinasce?) oggi, Yom Ha’atzmaut 5780-2020, e sul web una nuova testata ebraica dal sapore antico, IL CORRIERE ISRAELITICO. Questo è il primo editoriale col quale si presenta ai lettori.

La crisi generata dall’epidemia del virus COVID19 ha duramente colpito la comunità ebraica italiana, il cui stato di salute era già tutt’altro che roseo. La flessione demografica ed economica non nasce certo nelle ultime settimane ma l’aggravarsi della situazione nella società italiana, rischia di minare le fondamenta stesse delle nostre comunità. Già alcuni anni fa, il compianto Rabbino Yosef Laras zz’l ha affrontato con grande forza questo argomento nel suo testamento spirituale, tracciando le basi di un “new deal” che verta su un rinnovato rapporto tra le kehillòt italiane in Israele e quelle in Italia.

“Il nostro ebraismo italiano è giunto a una fase accelerata di consunzione e inaridimento. Il nuovo Statuto è già vecchio e privo di vigore nella pratica, sicché servirà quanto prima che vi sia un congresso straordinario, che duri qualche giorno, ove siedano assieme rabbini, presidenti di comunità e consiglieri, giovani, lucidi analisti ebrei dalla Francia e da Israele, membri delle kehillòt italiane in Eretz Israel. È necessario e quanto mai urgente pensare, senza romanticismi, senza compiacimenti esterni e senza voler indorare pillola alcuna, a un’architettura nuova per le sfide prossime che solleciteranno l’ebraismo italiano dopo un cammino secolare. Ho già scritto che è doveroso coinvolgere gli ebrei italiani di Eretz Israel, le giovani famiglie che lì si sono formate e chi, in vario modo, anima e guida le loro comunità. Non farlo sarebbe folle e suicida, nonché ingiusto nei loro e nei nostri riguardi.”

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Altri tempi, altri luoghi, altri rabbini!

La favola che segue fa parte di una antologia di leggende popolari raccolte in yiddish da Efim Rajze (1904-1970), uno dei maggiori esperti di folklore yiddish, un esponente dell’ultima generazione di intellettuali di madrelingua yiddish in Unione Sovietica (inviato nei Gulag tre volte: 1929-31; 1934-36; 1948-55). L’autore, che aveva raccolto le storie intervistando narratori, poeti e scrittori ebrei sovietici, non riuscì naturalmente a pubblicare l’antologia in yiddish (anzi quel testo originale è andato perduto, probabilmente intenzionalmente distrutto dalla polizia sovietica), ma fece in tempo a tradurla in russo e in tale lingua fu pubblicata postuma (con il titolo Evrejkie Narodnye  Skazki, Predania, Bylicki, Rasskazy, Anekdoty, Symposium, San Pietroburgo 2000) suscitando vivo interesse in patria. Da quella edizione Bompiani pubblicò una traduzione italiana: Racconti e Storielle degli ebrei, Testi inediti della tradizione yiddish, Raccolti da E.S. Rajze, Bompiani, Milano 2004), che pare a me sia passata abbastanza inosservata nelle nostre comunità. Sandro Servi

Favola del rabbino che finì all’Inferno

Morì il rabbino di Sklov. Lo seppellirono con tutti gli onori. Ben presto il figlio del rabbino fu colto da una forte nostalgia di suo padre. A Sklov nel vecchio mercato stazionava notte e giorno più di un balagole1 in grado di portare ogni passeggero ovunque fosse. Il figlio del rabbino si avvicinò a uno di quei balagole e gli chiese: 

“Quanto mi verrà a costare un viaggio all’altro mondo?” 

“Vi costerà”, rispose il balagole, “dieci rubli, com’è vero che una focaccina costa un solo copeco.” 

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Shira Haas, è nata una stella. La prima in epoca di streaming

L’attrice israeliana in “Unorthodox” e “Shtisel” su Netflix. Dopo mesi di studio, la rivelazione sul set con l’abito nuziale: la parte emotiva ha trovato quella fisica.

Egle Santolini 

La prima stella internazionale dello streaming, del cinema in sala sperando che sopravviva, della tv o di quello che mai arriverà dopo la pandemia si chiama Shira Haas, sta per compiere 25 anni ed è israeliana. Unorthodox, la miniserie di cui è protagonista totale, la macchina da presa incollata senza interruzione sui delicati lineamenti che compongono un perfetto materiale da primo piano, è in questo momento quarta nella lista delle più viste su Netflix: racconta la storia di Esty, che fugge dai Satmar, una stretta comunità hassidica di Brooklyn, per trovare la propria strada a Berlino. Gli spettatori che di Shira hanno subito voluto un’altra dose massiccia sono ormai dipendenti da Shtisel, la serie per ora in due stagioni (sempre Netflix) che in Israele ha raccolto tutti i premi possibili e che, molto a sorpresa, ha appassionato il pubblico di tutto il mondo alla vita familiare degli ebrei haredi in un quartiere di Gerusalemme. 

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