Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Cinema d’Israele, racconto identitario

Sarah Kaminski

In questi giorni di riaperture e di ripartenze il settore culturale si interroga sul suo futuro: quando potranno riaprire i cinema, i teatri, le sale concerti, i musei? Al momento non sono in cima all’agenda del governo, ma non possiamo permetterci di dimenticarli, di lasciarli indietro. La produzione culturale è parte della nostra identità, racconta chi siamo stati, cosa siamo oggi e chi saremo domani. E per questo, nei giorni in cui festeggiamo il 72esimo compleanno d’Israele, vorrei dedicare un pensiero al cinema israeliano e alla sua storia, profondamente legata alla nascita del giovane Stato.

La genesi del cinema israeliano va ricercata negli anni precedenti alla fondazione dello Stato, in quanto tutte le istituzioni, dall’Accademia fino ai supermercati cooperativi furono creati sotto il Mandato Britannico (1920-1947). Tra le prime strutture dal carattere solidale e nazionale ricordiamo la Kuppat Holim (Cassa dei Malati), un servizio di assistenza medica e sanitaria ideato e realizzato nel 1911 da Berl Katznelson, uno dei padri fondatori del Sionismo. Nel 1920 fu fondata la società Solel Bone, azienda di costruzioni attiva nel settore pubblico e privato e nel 1923, Pinhas Rotenberg, militante tra le fila dei gruppi armati di Zeev Jabotinsky, istituì la prima centrale Elettrica in Eretz Israel, aiutato dalla famiglia Rothschild e appoggiato dal ministro inglese alle Colonie, Winston Churchill.

Continua a leggere »

Gli ebrei non dovrebbero sentirsi come marrani nel proprio paese

Rav Chaim Navòn

Il capitano, rabbino e dottore Simcha Goldman ha prestato servizio nell’aeronautica militare degli Stati Uniti come psicologo clinico. Nel 1981 il comandante gli ordinò di togliere la kippà, perché contraria alle ordinanze dell’abbigliamento militare. Goldman si rivolse al tribunale. Dopo lunghe udienze la Corte suprema degli Stati Uniti stabilì di vietare la kippà a Goldman. Ogni soldato deve sottomettere le sue scelte e le sue preferenze alle ordinanze militari, soldati osservanti compresi.

Il filosofo ebreo-americano Michael Sandel criticò ferocemente questa sentenza sostenendo che riflettesse una incomprensione profonda di che cosa fosse la fede religiosa. L’obbedienza delle persone osservanti ai precetti religiosi non è la preferenza di un particolare stile di vita. Alla luce della loro fede, queste persone sono obbligate ad obbedire a quei precetti e questo va preso in considerazione. Alla fine il Congresso americano cambiò la legge permettendo ai soldati osservanti di indossare “indumenti religiosi”. Tuttavia sembra che non sia stata ancora trovata una soluzione alla mancata comprensione sostanziale della vita religiosa, perlomeno in Israele.

Continua a leggere »

Gli ebrei non ebrei aedi del futuro

Mentre c’è qualcuno che continua a imporci dei non-ebrei filosemiti come “ebrei non-ebrei”, Ferretti ci mostra un’altra accezione del termine: ebrei che rinnegano la loro religione d’origine

Niram Ferretti – Caratteri Liberi

Il radicalismo antiebraico che viene dagli ebrei è una di quelle patologie con cui è necessario fare i conti, e per le quali, purtroppo, non esiste alcuna cura. Chi, come Karl Marx ritrae nella Questione ebraica del 1844, l’ebraismo sotto il sembiante della religione del denaro la cui dissoluzione potrà servire solo la buona causa della società disalienata, è un celebre esempio di quell’odio per la storia e la tradizione che anima nel profondo i fautori progressisti del Nuovo Mondo che verrà una volta che quello vecchio sarà stato distrutto.

Nipote di due rabbini ortodossi, Marx getta alle ortiche insieme all’”oppio” religioso i panni obsoleti della sua stessa genealogia. Il passato, con tutto il proprio ingombrante peso di cultura e appartenenza a una comunità, a un popolo e a una religione, è orrendo. Splendido è solo il futuro, il domani in cui l’uomo sarà pienamente Uomo e niente più di quello. E’ la linea di pensiero che ritroveremo nel lavoro di un altro pensatore ebreo marxista, Isaac Deutscher, il quale, in un suo saggio del 1954 dal titolo emblematico, L’ebreo non ebreo, spiegherà la necessità di liberarsi di questo ingombrante carapace.

Continua a leggere »

COVID-19, l’ebraismo charedì e il pensiero “magico”

Durante il lock-down noi giudichiamo gli ultraortodossi per aver messo in pratica quello che altri ebrei in realtà predicano

Shaul Magid

Ad una conferenza accademica alcuni anni fa ho ascoltato la seguente barzelletta raccontata dal filosofo Slavoj Zizek: Uno studente andò a casa del suo professore di filosofia per una visita. Mentre bussava alla porta d’ingresso, notò che c’era un ferro di cavallo appeso sopra il frontespizio. Quando il professore andò ad aprire, lo studente gli disse: “Caro professore, perché ha un ferro di cavallo appeso sopra la sua porta? Tutto ciò che ci ha insegnato sembra intendere che credere in queste cose sia senza senso.” Il professore rispose: “Oh sì, di certo non credo in nulla di simile. Ma pare che funzioni anche se non ci credi.

Ho pensato a questa barzelletta mentre leggevo i numerosi saggi relativi alle reazioni al coronavirus degli ebrei charedi, od ultra-ortodossi. Sono stati fatti molti tentativi per cercare di capire, e spesso criticare, la mancanza di senso pratico da parte della comunità charedi nel chiudere le yeshivot, mettere in atto il distanziamento tra persone e prestare ascolto ai consigli medici. Sono state fornite molte ragioni per cui ciò sia avvenuto, alcune più convincenti di altre. Alcuni attribuiscono le loro azioni a sottese credenze nel carattere protettivo dello studio della Torà, altri alla forte propensione al culto religioso collettivo. Spesso troviamo commenti, spesso provenienti da ambienti modern orthodox, che queste credenze siano così radicate nel mondo charedi al punto da avere minato la loro capacità di tener conto della scienza. Altri sostengono che la mancanza di educazione scientifica degli charedim li ha resi impreparati a comprendere cosa fosse in gioco.

Continua a leggere »

Chi votare? Il dilemma dell’elettore arabo in Israele

David Zebuloni

Come si inseriscono i partiti arabi nella compagine politica israeliana? Potranno mai entrare in un esecutivo? Domande e dubbi. Un acceso dibattito divide l’opinione pubblica e gli esperti

L’ anno a cavallo tra il 2019 e il 2020 verrà ricordato in Israele come l’anno delle elezioni. Non uno, non due, ma ben tre gironi parlamentari sono riusciti a segnare la storia dello Stato di Israele in modo irreversibile, creando una spaccatura, un solco profondo tra religiosi e laici, conservatori e liberali, ebrei e arabi. La società israeliana sembra arrivare ad un punto di non ritorno. A porre fine a questo circo politico, sono la crisi sanitaria e la crisi economica generate dal covid-19. Il partito di Gantz e Lapid, Kahol Lavan, che per più di un anno si è scontrato testa a testa con il Likud, il partito di Netanyahu, per la formazione di un governo di 61 mandati, si è sciolto. Gantz e Lapid si sono separati. Gantz si è unito al governo di Netanyahu e Lapid è diventato capo dell’opposizione. Esasperati dalla situazione, i media israeliani si sono concentrati sul conflitto Netanyahu-Gantz a tal punto da dimenticare la vera protagonista di quest’ultimo girone elettorale: la lista unitaria dei partiti arabi, nonché il terzo partito più grande del parlamento israeliano.

Continua a leggere »

Laudadio Sacerdoti. Il rabbino “biricchino del ghetto”

“Di un celebre Rabbino Modenese Laudadio Sacerdoti”. Corriere Israelitico 39, 1900-1901

Jacov Di Segni

La Comunità Israelitica di Modena può vantarsi di aver avuto dei Rabbini celebri, assai dotti e distinti per mente e per cuore, oltre a tante altre personalità che si distinsero nelle arti, nelle scienze e nell’esercito. Uno dei più illustri Rabbini moderni fu senza dubbio l’Ecc. Laudadio Sacerdoti, nome ben noto fra i cultori delle ebraiche discipline, perché autore di molti ed importanti lavori letterari, fra i quali meritano speciale menzione, il Sciud Zeranh-Emed quesiti di rituaria, ed il Scevah-Pesah commento all’Agadà.

Al Sacerdoti ricorrevano per consigli e per domande sopra questioni religiose, i dotti Israeliti di ogni parte del mondo. Egli ebbe un fratello di nome David, ed un nipote, Efraim Jehiel, ambidue assai versati nella scienza ebraica. Questo nipote scrisse una bella poesia in elogio dello zio, come prefazione alla suddetta opera “Zeranh Emed”. Un pronipote scrisse una bella elegia in occasione della morte del dotto zio, la quale insieme ad altra di un discepolo del Sacerdoti, è conservata nell’Archivio Comunale di Modena. Ai tempi del Sacerdoti la Comunità di Modena aveva un Bet-Din, un tribunale ebraico, di cui Egli era il Capo: gli altri due Rabbini erano suoi scolari, il Reuven Jachia ed Efraim Gallico. Un figlio del Jachia, anch’egli scolaro del Sacerdoti, fu Rabbino a Co­reggio, e si chiamava Jahacov Haim.

Continua a leggere »

Come il Coronavirus ha scatenato una stagione di odio aperto contro gli ebrei charedim

La crisi del coronavirus ha scatenato una “accusa del sangue” contro gli ebrei ortodossi, da Brooklyn a Bene Berak. E sono gli ebrei liberal ad averla iniziata

Avi Shafran*

Quando i tassi più elevati di infezione e di malattia da coronavirus sono stati segnalati per la prima volta nelle città e nei quartieri charedi, molti di noi charedim sapevano che cosa stava arrivando. Quando la peste bubbonica devastò l’Europa nel 1300, infatti erano le persone identificabili come ebrei a esser viste come le meno propense a contrarre l’infezione, probabilmente grazie al loro comandamento religioso di lavarsi frequentemente le mani. La più grande parte della popolazione, però, concluse che gli ebrei stavano avvelenando pozzi in cui i cristiani bevevano. Così arrivò un’ondata di brutali torture, confessioni forzate e massacri che decimarono intere comunità ebraiche.

Ironia della sorte, oggi, i charedim sono stati particolarmente colpiti dalla pandemia del coronavirus e sono stati accusati ancora una volta. Questa volta però non per aver causato la peste contemporanea (anche se è stato detto anche questo sui social media e negli scontri pubblici; l’odio contro ebreo non conosce logica). Ora le accuse contro gli ebrei religiosi riguardano diversi altri presunti crimini: non agire abbastanza rapidamente per chiudere scuole e sinagoghe, disprezzare le conoscenze e i consigli medici e seguire ciecamente dei leader che non possono essere affidabili nelle loro scelte. Ed è così spuntata, come ci aspettavamo, una nuova “stagione di caccia” contro i charedim.

Continua a leggere »