Comunità Ebraiche | Kolòt-Voci

Categoria: Comunità Ebraiche

Mariupol e gli altri assedi biblici

Come l’ombra dell’uccello che vola…

Rav Scialom Bahbout – L’attualità letta ebraicamente

L’attuale conflitto tra Federazione Russa e Ucraina pone molte domande e non potremo affrontarle e cercare di approfondire tutti gli aspetti dei quali la Halakhà e il pensiero ebraico  si sono interessati. Innanzi tutto osserviamo che la tradizione ebraica si è occupata soprattutto delle guerre che ha affrontato il popolo ebraico, ma non tanto di quelle delle altre nazioni, e questo nonostante che la guerra sia purtroppo una delle manifestazioni più comuni della storia. La Torà e le mizvoth sono state date al popolo d’Israele e non ai gentili: per quanto riguarda gli altri popoli, il Talmud tratta sostanzialmente delle Sette Leggi di Noè destinate all’Umanità e, tra queste, la proibizione di versare sangue innocente, di rubare e di fare violenza sessuale (stupro): questi comandamenti sono stati trasgrediti nel conflitto in Ucraina.

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Quando un passo indietro è un passo in avanti

Parashà di Behàr

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – Milano

Nella Parasha di questa settimana vengono descritte le mitzvot della Shemità e del Yovel, la mitzva che prevede che ogni sette anni la terra di Eretz Yisrael rimanga incolta e ogni sette cicli di Shemità inizi l’anno giubilare in cui tutti i servi vengono liberati. Per lo Yovel, la Torà comanda (Vayikra 25:9) “Suonerai lo Shofar in tutto il paese”, una mitzvà eseguita durante il Kippur dell’anno Yovel, il momento in cui tutti gli schiavi sono diventati liberi.

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Nelle mitzvòt, l’Uomo conta più di Dio

Parashà di Emòr

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – Milano

Nella Parashà di Emor, questa settimana, leggiamo quella che è chiamata la Parashat HaMoadot, la sezione sulle festività. La Torà esamina in dettaglio tutte le festività ebraiche da Pesach a Sukkot. Una descrizione così lunga la si può trovare solo nella Parashà di questa settimana e nel libro di Bamidbar in Parashat Pinchas, che elenca le offerte di Musaf. Dopo che la Torà ci descrive le feste di Pesach e di Shavuot, leggiamo il seguente versetto: E quando mieterai la messe della tua terra, non libererai totalmente gli angoli del tuo campo, né raccoglierai la spigolatura della tua messe. Li lascerai ai poveri e allo straniero, Io sono Hashem il tuo D-o. La Torà ci comanda di non mietere l’intero campo, ma di lasciare un angolo dei raccolti, e di non raccogliere le spighe che cadono durante la mietitura, perché sono destinate ai poveri e agli stranieri. Perché la Torà elenca queste mitzvot nel mezzo della descrizione delle festività? Questi comandamenti li abbiamo già trovati nella Parashà della scorsa settimana.

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Quando i giorni dialogano tra loro

Il Sole, la Luna e l’eclissi

Rav Scialom Bahbout – L’attualità letta ebraicamente

La recente eclissi di Sole è stata accolta con indifferenza: un tempo questi eventi suscitavano grande interesse e talvolta venivano accompagnati da previsioni di grande sventure.  La letteratura si è spesso occupata delle eclissi, anche la Bibbia ne parla e i commentatori hanno cercato di capire quale sia il messaggio che ne possiamo dedurre. In effetti anche noi potremmo disinteressarci del tutto di un fenomeno che è naturale e che sappiamo esattamente quando accadrà. Oltre all’eclissi di Sole ci sarà presto anche un’eclissi di Luna. Ogni evento deve offrirci un’occasione per riflettere sul significato che hanno per la nostra esistenza. I due momenti importanti del corso lunare sono il novilunio (nel quale può avvenire l’eclissi di sole) e il plenilunio in cui può verificarsi una eclissi di Luna. In questi fenomeni sono coinvolti i due astri che sono alla base della misurazione del tempo e del calenda – lunario ebraico, un fatto che dovrebbe farci riflettere.

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Precetti per vivere e non per morire

Parashà di Kedoshìm

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – Milano

Nella Parashà di questa settimana è scritto: “E proteggerai i Miei statuti e le Mie leggi, li attuerai e ne farai parte della tua vita, sono Hashem.” (Vayikra, 18:5). Rashì commenta: E ne farai parte della tua vita: “Nel prossimo mondo, perché se dirai [si riferisce a] questo mondo, la tua fine è morire.”
Abbiamo visto come Rashi spiega che la Torà nel versetto citato si riferisce alla vita nel mondo a venire. Tuttavia, la Ghemara deriva una lezione molto diversa da questo versetto. La Ghemara in Yoma riporta una lunga discussione sulla fonte dell’Halacha che obbliga a trasgredire qualsiasi mitzva, (ad eccezione dell’omicidio, dell’idolatria e dell’immoralità) al fine di salvare una vita. Shemuèl afferma che la fonte è il versetto della Torà nella Parashà di questa settimana: “ne farai parte della tua vita” (Vechai Bahem). Shemuèl spiega che qui la Torà sta alludendo al fatto che si dovrebbe vivere attraverso l’osservare le mitzvot e non morire a causa delle mitzot stesse, quindi non si dovrebbe fare un mitzva che potrebbe provocare la morte. La Ghemara conclude che l’interpretazione di Shmuel è la migliore.

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L’uomo designato

Parashà di Acharè Mot

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – Milano

La Parashà di Achare Mot ci insegna che deve essere designato un individuo ad assumere la custodia del capro espiatorio inviato nel deserto e condurlo alla sua destinazione finale. Questo individuo è indicato dal testo semplicemente come un ish iti, un “uomo designato” (letteralmente “un uomo tempestivo”). Questo ruolo è così significativo nel processo di espiazione comunitaria che vengono allestite una serie di stazioni intermedie lungo il suo percorso nel deserto. Ad ogni stazione, all’ish iti viene offerta la possibilità di interrompere il suo Kippur, in modo che possa conservare la forza necessaria per completare con successo la sua missione. Il Talmud testimonia che nessun ish iti ha mai interrotto Kippur. Secondo la Torà, chiunque può ricoprire il ruolo di ish iti; i Sommi Sacerdoti, tuttavia, hanno sempre imposto che questo ruolo fosse assunto solo da un Kohen.

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Saper ripartire

Parashà di Metzorà

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – Milano

La Parashà di Metzorà delinea il processo di purificazione per una persona colpita da tzara’at. Una delle fasi essenziali di questo processo è la tevilà in un mikve. Il Sefer HaChinuch suggerisce una ragione per la quale la tevilà è una parte fondamentale nel processo di pentimento del metzorà: Il mondo prima della creazione dell’uomo era pieno d’acqua. Il mikve quindi simboleggia un ritorno all’inizio della creazione. Immergersi nell’acqua è un modo per lasciarsi alle spalle gli errori del passato e ricominciare da capo.
Quando una persona pecca e poi riconosce il proprio fallimento, c’è una tendenza naturale a sentirsi giù di corda e depressi. Il fallimento può essere però incanalato in modo positivo, e può essere utilizzato per evitare di ricadere nel peccato in futuro, ma può anche avere un effetto indesiderato, facendoci cadere in una spirale discendente di fallimento spirituale. Quando una persona si sente depressa per ciò che ha fatto, può rimanere sconcertata e perdere la forza per continuare nel suo Servizio Divino come prima. In questo modo la ricaduta di un peccato può effettivamente essere molto più dannosa del peccato stesso. L’immersione in un mikve dopo un peccato simboleggia la volontà di svicolarsi dai propri errori e la volontà di ripartire.

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